giovedì 30 aprile 2009

Il mondo intero è pieno di dèi...


"Le immagini astrologiche offrono un modo unico per sviluppare una sensibilità religiosa, un modo per immaginare gli dèi profondamente immanenti in ogni sfaccettatura e in ogni svolta dell'esperienza. Il mondo intero è pieno di dèi, affermava Talete e la psicologia di Ficino echeggia questa affermazione e mette gli dèi al centro dei bisogni e delle caratteristiche dell'anima. Per Ficino ogni divinità rappresenta una sfaccettatura dell'anima. Egli sostiene che la salute psichica si raggiunge quando l'anima gode la ricchezza dello spirito offerto da molti dèi."
(Liberamente tratto ed adattato da PIANETI INTERIORI, Thomas Moore)

mercoledì 29 aprile 2009

...ma che ambientino l'Olimpo!

Ares e Afrodite scoperti da Efesto

Della tresca tra Ares e Afrodite

Quel giorno Zeus stava fuori dalla grazia di Dio (ammesso che così si possa dire). Fin dalla mattina una tempesta spaventosa con tuoni, fulmini e nubifragi si era abbattuta su tutto il mondo Greco, dal "Regno delle Sette Isole" fino alle ultime anse dell'Ellesponto, seminando ovunque terrore e sgomento. Raffiche di 150 chilometri orari avevano imperversato in lungo e in largo sulla Grecia, estirpando la quasi totalità degli alberi. Poco prima dell'alba, Ermes era corso trafelato su e giù per l'Olimpo e aveva strappato gli Dei dai loro letti dorati: Zeus li voleva vedere tutti e subito.
"Ma che è successo?" chiese Dioniso mezzo intontito dal sonno (era uno di quelli che andavano a coricarsi tardi la sera...).
"Non ne ho la minima idea" rispose il messaggero divino.
Non è che Zeus fosse un despota, era solo un egoista gaudente, uno che cercava di vivere il più comodamente possibile. Per essere il Padre degli Dei, diciamolo pure, aveva un potere alquanto limitato: anche Lui era sottoposto, come tutti del resto, al Fato, unica autorità assoluta che imperasse sul mondo. Il suo hobby preferito erano le donne: nubili, sposate, mortali o immortali, andavano tutte bene a patto che fossero belle e formose, e non esitava a ricorrere ai trucchi più ignobili pur di raggiungere il suo scopo. Non a caso era soprannominato Teleios, l'Onnipotente, ovvero "Il Donatore del concepimento", nel senso che dove passava Lui dopo nove mesi nasceva un bambino. A elencare tutti gli stupri commessi dal "Nostro" non sarebbe possibile. L'unica copula regolare che gli si riconosce è quella che consumò con Era durante il viaggio di nozze: ebbe luogo a Samo e durò trecento anni (si dice senza interruzioni).
Leggendo i miti, ci si rende subito conto che i Greci concepirono gli Dei a loro immagine e somiglianza: li fecero invidiosi, prevaricatori, egoisti e vendicativi. Le Dee le immaginarono (se possibile) anche peggiori: in altre parole, più simili alle vaiasse napoletane (donne abitanti dei bassi) che non a simboli di umane virtù. Zeus in genere le sopportava, salvo poi arrabbiarsi come una bestia quando un giorno una di loro passava i limiti.
La prima a presentarsi al raduno fu Afrodite: la Dea dell'Amore si era appena alzata e aveva indossato un leggerissimo peplo di lino, lungo fino ai piedi, questa volta però aperto sul davanti, in modo che, oltre l'ombelico, le si potesse intravedere anche la cintura.
"Copriti!" Le intimò Zeus, e Afrodite capì immediatamente che quella non era la giornata giusta.
Subito dopo arrivarono gli altri Dei: chi di corsa, chi semivestito, chi non ancora in grado d'intendere e di volere. La voce che Lui ce l'avesse con una delle Dee aveva già fatto il giro dell'Olimpo. Tutti e in particolare le ninfe, si andarono a sedere sui gradini dell'anfiteatro a testa bassa. Perfino l'entratta di Efesto, che di solito provocava una ventata di ilarità per il suo modo buffo di camminare, quella mattina passò inosservata. Ognuno prese posto nella Valle delle Assemblee (una specie di sella di cavallo tra le due cime dell'Olimpo) e attese in silenzio che il Padre degli Dei manifestasse i motivi della sua collera.
