mercoledì 9 marzo 2016

Non sono pietra, non sono acqua.


Fosse pietra, potrei sbatterti
sopra il mio cuore mio viscido pesce,
senza che le tue squame mi feriscano
Non sono aperta acqua io, 
nella quale sguazzare
Sono forti le mie mani e la mia bocca è morbida.

Non è di pietra un cuore che batte
ferito, i tessuti intorno mi fanno male
Respiro e s'allarga l'anima, il dolore va.
Non sono un'acquitrino io, nel quale boccheggiare
E' roseo il mio corpo e le mie carni sono morbide.

Marina (9 marzo 2016)



venerdì 4 marzo 2016

Hieros Gamos


Presto, svegliati, alzati... 
rimetti il vestito smeraldo imperlato di rugiada
e, come la regina del tuo sogno,
sia aura che adorna il tuo capo la luce di Luna.
La maschera di cristallo dai riflessi dell'oro indossa
sul tuo volto luminoso,
e sandali di nuvola sollevino i tuoi passi.
       Danza, danza, fluttua.
Fatti incontro.
Il vento non intrichi i tuoi lunghi capelli d'argento.
Un umido refolo, intriso di rosa, asperga la tua persona.
   Farsi incontro.
Ecco, la nuova vita viene a te divina,
in sembianze dell'amato.
Egli è il re del tuo sogno, sposo per la sua sposa,
e tu la sua regina.


Marina Morelli 2012

giovedì 3 marzo 2016

Tutto


Questo tuo Amore, che m'attrae a Sé
attraverso i tuoi occhi, nei quali io mi tufferei
per congiungermi a te negli abissi del tuo essere Tutto,
             per me.


(Roma, 23/11/2010)

lunedì 22 febbraio 2016

Veli emotivi ....


Per quanto messi a nudo, finché ci sarà vita, saremo sempre vestiti a cipolla dei colori della nostra emotività.

Marina Morelli - Concupiscentia

domenica 21 febbraio 2016

Anima e natura divinatrice e rivelatrice.




Les anges conversaient avec l’homme en telle  forme que Dieu permettait 
et sous la figure des animaux:
Eve donc, ne fut point surprise d’entendre parler le serpent.

Jacques Benigne Bossuet, Elevation à Dieux



La cornacchia sul traliccio dell’alta tensione ripeté cra, cra. Chissà quante volte ero passata sotto un ramo sul quale una cornacchia stava gracchiando; quella volta, però, ci feci caso. La mattina dopo, lessi che le cornacchie nell’Immaginario sono istanze ctonie della psiche e che, quando non le vedi mangiare carogne sui cigli delle strade ma ti richiamano l’attenzione dall’alto, il loro cra cra è un buon messaggio che desta in noi una eco che risuona come un aspetta, aspetta. Cosa ci fosse ancora da aspettare a cinquant’anni era, però, per me un mistero della psiche pari almeno a quell’altra incomprensibile faccenda che è l’amore … ma la cornacchia,  inconsapevole messaggera nell’ordine delle cose, che ne può sapere di queste immagini esterne che per noi umani sono anche fatti psichici che riguardano il fare coscienza. Forse, lo sa e basta, senza sapere di saperlo, intendo. La cornacchia non ha bisogno di farne prima esperienza per poi poterselo spiegare a parole proprie, per capire. Ma, sta di fatto, che se la cornacchia non avesse attirato la mia attenzione io, forse, non avrei, potuto comprendere adeguatamente la mia lettura: cosa volesse dire il Professore universitario, conoscitore di segreti, sul suo testo di psicologia del profondo.
Ma sempre parlando di pennuti, a me capita, nottetempo, che la civetta, povero uccello del malaugurio, pare conosca l’esatto momento in cui aprirò gli occhi per rigirarmi nel letto … se, dopo pochi secondi, arriva alla mia finestra a fare il suo verso che io non definirei propriamente un “sadico riso”, come molti le attribuiscono, piuttosto, un vero discorsetto dispiaciuto che, puntualmente, mi annuncia la nuova sventura o disavventura in arrivo. Non mi sento di attribuire una qualche malizia al mondo della natura. Certo, quando trovo quelle due tortore grigie sul davanzale a tubare è tutta un’altra immagine! Mentre un po’ meno mi piace essere come puntata da un piccione in volo che pare già recapitarmi un messaggio che, solitamente, nella realtà non tarderà ad arrivare … E, poi, ne ho una unica nel suo genere: una mattina d’autunno, ho aperto le imposte della cucina e mi sono trovata sul filo della luce, che attraversa il piccolo giardino posto sul retro della casa, tre ragnatele a forma di angelo intrise di gocce di rugiada.
Questo e molto di più accade a me che so bene, sulla mia pelle, che la vita non è solo rose rosa che sbocciano continuamente spargendo i loro petali su praticelli di dicondra resistente all’ombra. La vita è anche rovi che feriscono e pericolosi vespai che si nascondono, sebbene rumorosi, dietro siepi profumate che costeggiano il nostro faticoso cammino. Quanti pesi portiamo ogni giorno.


