lunedì 27 giugno 2011

Difficoltà dell'uomo a considerare la vita strettamente legata a questo ambito materiale...



L'Orfismo pare che avesse lo scopo di evocare gli spiriti tutelari dei viventi, anime di antenati o custodi dei vivi. Orfeo introdusse questa pratica nei misteri religiosi che prendono il nome da lui. La Grecia vide propagarsi questo culto, ad imitazione di Orfeo che richiamò alla vita l'ombra di Euridice. Così siamo sempre nel circolo vizioso da cui l'uomo non si è mai potuto liberare: l'anima o lo spirito (vento, aria, soffio) dei morti s'immaginava e s'immagina tutt'ora che continui a vivere, a operare come se fosse uomo vivo. [...] Nessuno si è mai persuaso che tra le tante possibilità poteva esserci questa: dormire, dormire, dormire, dormire, fino al completo disfacimento di tutti i lembi di carne umana attaccati alle ossa. Poi dormire, dormire, dormire fino a che le ossa diventassero cenere. E' un pensiero che non alletta i vivi. Sembra una cosa vilissima all'uomo orgoglioso, andare a finire in una scatola di polvere, mentre l'anima, che è un soffio, si disperde e si confonde con l'aria respirabile dell'atmosfera terrestre. Ho visto e conosciuto dei dottori prettamente materialisti che hanno predicato dalla cattedra che la vita dell'uomo finisce nel niente, ma in occasione della morte di qualcuno di famiglia hanno pensato, per un chi sa? di chiamare al suo capezzale un prete che avesse conciliato il moribondo con gli dèi e i santi invisibili.
(La Scienza dei Magi, Giuliano Kremmerz)

sabato 25 giugno 2011

Scritti per richiamare alla memoria coloro che sono membri dell'Accademia.


"Platone dice che lo scritto ha il suo significato solo per colui che già sa, come mezzo di richiamo alla memoria. Perciò lo scritto più perfetto deve imitare la forza dell'insegnamento orale: proprio al fine di ricordare il modo in cui colui che conosce è diventato conoscente. Lo scritto deve essere 'un tesoro per il richiamo alla memoria' per chi scrive e per i filosofi suoi compagni. Invece per Schleiermaker lo scritto deve essere il mezzo, che è il migliore in secondo grado, per portare colui che non sa al sapere. La totalità degli scritti ha dunque una propria finalità generale di insegnamento e di educazione. Ma, secondo Platone, lo scritto in generale non ha una finalità di insegnamento e di educazione, ma soltanto la finalità di richiamare alla memoria per colui  che è già educato e possiede conoscenza. La spiegazione del passo del Fedro presuppone l'esistenza dell'Accademia, e gli scritti sono mezzi per richiamare alla memoria per coloro che sono membri dell'Accademia."
(F. Nietzsche)

venerdì 24 giugno 2011

Desideri.

Una parola magica vincoli la Ragione ma divaghi sovrana e temeraria Fantasia. Quel che hai osato desiderare è impossibile dunque credibile!

martedì 21 giugno 2011

Necessità


E ora l'ultimo pezzo grosso, il personaggio che Platone colloca nel punto centrale del mito (ER): Necessità, colei che ruota il fuso sul quale è avvolto il filo della nostra vita.
Ricordate il racconto? La dea Ananke, o Necessità, siede sul trono circondata dalle Moire, sue figlie, compagne e aiutanti. Ma è lei, Ananke, a stabilire che la sorte scelta dall'anima è necessaria: non un accidente, non buona o cattiva, non già nota né garantita, semplicemente necessaria. 
[...] Chi e cosa è Ananke? In primo luogo è tra le più potenti potenze del cosmo: Platone cita soltanto due grandi forze cosmiche: Ragione (nous, la mente) e Necessità (Ananke). Ragione risponde per ciò che possiamo comprendere, ciò che segue le leggi e gli schemi dell'intelletto. Necessità opera come una causa "mutevole", o come si traduce a volte, come causa "errante" o "erratica".
Quando una cosa non combacia sembra fuori posto o strana, rompe lo schema consueto, allora, più probabilmente lì c'è la mano di Necessità. Pur determinando la sorte che viviamo, i modi in cui esercita la sua influenza sono irrazionali. Ecco perché è così difficile comprendere la vita persino la propria. La sorte della mia anima deriva dal principio irrazionale. La legge che l'anima segue è quella di necessità che è erratica. Non stupisce che noi lettori si sia attratti dalle biografie e dalle autobiografie: perché in esse si può intravedere come agisce nella vita umana l'irrazionale Necessità. Ma benché il dominio di Necessità sia assoluto e irreversibile, il suo determinismo è indeterminato, imprevedibile.
[...] Mentre eseguiamo un'azione, mentre compiamo una scelta, noi siamo convinti che vi siano delle opzioni. Opzioni agente, Scelte, Decisioni: sono gli slogan di cui si nutre l'Io. Ma se alziamo per un attimo gli occhi dall'azione in cui siamo impegnati e ci fermiamo a riflettere, ecco l'implacabile sorriso di Necessità, a dirci che, qualunque scelta compiamo, è esattamente la scelta richiesta da lei. Non poteva essere altrimenti. Nell'istante in cui la decisione accade, essa è necessità. Prima della decisione tutto è ancora aperto davanti a noi. Perciò, assurdamente, Necessità si fa garante solo del rischio: in ciascuna decisione rischiamo tutto, anche se poi che viene deciso diventa immediatamente necessario.
(James Hillman, IL CODICE dell'ANIMA)

giovedì 16 giugno 2011

Le coincidenze non esistono...



