lunedì 29 dicembre 2008

Della coscienza e della consapevolezza...

A volte penso, e sempre più me ne convinco, che noi, anime incarnate, non abbiamo bisogno di avere una coscienza preconfezionata: tutti noi siamo creature consapevoli che devono perseguire una personalissima via del bene. Tutte le risposte sono contenute nel nostro essere: sappiamo tutto senza esserne coscienti pur essendone profondamente consapevoli.
Io credo che dovremmo, innanzi tutto, amare e preservare la materia di cui siamo fatti, facendo attenzione a non fare del valore della vita terrena un assolutismo. D'altronde, ci sarà una ragione se siamo fatti pure di carne, sangue, ossa e nervi...anche se un giorno questi si spegneranno nella morte, alla quale, solo loro, è provato che appartengono.
Eppure, è proprio nella materia che noi possiamo imprimere un segno indelebile del nostro spirito, spirito che nel bene e nel male avrà dato, alla fine del nostra vita, il suo contributo alla creazione, contributo che entrerà a far parte per l'Eternità della memoria dell'Universo. Nel bene e nel male, il nostro passaggio o i nostri passaggi quaggiù resteranno scritti nella materia e da qualsiasi punto di vista la si veda, spiruituale o scientifico che sia, noi siamo sicuramente esseri eterni.
Ognuno di noi ha un compito da portare a termine ed una parte di noi ne è consapevole senza esserne cosciente. Amare, a volte, comporta prendere delle posizioni in contrasto con la morale comune, quella stessa morale dalla quale derivano il senso di colpa, la mentalità, il bisogno di non essere giudicati ma accettati...e tutto ciò, me ne persuado ogni giorno di più, appartiene a quel genere d'influssi esterni che incattiviscono veramente l'essere umano, perché non gli permettono di essere se stesso, di scegliere liberamente...pur non avendone la consapevolezza.
Poiché non è possibile fare scelte che siano veramente inequivocabili, nel decidere quale sia la cosa giusta, a volte, dobbiamo travalicare il nostro amor proprio che c'indurrebbe, sicuramente, a scegliere il male minore, che concettualmente ingloba in sé l'evitare lo scrupolo di coscienza postumo. Ma perseguire una via del bene non significa mai mettersi a posto la stramaledetta coscienza, mai.
Salviamo la materia quindi. Alleviamo la sofferenza. Creiamo situazioni di armonia intorno a noi...anche quando è tanto difficile. Parliamo della vita senza che la morte sia per noi un tabù...e chiediamo, chiediamo continuamente aiuto all'Infinito di cui siamo parte. Credetemi, le risposte arrivano, basta sapere ascoltare...d'altronde, l'ho già scritto: sappiamo tutto senza esserne coscienti pur essendone profondamente consapevoli.

3 commenti:

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  2. Ciao Marina, ho letto sul blog di Gabriele, a tua esperienza di cui aprli di vette, alture, Dio, ecc.
    Anch'io quando avevo tra i 20 e i 25 anni, vissi un esperienza attraverso un sogno che poi si manifesto quasi filo e per segno, in cui cerano vette, paesaggi, natura, la comunicazione tra spirito e natura, Dio, ecc.
    L'esperienza, mi aveva portato a non voler credere a ciò che avevo vissuto, perché mi ero sempre considerata imperfetta nel viverle quelle esperienze, ma allo stesso tempo capii che quando si è disponibili a comunicare con l'inconscio, lui ci fa conoscere e ci fa evolvere. Rarissimamente ho parlato di questa storia, e mi dicevano che devrei parlarne per darne il messaggio. Ma a me mi verrebbe il panico. Per questo allora mi mi ero convinta che quello che avevo vissuto era "merito" della sofferenza.

    Ma nel leggere il tuo post, vedo il lato positivo che ti porta a elevarti oltre.

    da Maria

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  3. Ciao Maria cara,
    sai che non mi ricordo di questo commento lasciato sul blog del Prof?
    Però sono tanto felice di averti quì in casa.
    Spero che ti piaccia il te, m'immagino nel mio salotto inondato di luce a bere te, ascoltando musica classica e parlando serenamente...non so perché ma è così.
    baci marina

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