 Marina - Appunti.






giovedì 18 febbraio 2016

Contemplazione creativa e interpretazione simbolica delle immagini della realtà.

L'immaginazione creativa, l'emergere del nuovo e dell'originale, è un sentire radicato nella realtà e nel presente sotto forma di anticipazione, quindi, nel futuro. Per contro, l'interpretazione simbolica della realtà è in un certo senso un pensiero noto, quindi, radicato nel passato

Marina




Nessuno è uguale a un altro, pensiero ed espressione.

E' bello scoprire nelle parole dell'altro che qualcuno sente le cose in modo simile al tuo, simile però. Per questo è più importante partecipare che aderire, che ciascuno esprima il proprio sentire a parole sue. 

Marina

giovedì 14 gennaio 2016

Verità ... e morte.


La verità sarebbe ciò che, essendo stato tolto, lascerebbe scoperta solo più la morte (in altre parole: la vita non varrebbe più di essere vissuta). Una cosa analoga avviene con il nome Golem: esso si chiama Emeth, ossia Verità; amputato di una lettera diventa Meth (morte).
#RolandBarthes Frammenti di un dscorso amoroso

Il Golem è un uomo fatto di argilla e di pania impastate. Esso non può parlare, Viene utilizzato come domestico. Esso non deve mai uscire fuori di casa. Sulla sua fronte sta scritta la parola Emeth (Verità). Ogni giorno, esso diventa più forte. Per paura, si cancella la prima lettera, di modo che sulla sua fronte resti solo la parole Meth (morto): e allora esso crolla e ridiventa argilla.
#Sholem La Kabale  et su symbolique 

giovedì 31 dicembre 2015

mercoledì 30 dicembre 2015

Deus Absconditus #Pascal in #AldoCarotenuto


La prima cosa che Dio ispira all'anima, che egli si degna di toccare veramente, scrive Pascal, è un'intuizione interiore, una coscienza nuova, un nuovo lume che dà timore e turbamento. E' la via dei chiamati, a metà tra gli eletti del cielo e i reietti dell'inferno, è la via di coloro che cercano Dio senza averlo trovato, un Dio celato sempre presente e sempre assente, la cui presenza è contemporaneamente certa e incerta, speranza e rischio. 
#AldoCarotenuto Diario di una Segreta Simmetria

giovedì 10 dicembre 2015

TENEREZZA

 Non è solo bisogno di tenerezza, ma anche bisogno di essere tenero con l'altro: noi ci rinchiudiamo in una bontà vicendevole, ci maternizziamo reciprocamente; risaliamo alla radice di ogni relazione, là dove bisogno e desiderio si congiungono. Il gesto tenero dice: chiedimi qualunque cosa che possa sopire il tuo corpo, però non dimenticare che io ti desidero un po', leggermente, senza voler immediatamente ghermire alcunché. 
#RolandBarthes FRAMMENTI di UN DISCORSO AMOROSO

martedì 17 novembre 2015

Quando non si sa la verità di una cosa è bene che vi sia un errore comune che fissi la mente degli uomini #Pascal