"O progenie della Grande Madre," iniziò a dire Zeus, "vi ho fatto convocare in assemblea generale, per ricordarvi una volta per tutte chi è che comanda quassù nell'Olimpo. Tanto per essere chiari, io sono l'unico che è in grado di stabilire se un mortale è colpevole o no di un misfatto, e quindi anche l'unico a fissare la pena che questo mortale dovrà subire. Tutti gli altri, ove mai fossero stati offesi da qualcuno, al massimo potranno venirmelo a riferire, ed anche in quel caso sarò io, e io solo, a decidere il castigo. Ogni altra iniziativa, presa senza consultarmi, da oggi in poi verrà considerata un offesa fatta alla mia persona e, come tale, punita col massimo rigore."
Un mormorio seguì le parole di Zeus. Gli Dei si guardarono l'un l'altro: chi si era fatto giustizia da sé? E chi aveva scompigliato i disegni di Nepheleregetes, dell'Addensatore di Nubi?
"Ieri, nella piana di Troia," continuò Zeus, "Afrodite si è intromessa in modo indegno nella tenzone tra i Greci e i Troiani: ha interrotto un duello da me voluto per porre fine ad una guerra insensata e ha fatto di tutto per far morire il prode Menelao. Gli ha spuntato la lancia, gli ha rotto la spada in mille pezzi e, alla fine, quando il poveretto stava per prevalere, malgrado le angherie, gli ha sottratto il nemico dalle mani con il vecchio trucco della nebbia."
"Io non avrei mai osato fare queste cose," lo interrruppe Afrodite, alzandosi in piedi, "se non avessi visto con i miei occhi, Era ed Atena scendere in campo e schierarsi una alla destra e l'altra alla sinistra del figlio di Atreo. Chiedi tu stesso ad Atena se non è stata lei la prima a rallentare la lancia di Paride!"
"Se la lancia non fosse stata scagliata dal troiano, non l'avrei toccata," rintuzzò prontissima Atena, "ma dal momento che eri stata tu a dirigerne il corso, mi è sembrato giusto intevenire, se non altro per ristabilire l'equilibrio!"
"Zeus ha appena detto che giudica questa guerra insensata," puntualizzò Afrodite, " ma tu e quell'altra, che adesso finge di non sentire, volete per forza che continui. Se ieri non vi foste intromesse, a quest'ora la guerra sarebbe finita: Menelao avrebbe perso ed Elena sarebbe rimasta a Troia felice e contenta!"
"Io ti sento benissimo, o spudorata tra tutte le Dee." Tuonò Era, al massimo dello sdegno. "Anche se non mi sembra che tu abbia detto cose che valesse la pena di ascoltare!"
"Non basta avere le orecchie per sentire," gridò Afrodite, "altrimenti, anche le vacche potrebbero vantarsi di aver sentito!"
Il paragone con le vacche fece perdere ad Era l'ultimo residuo di self-control. La regina dell'Olimpo s'avventò contro la rivale con tutta la furia e ci volle tutta la forza di Eracle per bloccarla.
"Lo sai cosa sei? Sei la peggiore di tutte le pornai (prostitute di strada), che adesso mi odieranno solo per averle paragonate a te: loro, poverine, si vendono per fame, mentre tu, invece, ti dai via per niente, o per meglio dire, ti dai via per il solo gusto di sottrarre i mariti alle donne!"
"O nobile Era, perdonami se ti ho offesa!" La supplicava Afrodite, fingendosi pentita. "Ma non posso fare meno di ricordarti che, se un Dio cerca l'amore fuori del proprio talamo, è segno che la moglie non è più in grado di dargli alcuna emozione, e se non mi credi chiedilo a Zeus!"
Un fulmine accecante sovrastò l'alterco fra le Dee.
"Tacete, o femmine!" tuonò Zeus, a cui l'esempio del Dio che cercava l'amore fuori dalle mura della propria casa non piaceva affatto. "E tu Efesto, non ti vergogni di non riuscire a tenere a bada tua moglie?"
Efesto ebbe un sussulto, chiamato in causa quando meno se l'aspettava e colse l'occasione per elevare una garbata protesta.
"O Cronide (figlio di Crono), più volte ho cercato di farlo ma tu per primo non hai voluto darmi una mano. Una notte, se ben ricordi, la imprigionai in una rete di bronzo, mentre era a letto con Ares! E quale fu il castigo che tu, o mio Signore, le infligesti? Nessuno. E come difesero il mio onore gli Dei, quando mostrai loro gli amanti nudi, stretti nella stessa rete? Risero. Eppure li avevo sorpresi entrambi nel mio letto nuziale! Ora, dati i precedenti, non posso che rispondere: Questa, o Dei, è Afrodite. Lei è così come a voi piace che sia!"