Le coincidenze non esistono, quando accadono è perché hanno bisogno di manifestare delle volontà superiori. E' la potenza dell'energia che ti aiuta a realizzare ciò che vuoi veramente. Ti ricordi Marco quando ti parlavo di aiuti esterni? Sono incontri di energia emessi da un unico punto e scorrono paralleli alle nostre intenzioni anche quelle più recondite. Possono vivere dentro di noi anche in fase latente. Quando però decidi di muoverti e cercare quello per cui sei nato, i fattori esterni ti aiuteranno a individuare il cammino che stai percorrendo inconsapevolmente.
("Soffio Vitale", Walter Pistillo) 

martedì 14 giugno 2011

Circolo ermeneutico: l'adeguata comprensione degli scritti può essere attuata solo da chi ha pre-conoscenze de quelle cose di cui parla lo scritto.

La scrittura non da memoria ma solo la capacità di richiamare alla memoria, né sapienza ma solo opinione ... richiamare alla memoria di chi sa le cose su cui verte lo scritto (Fedro).
(Giovanni Reale) 

lunedì 13 giugno 2011

Il vero scrittore secondo Platone dovrà possedere queste tre prerogative o regole auree:

  1. Dovrà conoscere nel miglior modo possibile l'essenza della cosa di vuole parlare.
  2. Dovrà conoscere la natura dell'anima e delle sue varie forme.
  3. Dovrà costruire i suoi discorsi in funzione della capacità di recepirli da parte di quei particolari tipi di anime a cui intende rivolgersi.
(In altre parole) ecco le tre regole auree:

  1. Prima bisogna che uno sappia il vero su ciascuna delle cose sulle quali parla o scrive e sia in grado di definire ogni cosa in se stessa e, una volta definita, sappia dividerla nelle sue specie fino ad arrivare a ciò che non è più ulteriormente divisibile. 
  2. E dopo essere penetrato nella natura dell'anima, ritrovando allo stesso modo la specie adatta per ciascuna natura,
  3. bisogna che costruisca ed ordini il suo discorso in modo corrispondente, dando a un'anima complessa discorsi complessi e che comprendano tutte le armonie, e a un'anima semplice discorsi semplici.
Prima di questo non sarà possibile che si tratti con arte, nella misura in cui convenga per natura, il genere dei discorsi, né per insegnare né per persuadere. (277 BC)

(Tratto da: Per una nuova interpretazione di Platone alla luce delle "dottrine non scritte". - Giovanni Reale, Bompiani)


sabato 11 giugno 2011

Illusioni...

Francamente, mi mettono un po' tristezza le affermazioni di consapevolezza assoluta. Ciascuno di noi è una espressione umana e psichica a sé.
Si può dire:
"Ho la vivida sensazione che..."
"Ho la vaga impressione..."
"Secondo la mia esperienza personale le cose potrebbero essere così... o perlomeno io le ho vissute così."
La verità è che nessuno sa niente di niente. Parliamo d'amore!

venerdì 10 giugno 2011

Confucio: comportamento del nobile per evitare i pericoli insiti nella vita.


Il nobile acquieta la sua persona prima di mettersi in moto. Egli si raccoglie nella mente prima di mettersi a parlare. Egli consolida le sue relazioni prima di chiedere una cosa.
Rispettando questi tre punti egli vive in completa sicurezza.
Se invece si è impulsivi nei propri movimenti, la gente non collabora. Se si è agitati nel parlare, non si trova eco presso la gente. Se si chiede una cosa prima di avere annodato una relazione, la gente non la dà.
Quando nessuno è con noi accorrono i malvagi a far danno.

mercoledì 8 giugno 2011

Essenza e vita...

"In ultima analisi contiamo solo in virtù dell'essenza che incarniamo, se non la realiziamo, la vita è sprecata." (C. G. Jung)


Secondo Voi, Cosa vuole dire Jung con questa affermazione? Mi aiutate? Grazie.







martedì 7 giugno 2011

Coincidenze e destino...


Ma secondo voi, se i sogni e i desideri sono accompagnati dalle coincidenze significative stiamo parlando di destino?

Strappi nel nostro cielo...


Che senso ha avere una premonizione? 

lunedì 6 giugno 2011

Attento a quel che desideri, potrebbe avverarsi (O. Wilde)



I desideri hanno questo di pericoloso, che vengono esauditi.
Tutto quel che io desidero esiste, o è esistito o esisterà in qualche luogo. Perché io non posso inventare completamente. E allora, come non essere esaudito.
(Simone Weil)

domenica 5 giugno 2011

La rinascita di Afrodite



Dentro la tua infinità
la mia compiutezza
per le tue onde sacre
il respiro del mio cuore
nei tuoi azzurri fondali
ogni mio colore.



(Maria Allo, 5 giugno 2011)

Un senso di te, di me...


"Il cavallo bianco è l'immagine del pensiero che supera le barriere del tempo e dello spazio."

venerdì 3 giugno 2011

Solitudine nella "conoscenza" ...


Bisogna essere grezzi e ignoranti per piacere prima di tutto a sé stessi e poi per riscuotere l'ammirazione altrui. Solo uno sciocco può ambire alla cosiddetta vera cultura, perché in primo luogo acquisirla è assai gravoso e in secondo luogo non offre alcun vantaggio. L'uomo dotto si ritrova solo, respinto e isolato dal mondo. 
(Elogio della Follia, Erasmo)

mercoledì 1 giugno 2011

Il caso è Dio che passeggia in incognita... (A. Einstein)

Quaggiù:
"Ma che coincidenza!"


Lassù:
"Ma questa non è una coincidenza... non è stato facile organizzare tutto!"