Chi è abituato ad andare in montagna trova delle frecce gialle che indicano sentieri e passeggiate sicuri ed è un bene che le persone non pratiche seguano queste indicazioni. Ma potrebbe esserci qualcuno che preferisce nuovi sentieri, diverse emozioni e sarà la fede nella sua capacità di orientamento che lo spingerà su percorsi insoliti. A questi avventurosi noi dobbiamo tutto perché essi soltanto sgretolano l'immobilità della storia.
Aldo Carotenuto, Diario di una segreta simmetria 

martedì 10 novembre 2015

"A une heure du matin" Charles Baudelaire


Scontento di tutti e scontento di me, vorrei riscattarmi e inorgoglirmi un poco nel silenzio e nella solitudine della notte. Anime di coloro che ho amato, anime di coloro che ho cantato, fortificatemi, sostenetemi, allontanate da me la menzogna e i miasmi corruttori del mondo, e voi, Signore mio Dio! accordatemi la grazia di produrre qualche bel verso che provi a me stesso che non sono l'ultimo degli uomini, che non sono inferiore a coloro che biasimo.
Le spleen de Paris

sabato 17 ottobre 2015

Scrivere


Sapere che non si scrive per l'altro; sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi io amo, sapere che la scrittura non compensa niente, non sublima niente, che è precisamente là dove tu non sei: è l'inizio della scrittura.
Roland Barthes, Frammenti di un Discorso Amoroso

Lei domanda se i suoi versi sono buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia a riviste. [...] Lei guarda all'esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non  v'è che un mezzo:. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere, verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe se le fosse negato di scrivere? questo soprattutto si domandi, nell'ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice "io devo" questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro l'ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. Non scriva poesie d'amore [...] Se la sua giornata le sembra povera,non l'accusi: accusi se stesso, si dice che non è abbastanza povera da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà,né vi sono luoghi indifferenti e miseri.
Rainer Maria Rilke, Lettere a un Giovane Poeta 

giovedì 15 ottobre 2015

Il colpo di Fulmine #RolandBarthes


Il colpo di fulmine è un'ipnosi: io sono affascinato da un'immagine: prima scosso, elettrizzato, messo in fermento, rivoltato, "galvanizzato", come lo era Menone da Socrate, modello degli oggetti amati, delle immagini seducenti, o anche convertito da un'apparizione, dato che niente distingue la via dell'innamoramento dalla via di Damasco; e dopo impaniato, appiattito, immobilizzato, con il naso schiacciato contro l'immagine (lo specchio). Nel momento preciso in cui, perla prima volta, l'immagine dell'amato mi rapisce, io sono come la gallina meravigliosa del gesuita Athanasius Kircher (1646) che, con le zampe legate, s'addormentava fissando gli occhi sulla linea di gesso, la quale, come un laccio, le passava vicino al becco; quando la si slegava, essa restava immobile, ammaliata, "sottomessa al suo vincitore", dice il gesuita; tuttavia, per destarla dal suo incanto, per spezzare la violenza del suo Immaginario (vehemens animalis imaginatio),bastava darle un colpetto sull'ala: essa trasaliva e ricominciava a razzolare.
Frammenti di un discorso amoroso.

giovedì 8 ottobre 2015

... sostare nel conflitto. #AldoCarotenuto

[...] il conflitto costituisce la condizione esistenziale necessaria affinché l'uomo si spinga alla ricerca di sé stesso. Bisogna comprendere l'importanza vitale di questo processo di autoconoscenza, il quale procede secondo un percorso, per così dire, a spirale. Esso non è un dipanarsi ideale di sola ascesa, ma un procedere vario che comporta anche l'arresto o la retrocessione, il ritorno ai luoghi delle origini della propria arché, quel "da dove" che chiarifica e spiega quell'andare "verso". In questo senso, dunque, l'esistenza umana è un continuo morire e rinascere, in cui ogni passaggio a uno stadio superiore di sviluppo richiede un patimento, il sacrificio di ciò che si è precedentemente costruito e su cui cristallizzarsi sarebbe un impedimento alla nostra crescita. 
Integrazione della Personalità