Una risata, è il caso di dire, olimpica coprì le ultime parole di Efesto: l'episodio della rete di bronzo, infatti, veniva considerato da tutti l'evento più comico mai capitato da quelle parti. Ecco come lo raccontavano le malelingue dell'Olimpo.
Un giorno Momo disse ad Efesto: "Mi hanno riferito che tua moglie ti tradisce con Ares."
"Non è possibile," obiettò Efesto, "Afrodite odia la guerra, e Ares è addirittura il Dio della Guerra."
"Odia la guerra, ma ama il guerriero."
"Le tue sono solo maldicenze, o Momo: d'altra parte tutti sanno quante bugie vai dicendo in giro."
"Se non mi credi, fai finta di partire e sorveglia il tuo letto nuziale."
"Potrei anche crederti, ma dimmi: come fai a sapere che giacciono insieme quando io non ci sono?"
"Me lo ha detto Elio: lui ogni mattina attraversa il cielo con il carro del Sole e dall'alto scorge ogni cosa."
Il sospetto, si sa, è come un tarlo: una volta entrato nella mente di un uomo non ce la fa più a uscire ed Efesto, pur essendo un immortale, non era poi tanto diverso dai mortali. Dopo le parole di Momo no era più riuscito a prender sonno: Afrodite era molto bella e, per colmo di sventura, quell'energumeno di Ares era anche soprannominato "Il Dio del membro eretto". Un bel giorno, stanco di vivere nel dubbio, con l'aiuto delle sue assistenti meccaniche, costruì una rete di bronzo sottilissima, e nello stesso tempo indistruttibile, che infilò sotto le lenzuola del suo letto.
"Afrodite, amore mio," disse alla moglie "io vado a Lemno a terminare un carro meccanico per Zeus: non tornerò prima di domani sera."
Naturalmente, tornò nel pieno della notte e trovò Afrodite a letto col Dio della Guerra, tutti e due nudi, tutti e due impigliati nella tremenda rete di bronzo: lei in preda ad una crisi isterica e lui che minacciava sfraceli se non fosse stato liberato immediatamente. Il povero Efesto, prima di lasciarli andare, convocò l'assemblea generale degli Dei, in modo che tutti potessero constatare, de visu, fino a che punto gli fosse infedele la moglie.
Accettarono con entusiasmo l'invito solo i maschi, essendosi le Dee rifiutate di vedere la nudità di Ares.
Chiaramente, si trattò di una riunione quanto mai rumorosa: Apollo, ad esempio, non si fece sfuggire l'occasione per prendere in giro il giovane Ermes:
"Scommetto che pur di giacere con Afrodite, accetteresti di buon grado di finire in quella rete."
"Certo che accetterei!" Rispose arrossendo Ermes. "E se il buon Efesto non si opponesse, sarei disposto, sin da adesso, a prendere il posto dell'adirato Ares."
"Anch'io sarei grato d'infilarmi nella trappola." Confessò Poseidone. "Anzi, non riesco proprio a capire perché Ares ci tenga tanto ad essere liberato."
"Silenzio!" Urlò Efesto, che in quel momento non aveva alcuna voglia di scherzare. " Libererò Ares quando mi avrà dato tutto l'oro che a suo tempo versai a Zeus per sposare Afrodite. E Zeus, che è qui presente, faccia rispettare il patto!"
"Te lo do io l'oro!" Gridò Ermes, eccitatissimo.
"No, te lo do io!" Gridò Poseidone, ma per prudenza aggiunse, "Sempre che Zeus sia d'accordo."
Zeus, invece non si volle impicciare. Per lui Efesto era troppo brutto per meritare una donna bella come Afrodite: era giusto, quindi, che la poverina di tanto in tanto si prendesse qualche libertà. Tra l'altro, poco era mancato che anche lui finisse in quella stramaledetta rete.
Insomma, la sceneggiata si chiuse senza conseguenze per gli amanti e con una rassegnata accettazione da parte di Efesto. In seguito, Afrodite si concesse anche a Ermes e a Poseidone, per ringraziarli degli apprezzamenti fatti quel giorno: con il primo ebbe un figlio, metà uomo e metà donna, chiamato Ermafrodito, e con il secondo Erofilo ed Erodo, entrambi con un nome che, guarda caso, iniziava con "ero".
(Tratto da "Elena, Elena, Amore mio" di Luciano De Crescenzo)