Citazione aggiuntiva di De Rougemont:
L'ostacolo [...] e la creazione dell'ostacolo da parte della passione dei due eroi [...] è soltanto un pretesto necessario al procedere della passione, o non è invece legato alla passione in modo più profondo? Non è, per chi scruta il mito in tutta la sua profondità, l'oggetto stesso della passione? 

mercoledì 7 ottobre 2015

Stupidità ... parlo sempre col cuore in mano - Roland Barthes


Il daimon di Socrate (quello che parlava prima in lui) gli suggeriva: no. Il mio daimon è, al contrario, la mia stupidità, come l'asino nietzschiano, nella sfera del mio amore, io dico  a tutto. M'impunto, rifiuto l'apprendistato, ripeto gli stessi comportamenti; non mi si può educare - e io stesso non posso farlo; il mio discorso è continuamente irriflessivo; non so rigirarlo, suddividerlo, limarlo, disporvi delle virgolette; parlo sempre col cuore in mano; mi limito a un delirio prudente, conforme, discreto, addomesticato, banalizzato dalla letteratura.

mercoledì 27 maggio 2015

Ineluttabilità della nostra grande solitudine - Rilke


E se torniamo a parlare della solitudine, si chiarisce sempre più che è cosa che non sia dato scegliere o lasciare. Ci si può ingannare su questo e fare come se non fosse così. E' tutto. Ma quanto meglio è comprendere che noi lo siamo, soli, e anzi muovere di lì. E allora accadrà che saremo presi dalle vertigini; che tutti i punti su cui il nostro occhio usava posare, ci vengono tolti, non v'è più nulla di vicino, e ogni cosa lontana è infinitamente lontana. Chi dalla sua stanza, quasi senza preparazione e trapasso, venisse posto sulla cima di una grande montagna, dovrebbe provare un senso simile: una incertezza senza uguali, un abbandono all'ignoto quasi l'annienterebbe. Egli vaneggerebbe di cadere o si crederebbe scagliato nello spazio o schiacciato in mille frantumi; quale enorme menzogna dovrebbe inventare il suo cervello per recuperare e chiarire lo stato dei suoi sensi. Così si mutano per colui che diviene solitario tutte le distanze, tutte le misure; di queste mutazioni molte sorgono all'improvviso e, come in quell'uomo sulla cima della montagna, nascono allora straordinarie immaginazioni e strani sensi, che sembrano crescere sopra ogni misura sopportabile.

Rainer Maria Rilke, LETTERE A UN GIOVANE POETA

giovedì 21 maggio 2015

Vaso Ermetico: la mia luce e la mia forza posso vederle solo attraverso il mio buio e la mia debolezza.


Il "vaso ermetico", il contenitore più adatto per l'emersione della propria personalità autentica, si conosce soltanto nella relazione. [...] sosteniamo che è possibile visualizzare e toccare con mano la propria soggettività, il proprio essere, quelli che siamo, soltanto se accettiamo la dimensione del sentimento. L'indegnità, i propri aspetti perversi, la possibilità di comportarsi nel modo peggiore possibile emergono soltanto nell'unione con un altro. Non dobbiamo fidarci delle persone "corrette", che siano tali solo perché e finché non si avventurano su questo terreno. E' molto facile essere fedeli alla verità, capaci di non volere il male dell'altro ed essere generosi, quando si è fuori dalla relazione: la verità è che la propria indegnità di uomini, il proprio lato oscuro, emerge solo in questa situazione. Dicendo "emerge" intendo sottolineare che a nessuno di noi è concessa la possibilità di sottrarsi a questo tipo di test che è strutturale al rapporto. Ciò fa emergere i nostri lati peggiori che è necessario conoscere e attraversare per poterci entrare in contatto. 
Jung afferma, nei suoi lavori sul transfert, che nel rapporto analitico emergono gli aspetti più alti e più bassi dell'umana spiritualità. Nella simbologia alchimista che Jung utilizza per la sua tesi, il basso e l'alto sono la stessa cosa. In questo tipo di rapporto dove emerge la nostra malvagità e sperimentiamo fino a che punto possiamo essere violenti, scopriamo anche quale può essere la nostra forza, la nostra luce, perché se siamo capaci di fare una cosa siamo anche capaci di fare il suo opposto. La mia luce e la mia forza posso vederle soltanto attraverso il mio buio. 