martedì 28 aprile 2009

Lettera d'Amore ad Animus...

Marte e Venere Roma, 28 aprile 2009
Dolcissimo amore mio,
non trovo le parole per esprimere il senso di mancanza che mi coglie all’improvviso in questa vita senza di te. E’ un sensazione di vuoto soffocante ed il mio vuoto, mi rendo conto, è colmabile con l’unica presenza possibile per me: tu.
Solo tu, infatti, hai saputo farti spazio nel mio cuore, tanto che a volte, mi sembra, che la porta del mio essere sconosciuto la possa aprire solo tu: perché solo tu ne possedevi le chiavi.
Vorrei che tu in questo momento fossi qui, per stringerti forte a me e baciarti. Vorrei che i nostri corpi si potessero incastrare perfettamente, ancora, come solo possono i due pezzi originali e combacianti di uno stesso sigillo. Sigillo di cui noi siamo i pezzi mancanti, l’uno per l’altro, sigillo che può aprire il misterioso varco dell’Eternità.

I poeti parlano d'amori immortali: così mi pare il nostro.
Quando ti vidi la prima volta e ti guardai negli occhi, in quello sguardo mi parve di smarrirmi in ricordi dei quali potevo sentire sensazioni, emozioni e sentimenti pur non potendone visualizzare le immagini. Fu in quel momento che compresi quanto tu mi mancassi dentro, quanto tu mancassi alla mia Anima.

Ti prego, vieni da me, cercami.

lunedì 27 aprile 2009

Degli errori comportamentali, soprattutto di quelli in buona fede. Dell'importanza del discernimento per dare al comportamento la dignità di Anima...

In questo blog si parla spesso di Anima. Tuttavia, praticare Anima, o avere la pretesa di praticarLa, non vuol dire necessariamente avere raggiunto un equilibrio con noi stessi e all'interno delle relazioni, anche se lo scopo è sicuramente questo. Anzi, nella maggior parte dei casi, la ricerca interiore sfocia in un eccesso di sensibilità che all'interno delle relazioni, pur migliorando la comprensione dell'altro, nel bene e nel male, può rendere le nostre reazioni sbagliate, o meglio, inadeguate.
E' molto importante, quindi, imparare cosa sia il discernimento. In questo caso, sembra fondamentale imparare a discernere quale sia il giusto modo di relazionarsi, il che non implica mai una mancanza di comprensione dell'altro o di consapevolezza di sé stessi, piuttosto, significa imparare a soppesare parole e comportamenti con dignità e senza perdere di autenticità; altrimenti, può capitare che pur avendo ragione, se di ragione si può veramente parlare, si passi dalla parte del torto, proprio a causa di una reazione sbagliata.
Le relazioni sono il vero banco di prova nella nostra vita.
Tuttavia, anche se errare humanum est, sed perseverare diabolicum, a mio avviso, gli errori nei quali inciampiamo, se non altro, impongono di soffermarsi, anche se solo per un attimo, a guardare in faccia le nostre fragilità: gli errori possono così diventare un momento di ridimensionamento e di crescita personale e poiché, di solito, si sbaglia in buona fede, grazie alle nostre fragilità/errori abbiamo la possibilità di capire chi siano le persone delle quali ci siamo circondati, ovvero, possiamo capire quanto le persone che abbiamo intorno ci vogliano bene e quanto siano solidali con noi. Perché è quando sbagliamo e quando abbiamo bisogno di aiuto che possiamo comprendere chi siano i veri amici, è lì che viene a galla la vera la natura dei nostri rapporti con gli altri e quanto la nostra capacità di valutazione del prossimo sia attendibile.
Non basta quindi essere praticanti di Anima... forse, abbiamo anche bisogno dello Spirito?
Finché sarà il nostro Ego a tenere le redini della nostra esistenza, l'influenza di Anima e dello Spirito non potrà mai essere completa... e per noi sarà molto difficile portare a termine il nostro compito, ovvero, il motivo per il quale siamo qui.

venerdì 24 aprile 2009

Coincidenze Miracolose...


"...capita nella vita che si aprano vortici dove roteano svasati in una coincidenza inspiegabile, elementi che dovrebbero essere separati dal tempo e dallo spazio. Ne nasce, in chi vive quegli attimi, una meraviglia pura: un'aura sprigiona da quelle sovrapposizioni. Viene in mente una metafora degli Scolastici: gli angeli, che sono fuori dal fiume del tempo, di quando in quando vi immergono un piede. Quando avvengono coincidenze, è come se scorgessimo un'orma angelica nel nostro mondo.

Ad esse, come manifestazioni arcane, l'antichità tributava un culto.

Si pensa ad un persona e quella compare: il momento riceve una sua modesta consacrazione, dalla realtà ordinaria si è slittati via, si è provato uno stupore puro sia pur tenue e subito scordato. Un'aurea abbagliante avvolge le simultaneità più complesse."

(Emille Zolla in "Coincidenze Miracolose" di Gabriele La Porta, Idea Libri, pag 85)

mercoledì 22 aprile 2009

"Non fare di tutta un erba un fascio."



"Non dovete perdere fiducia nell'umanità.
L'umanità è un oceano;
se poche gocce dell'oceano sono sporche,
l'oceano non diventa sporco."