ALDO CAROTENUTO

giovedì 14 maggio 2015

La mancanza, l'assenza, sono il fondamento stesso del desiderio. Nostalgia.

 

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
   mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
  quando si dorme si perdono le mani e i piedi
e io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno
non dico che fosse fame o sete o desiderio
    del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
   non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
   era in me e fuori di me
durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
   e del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia.

Hikmet

Adulterio


L'ostacolo [...] e la creazione dell'ostacolo da parte della passione dei due eroi [...] è soltanto un pretesto necessario al procedere della passione, o non è invece legato alla passione in modo più profondo? Non è, per chi scruta il mito in tutta la sua profondità, l'oggetto stesso della passione? [...] e tuttavia la passione d'amore costituisce, di fatto, un'infelicità. La società in cui viviamo, e i cui costumi non sono in fondo mutati, sotto questo rapporto, da secoli, porta l'amore-passione, nove volte su dieci, a rivestire le forme dell'adulterio [...] Affermare che l'amore-passione significhi di fatto l'adulterio è insistere sulla realtà che il nostro culto dell'amore maschera e trasfigura al tempo stesso; è mettere in luce ciò che questo culto dissimula, respinge e rifiuta di nominare, per concederci un ardente abbandono a ciò che rivendicare non osavamo. [...] Per chi giudicasse dalle nostre letterature, l'adulterio apparirebbe come una delle occupazioni più rimarchevoli alle quali si dedicano gli occidentali: non ci si metterebbe molto a stendere la lista dei romanzi che non vi facciano neppure un'allusione [...] senza l'adulterio che ne sarebbe di tutte le nostre letterature? 

De Rougemont

martedì 12 maggio 2015

La grande contraddizione dell'innamoramento


La dimensione amorosa prende forma e legittimazione a misura della nostra capacità di accettarne l'irrimediabile, ineliminabile ambivalenza, la contraddizione strutturale che fa dire a un poeta come Hikmet:

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate.
Sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi negli occhi
tu, alta e vittoriosa.
Sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso 
in cui ti afferro.

(Aldo Carotenuto, Eros e Pathos margini dell'amore e della sofferenza)

lunedì 11 maggio 2015

Nozione d'amore da appunti del viaggio all'inverso


Salone del Libro di Torino dove, nello stand della Casa Editrice Albatros, è esposto anche il mio libro


L'amore ci rende consapevoli della nostra grande solitudine

Gustave Doré, Paolo e Francesca

Se si era soli nella dimensione amorosa, si è ancora più soli ora che il sentimento è andato perduto e intorno non ci sono che macerie e silenzio, dentro di noi un dolore che non pensavo di essere capaci di sopportare. [...] La perdita e l'abbandono ci confinano nella solitudine. Non facciamo mai un'esperienza così tragica come quando siamo lasciati dalla persona che abbiamo amato, perché non c'è nessuna possibilità esterna, ma io direi neanche interna, che ci offra una mano. L'unica opportunità che viene data in quel momento è quella della elaborazione del proprio isolamento. 
(Aldo Carotenuto, Eros e Pathos margini dell'amore e della sofferenza, 2014 pag. 96, 97)

Da quando ti ho persa, sono ossessionato dal silenzio,
i suoni le loro piccole ali agitano
un attimo, poi all'onda s'abbandonano
della stanchezza, che dondola senza rumore.

Sia che per strada la gente
passeggi con monotono brusio
o sospiri il teatro e sospiri
con un profondo respiro roco,

o agiti il vento un groviglio di luce
sul fiume nero, profondo,
o gli ultimi echi della notte
facciano rabbrividire l'aurora,

io avverto il silenzio che aspetta
di poter bere tutto ancora
nella sua estrema totalità svuotando
il rumore degli uomini.
(D.H, LAWRENCE, 1928, p. 221)

martedì 24 marzo 2015

NELLE TUE MANI




L' Acqua che sgorga scorre limpida nel verso del mare
lungo la discesa nei meandri del suo balzellare
essa abbevera gli incontri e le situazioni
dando vita, da esile torrente fino al fiume, ad infinite emozioni.

Così che l'albero poggiato lungo l'argine cresce ad ogni portata
nei suoi colori, tra armonie e danze di foglie di vita incantata
sembra tutto di passaggio in modo naturale
del fermo e del viaggio, sono eterni istanti di vita gioviale.

Qui viene a vedere sorgere il sole ogni mattina
sul tronco maestro l'ape regina
la natura pare voler venerare
nel suo quieto ed elegante sostare.

La luna è nel cielo affiancata ad una stella
oggi una, domani un'altra, insomma non sempre quella
sono gli incontri di vita non casuali
tra gli esseri tra loro diversi, eppur universali.

Passano la nube, la rondine e il passero nel loro volare
l'azzurro si cosparge d'immenso prima di tramontare
in quelle che appaiono le tenebre della notte
cosparse di gnomi, fate e lune rotte.

Non si vede nulla ora, ma si ode un gorgoglio che conduce
è la musa alla fonte che silenziosa beve e porta nuova luce.

Nelle tue mani e del mare il verso, l'onda dell'universo.


Nuccio Borghesi



martedì 10 marzo 2015

La Stella e la Musa



C'è una stella che ha una parabola ascendente fino a toccare il più alto dell'universo.
Lei stessa è certa che più su di così non le sarà possibile e nel rallentare in quel sopra la parabola,  osserva quell'irripetibile attimo.
Vorrebbe rimanere ma scollina ed inizia a scendere, mutando e divenendo cadente. Stella cadente!
Giù, giù, sempre più giù, non decidendo dove, non sapendo dove. Di nuovo altro giù.
Quel viaggio è emozione, ricco di ricordi della salita, dell'apoteosi del sopra e di essere stata in grado di gustarlo. Quel viaggio proviene dal prima.
Ma quel viaggio discendente è altrettanto entusiasmante, un qui ricco di incontri e sorprese.
La si vede passare fino a scomparire, pure nei cieli terrestri.
Figlia di un volo che è metafora della vita, eccola virare, sfiammare e rallentare fino ad atterrare.
C'è una stella cadente che ora posa tra le mani di una Musa.
Non è stata raccolta ma accolta dal costante incontro tra le creature dell'universo.
Ed in questa nuova parabola, la stella volendo rimanere un'altra volta, prima di intraprendere altre vie in compagnia della Musa, raccoglie un ennesimo irripetibile attimo.

Nuccio Borghesi

giovedì 5 marzo 2015

"C'è un tratto" di Nuccio Borghesi

atomo magnetico

C'è un tratto del volo dell'ape che volteggia all'insù
per poi precipitare dentro al fiore con la testa all'ingiù.

C'è un tratto del passo della volpe che rimane con la zampa sospesa
ed aspetta il momento furbo della sorpresa.

C'è un tratto della primavera e del suo germogliare
che silenzioso provoca il futuro certo sbocciare.

C'è un tratto del fiume quando corre verso il mare
che brontola rumoroso  a cascata il suo precipitare.