(Gandhy)

La vita è un ballo in maschera...una mascherata!



Contemporaneo

"Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato, quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro coi quali si è venuti in contatto durante la vita." (Arthur Shopenhauer)
Picasso

"Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po' di attenzione, a distinguerla dal volto." (Alexandre Dumas)
"L'uomo è tanto meno sè stesso quanto più parla in prima persona; dategli una maschera e vi dirà la verità." (Oscar Wilde)


Picasso
"Un uomo il cui desiderio è essere qualcosa di diverso da se stesso, un membro del Parlamento, o un droghiere di successo, o un prestigioso procuratore legale, o un giudice, o qualcosa di ugualmente noioso, riesce invariabilmente a diventare ciò che vuole. Questa è la sua punizione. Coloro che vogliono una maschera devono indossarla." (Oscar Wilde)

martedì 21 aprile 2009

"Cento frati si fregarono cento volte" perché "ca nisciune è fesso!"

Mi capita spesso, anzi spessissimo, di avere a che fare con persone che pensano di gabbare il prossimo a sua insaputa. Oppure, di relazionarmi con persone che, poi mi accorgo, credono di portare avanti una strategia senza che uno se ne accorga. E, sicuramente, di esser fregati è capitato a tutti ma, come si dice cento frati si fregarono cento volte e, in generale, io penso che bisogna essere proprio bravi, ma bravi bravi, per riuscire a dissimulare all'infinito: perché le cose si capiscono, si vedono tanto, insomma, ca nisciune è fesso!

E voi, cosa ne pensate dei..."furbi"? Perché la gente si comporta disonestamente? Perché le persone sono presuntuose al punto di credere che gli altri non siano in grado di comprendere le loro manovre?
Forse perché, fondamentalmente, ci si difende?
E, soprattutto, perché nella maggior parte dei casi gli altri ti rispettano solo quando capiscono che tu sai difenderti?
Forse perché, fondamentalmente, ci si difende?

lunedì 20 aprile 2009

...la notte e i suoi sogni...il giorno e i suoi simboli...dialoghi interiori...



"I sogni ci parlano con lingua incomprensibile, la notte. Ma anche nel giorno tutto intorno a me si confonde in una Babele di simboli. Mi sento perso in una foresta oscura come la tenebra della morte."

"Se vuoi dire qualcosa ad una persona lontana, parlale di notte, mentre dorme...può sentirti."

(I delitti della Luce, GIULIO LEONI)

Anima mia...


Stanotte, amore mio, finalmente, sei venuto da me.
Rapito nel mio sogno, hai attraversato l’oceano infinito e infine mi hai raggiunto.
Com’eri bello, anima mia, tu mi vedevi per la prima volta ma sapevi tutto di me: tu mi conoscevi.
Io ero felice ma molto agitata, avevo paura che tu potessi andar via e mi svegliavo, continuamente... rapita dalla mia mente… per riaddormentarmi subito, rapita anch’io nel mio sogno, dove ritrovavo ancora te, dentro di me, come se il mio sogno fosse diventato il tuo… come se la tua immagine fosse diventata parte di me.
Eppure, era come se una malevola forza ci volesse separare ed una benevola ci volesse tenere uniti.
Poi, è arrivato un gruppo di tuoi amici, che ti ha portato via.
Allora, mi sono svegliata ancora e il sogno ancora mi ha riportato indietro nello nello stesso luogo, a cercarti, spasmodicamente... ma quel luogo in mancanza di te era orami privo del suo significato...
Una paura grande di perderti e di non trovarti più. Un dolore. Un senso di soffocamento.
Ti prego anima mia torna da me. Ancora e ancora vieni da me... sulle ali dei sogni... e ti prego, non lasciare che qualcuno ci tolga il nostro sogno e, almeno in sogno, amiamoci.
POST CORRELATI:

venerdì 17 aprile 2009

INSIEME 3...



Per me Insieme è ascolto.

Per me Insieme è dialogo.

Per me Insieme è relazione profonda.

Per me Insieme è aspirare all'Uno.

Per me Insieme è umiltà d'essere Uno.

Per me Insieme è Unità.

Per me Insieme è Forza interiore, sovrannaturale.

Per me Insieme è il Regno...

...dell'AMORE.


"L'unica cosa importante della nostra vita sono le relazioni ed il rispetto che abbiamo dell'altro, chiunque egli sia. Permettiamo alla nostra anima d'entrare in relazione grazie alla consapevolezza ed alla comprensione. Questo favorisce l'alchimia verso processi più profondi che vanno oltre le semplici evidenze. Le relazioni autentiche portano gioia autentica nella nostra vita. Amare senza riserve. Abbiate fiducia potete fidarvi dell'Amore."

giovedì 16 aprile 2009

INSIEME 2...


"Insieme è la parola più bella...
è non esser mai soli...anche quando ti senti solo!" (Upupa)
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"Ogni essere umano è parte di un insieme chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualche cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Un'illusione che diventa una prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione, allargando il nostro circolo di conoscenza e comprensione, sino ad includervi tutte le creature viventi e la natura intera nella sua bellezza". (Albert Einstein)
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"Trovarsi insieme è un inizio, restare insieme un progresso, lavorare insieme un successo" (Henry Ford)
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"E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita." (Herman Hesse)
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"Voi siete nati insieme, e dovrete sempre stare insieme.
Starete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, starete insieme anche nella memoria silenziosa di Dio.
Ma che ci siano spazi nel vostro stare insieme, e che i venti del cielo danzino tra di voi.
Amatevi vicendevolmente, ma il vostro amore non sia una prigione:
Lasciate piuttosto un mare ondoso tra le due sponde delle vostre anime.
Riempitevi la coppa uno con l'altro, ma non bevete da una sola coppa.
Scambiatevi a vicenda il vostro pane, ma non mangiate dallo stesso pane.
Cantate insieme e danzate e siate allegri, ma che ciascuno sia solo.
Come le corde di un liuto, che sono sole, anche se vibrano per la stessa musica.
Datevi il vostro cuore, ma non lo date in custodia uno dell'altro.
Perché solo la mano della Vita può contenere i vostri cuori.
E state insieme ma non troppo vicini:
poiché le colonne del tempio sono distanziate,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro." (Gibran)
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"L'amore è nutrito dall'immaginazione, grazie alla quale diventiamo più saggi rispetto a ciò che sappiamo, migliori rispetto a come ci sentiamo, più nobili rispetto a quanto lo siamo veramente; con l'aiuto dell'immaginazione vediamo la vita nel suo insieme, con il suo aiuto, e il suo aiuto soltanto, possiamo comprendere gli altri nelle loro relazioni reali e ideali." (Oscar Wilde)

INSIEME...


"In compagnia prese moglie un frate", dice mia nonna, recitando un vecchio detto toscano... ma cosa significa INSIEME?

mercoledì 15 aprile 2009

Karma e Grazia, Libero arbitrio e Destino...intrecci d'anime e divino.

"Così spiega il Buddha: Gli esseri sono padroni delle loro azioni...erediteranno le conseguenze di ogni azione che compiranno, buone o cattive che siano. / L'estinzione del debito karmico, e la conseguente liberazione dal Samsara, conduce, infine, l'anima al Nirvana."
("Dizionario dell'Inconscio e della Magia" definizione 588, La Porta)
"Quel che si semina si raccoglie."
(La Bibbia)

"Abbiamo debiti che devono essere pagati. Ci saranno molte vite per adempiere a tutti gli accordi e a tutti i debiti. / Il Karma è un occasione per imparare, per praticare amore e perdono: il Karma concerne l'apprendimento e non la punizione. Qualche volta un'anima sceglierà una vita particolarmente impegnativa per accelerare la sua evoluzione spirituale, o come un atto d'amore per aiutare, guidare e nutrire chi sta passando attraverso una vita similmente difficile. Una vita dura non è una punizione ma piuttosto un'opportunità / Il Karma è la massima Giustizia. / La Grazia, comunque può sostituire il Karma. La Grazia è l'intervento divino, una mano amorevole che scende dal cielo per aiutarci, per alleviare il nostro fardello e la nostra sofferenza. Una volta imparata la lezione non c'è bisogno di ulteriore sofferenza, anche se il debito karmico non è stato completamente riparato. Noi siamo qui per imparare non per soffrire. / Inoltre, i nostri genitori e le altre persone con le quali interagiamo sono dotate di Libero Arbitrio, possono amarci e aiutarci, o possono odiarci e farci del male, ma la loro scelta non è il vostro Karma, è una manfestazione del loro Libero Arbitrio: anche loro stanno imparando. / Una vita costellata da relazioni difficili, densa di difficoltà e di perdite, rappresenta la massima opportunità possibile per la crescita dell'anima. Qualche volta un evento negativo può essere la mano che apre la porta ad un'opportunità migliore. Non dovremmo addolorarci prematuramente: il Destino ha bisogno di tempo per tessere il suo drappo intricato. Oltre al dolore e alla sofferenza, in questo mondo ci sono anche l'amore, la gioia e l'estasi. " (Messaggi dai Maestri, Brian Weiss)

Responsabilità per le proprie azioni, quindi e non senso di colpa, questa è la chiave di lettura: tutto ha un senso profondo.

lunedì 6 aprile 2009

Cordoglio e silenzio.