C'è un tratto di terra che con cura è stato seminato
che presto o tardi con certezza porterà il frutto sperato.

C'è un tratto di cielo dove sale e scende il sole
e tocca il tutto, nell'inclinazione che vuole.

C'è un tratto di grotta che scende nel sottosuolo
che dona al nascosto un ruolo.

C'è un tratto di polline che rimane sospeso prima di atterrare
che sembra cerca il migliore modo per creare.

C'è un tratto del vivere che non si può toccare
che testimonia la possibilità di amare.

C'è un tratto della luna di lassù
circondato da miriadi di stelle e qualcosa di più.

C'è un tratto, c'è un tratto, c'è un tratto...
… ma il più bel tratto è il tuo contatto.

atomo magnetico

lunedì 2 marzo 2015

Dionisiaca capacità di vivere in armonia col Tutto


[...] forse i sessi sono più affini di quanto non si creda, e il grande rinnovamento del mondo forse consisterà nel fatto che l'uomo e la fanciulla, liberi da tutti i falsi sentimenti e disamori, non si cercheranno come opposti ma come fratelli e vicini e si uniranno come esseri umani, per sopportare insieme, con semplicità, serietà e pazienza, il gravoso sesso a loro imposto.
Ma tutto quello che forse un giorno sarà possibile a molti, il solitario può fin d'ora preparare e costruire con le proprie mani [...]

Rainer Maria Rilke, Lettere a un Giovane Poeta

martedì 3 febbraio 2015

TU!



Tu!

Staccandolo dal suolo
ho rubato alla natura un fiore
ero in cerca di un ruolo
d'aver per sempre nel tuo cuore.

Penso a te,,,, e ...

nel cielo improvvise le fioche nubi
concedono un aureo varco,
permettendo al sole
d'incoronare il mattino.

Sorge l'incontro tutt'intorno
e la luce provoca il raro incanto del giorno.
così che giunge dalla brezza
 pure una carezza.

Or aSpetto l'imbrunire
non so che dire, 
non so che fare,
 vorrei poterti amare.

Seminandolo al suolo
ora condivido un fiore con la natura  
ha i colori di una splendida creatura: tu

(Nuccio Borghesi)

giovedì 29 gennaio 2015

C'è un pezzo di cielo...

C'è un pezzo di cielo che incroci un attimo e poi fila via per le sue cose.
Come l'avessi abitato da sempre, catturandoti ti ammalia, sorprende e proprio per ciò, mi coglie impreparato.
Mi fermo quell'istante necessario per osservarlo. Quasi come l'abitudine, mi pare d'averlo visto nel mio sempre. Scorgo il pieno, il raro e l'elegante come fosse me medesimo, quindi lo avvicino discreto e mi tolgo.
Lui stesso è catturato da un molto che gli è accaduto, accade ed accadrà e proprio per questo mi è raro. Del resto i temporali della vita giungono senza preavviso e rimangono segnando. 
In quel pezzo di cielo vi è un segno grezzo, profondo ed intenso, imploso ed armonioso, da meritar la carezza del pensiero. E' quel tocco unico ed irripetibile che è possibile una sola volta nella vita, talmente alto che coinvolge l'anima e non la fisicità. E' un breve tempo del vivere che avviene e sfugge in un attimo fioco che rimane impresso in un sempre da sfogliare come incredibilmente vissuto. Quel dono della vita, mi pare ovvio nel non scontato, proviene dai ricordi intimi, dagli spazi vissuti, come dalle esperienze parallele lontane che; come calamita ci uniscono: io e quel cielo. Come una nuvola allora passo, lascio nella speranza d'essere ricordato e come nuvola volo via.
So che seppure desiderando di tornare non tornerò, ma l'esserci stato è valso, non solo quell'attimo, ma l'intera vita che mi ha permesso di viverlo.
C'è un pezzo di cielo … che ha un' identità netta e perfetta...tu!
 
Da Roma verso Brescia   19 Gennaio 2014

Nuccio Borghesi