Mi sarebbe piaciuto salutarvi allegramente per una volta, con leggerezza, insomma, visto che gli argomenti che tratto non sono sempre all'insegna della spensieratezza e del divertimento.
Sarebbe stato bello augurarvi Buona Pasqua all'insegna della Pace e della Gioia del Cuore...ma quanto è accaduto stanotte, a soli cento chilometri di distanza da casa mia, mi è insopportabile, alla ragione e alla coscienza.
Gli unici sentimenti che riesco ad esprimere, in questo momento, sono il mio cordoglio e la mia solidarietà a tutte le persone coinvolte in questa incomprensibile ed indicibile tragedia.
Non oso pensare a cosa significhi avere una persona cara dispersa sotto le macerie, quindi, l'unico sollievo per me è il sentire, dai notiziari, che ci sono persone che vengono estratte ancora vive dall'incubo della loro orrenda sepoltura: un caldo confortante focolare domestico che si trasforma in una tomba... Chi non ha pensato una volta nella vita, con terrore ed angoscia, di poter sprofondare a causa di un terremoto?
Vi saluto quindi in silenzio. Una prece e Buona Pasqua...per quel che è possibile.

domenica 5 aprile 2009

...della malattia mentale...terremoto interiore...tempesta esteriore.

VUOTO D'AMORE
"Giardino del manicomio" VINCENT VAN GOGH

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
nei grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
(Alda Merini)

Il Re dei Re...

Questo è accaduto affinché si adempisse quanto fu annunciato dal profeta che dice:

Dite alla figlia di Sion
Ecco, il tuo re viene a te
mite, seduto su un'asina
e su un puledro, figlio di bestia da soma.

La folla che andava avanti e quella che veniva dietro gridavano:

"Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene
nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli!"
(Dal Vangelo secondo Matteo)


In realtà, la stessa folla che lo aveva accolto come il Figlio dell'Uomo, come il Re dei Re, sceglierà di salvare la vita a Barabba e, persino fra i suoi discepoli, ci sarà chi lo venderà per trenta denari, chi lo rinnegherà e chi avrà bisogno di vedere, anzi di toccar con mano, per credere...mentre sarà una donna, la Maddalena, a credere con tutta sé stessa in Lui ed il suo discepoli prediletto, Giovanni, a prendersi cura di Sua Madre, trafitta dal dolore.
Ma Gesù sapeva di aver firmato la Sua condanna a morte il giorno in cui aveva fatto questo discorso alle folle su una montagna:
"Beati i poveri in spirito
perché di essi è il Regno dei cieli.
Beati quelli che piangono,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame
e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati
figli di Dio.
Beati i perseguitati
a causa della giustiza,
poiché di essi è il Regno dei cieli."
(Vangelo secondo Matteo)
PACE a TUTTI.

sabato 4 aprile 2009

Presentimenti...annunci del Sé?


- Circa la natura del vostro presentimento? Ebbene, semplicissima. Diceste che sin dai primi anni, avevate sentito come la vostra più intima realtà, che vi era riservato qualcosa di raro e strano, probabilmente prodigioso e terribile, che presto o tardi vi avrebbe raggiunto e forse sopraffatto secondo un presentimento che avevate nelle ossa.

- E vi sembra semplicissimo?

May rifletté un momento. - Forse perché mi pareva mentre parlavate di comprendere.

- Comprendete davvero? - Egli domandò avidamente.
- Ella tenne ancora gli occhi fissi su di lui. - Avete ancora quella persuasione?

- Oh! - Esclamò egli smarrito. Vi sarebbe stato troppo da dire.

- Qualunque cosa debba essere - ella concluse chiaramente - non è ancora avvenuta.

Egli scosse la testa, arreso del tutto oramai. - Non è avvenuta ancora. Soltanto, sappiatelo, non è qualcosa che io debba fare, compiere nel mondo, e che mi darà reputazione ed onori. Non sono asino sino a questo punto. Sarebbe molto meglio senza dubbio, se lo fossi.

- Sarà qualche cosa che dovrete soltanto subire?

- Ebbene, diciamo attendere, una cosa che devo incontrare, affrontare, veder esplodere all'improvviso nella mia vita; distruggendo, probabilmente, ogni ulteriore coscienza, e probabilmente annientandomi; che d'altra parte potrà alterare ogni cosa, colpendo alla radice tutto il mio mondo e abbandonandomi alle conseguenze, quali esse siano.

(LA BELVA NELLA GIUNGLA, Henry James)

venerdì 3 aprile 2009

"Chiedete e vi sarà dato."

"Ad ogni pseudodomanda corrisponde una pseudorisposta." (Carotenuto)

Ma cosa intendeva il Professor Aldo Carotenuto quando esprimeva questo concetto? Io ho una mia personalissima interpretazione di questa sua frase che, anni or sono, m'aveva tanto colpito nel leggerla. E' questa: sicuramente tutti noi abbiamo un'idea di noi stessi ed abbiamo ideali; ciò è quel che maggiormente ci rappresenta nel mondo esteriore, la nostra facciata. Vale a dire che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, indossa una maschera...anche se è dalle nostre reazioni che un occhio attento/addestrato può capire molto di noi...

"Tuttavia, idea di sé ed ideali sono cosa ben diversa da ciò che siamo veramente ed occorre arrivare a capirlo: questo è il viaggio più bello ed io, già allora, m’ero messa in cammino…anche se non potevo ancora saperlo. Ma la via della redenzione è un sentiero tracciato nel fuoco, è un percorso solitario, a volte fa paura e, senza dubbio, fa soffrire.." (La Penisola incantata)

"L'aver messo a nudo e confessato il suo lato oscuro l'ha resa umile, ha attenuato l'inflazione dell'Io, e le ha permesso di vedere i limiti del suo potere e la grandezza dei suoi bisogni. Quando l'Io recede dalla sua aggressiva dominanza, allora si apre la via per l'emergere dei simboli. Essendo ora consapevole della propria condizione sa cosa chiedere secondo le parole del Vangelo: 'Chiedete e vi sarà dato.' " (Kreinheder)

VERA DOMANDA, in antitesi alla PSEUDOMANDA, è quindi quella che risponde umilmente ad un mio bisogno profondo. Ad ogni VERA DOMANDA corrisponderà una VERA RISPOSTA. Ecco che parlando il linguaggio di Anima si attua l'insegnamento del Maestro: "Chiedete e vi sarà dato."

"Giacché i desideri velano a noi stessi la cosa desiderata; i doni / discendono dall'alto nelle loro proprie forme." (Goethe)
Ogni essere umano deve accettare volontariamente l'esistenza dell'Inconscio, ovvero di ciò che è celato in noi stessi, per poter vivere in pienezza e libertà.
"La verità è la panacea. Così, mentre siamo sconvolti dalla rivelazione delle nostre vergogne nascoste, ne siamo anche al tempo stesso illuminati e rinnovati..." (Kreinheder)

giovedì 2 aprile 2009

La Speranza è...

La Speranza è negli occhi di un bambino.
La Speranza è nell’amore di un genitore che lotta per difendere il proprio figlio da un mondo che vede senza speranza e nel quale non può in alcun modo confidare.

La Speranza è un figlio.
La Speranza è sapere che ogni mille persone cattive senza speranza ce n’è una buona che ancora spera e crede in sé stessa.
La Speranza è ritrovare il bambino che è in me.

(Marina, La Penisola Incantata.)

Consiglio la lettura di "La Strada", Cormac Mc Carthy.

mercoledì 1 aprile 2009

Autenticità e Sogni: pietre miliari sul cammino verso la realizzazione del Sé superiore.

"Ciò che deve soprattutto guidarci è la verità: dobbiamo essere completamente sinceri con noi stessi. L'anima non prospera sulla falsità. La sincerità è l'elisir e la panacea, il più prezioso degli ingredienti psichici ed è quasi sinonimo di Dio. Il cosiddetto pensiero positivo è qualcosa di scialbo e sentimentale se serve soltanto a nascondere la verità.
Vi è sempre una tendenza alla negazione e dobbiamo imparare ad aggirarla per entrare in contatto con i veri sentimenti e smettere di tenerli nascosti.
Quando tutte le possibilità terapeutiche sembrano aver fallito, può ancora presentarsi un sogno, come un salvatore, a portare una speranza e a suggerire una via. Siamo malati soprattutto perché non siamo più in contatto con la nostra anima. Il sogno è la sua voce e ha la funzione di riportarci sulla giusta strada. Abbiamo soprattutto bisogno di inserici nuovamente nella storia della nostra vita e il sogno viene a ricordarcelo.
Ci dice: 'Ricorda, questa è la trama della tua storia e dovresti essere presente con tutto te stesso proprio in quello che sta accadendo in questo momento'.
C. G. Jung scoprì che i sogni hanno una funzione compensatoria e portano alla luce ciò che abbiamo trascurato, ci parlano dell'altra faccia delle cose, ricordandoci che anche essa è reale ed esortandoci a non dimenticare che hanno luoghi grandi eventi anche nella nostra anima. I sogni ci spingono a realizzare in modo più completo, più autentico e pieno il nostro vero Sé." (Kreinheder)