sabato 9 ottobre 2010

Animula Vagula Blandula...

Piccola anima smarrita e soave
compagna e ospite del corpo
ora t'appresti ad ascendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più i consueti svaghi

"Ora, mi propongo ancor più: ho concepito il progetto di raccontarti la mia vita. [...] Ignoro a quali conclusioni mi trascinerà questo racconto. Conto su questo esame dei fatti per definirmi, forse anche per giudicarmi o, almeno, per conoscermi meglio prima di morire.
Come chiunque altro, io conosco tre mezzi per valutare l'esistenza umana: lo studio di sé stessi è il metodo più difficile, il più insidioso, ma anche il più fecondo; l'osservazione degli uomini, i quali nella maggior parte s'adoperano per nasconderci i loro segreti o per farci credere di averne; e i libri, con i caratteristici errori di prospettiva che sorgono tra le righe. [...]
La parola scritta m'ha insegnato ad ascoltare la voce umana, press'a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m'hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini. Viceversa, con l'andar del tempo, la vita m'ha chiarito i libri.
Ma questi mentono anche i più sinceri. I meno abili, in mancanza di parole e di frasi nelle quali racchiuderla, colgono, della vita, un'immagine povera e piatta; altri, come Lucano, l'appesantiscono, l'ammantano d'una dignità che non possiede. Altri ancora, al contrario, come Petronio, l'alleggeriscono, ne fanno una palla vuota e saltellante, che è facile prendere e lanciare in un universo senza peso. I poeti ci trasportano in un mondo più vasto o più bello, più ardente o più dolce di quello che ci è dato; perciò, appunto, diverso, e, in pratica, pressocché inabitabile. [...] Mi troverei molto male in un mondo senza libri, ma non è lì che si trova la realtà, dato che non vi è per intero.
L'osservazione diretta degli uomini è una norma ancora meno completa, limitata com'è, nella maggior parte dei casi, alle constatazioni piuttosto grette di cui la maldicenza umana si pesce. Il rango, la posizione, i casi della nostra vita restringono inoltre il campo visivo dell'osservatore: il mio schiavo ha possibilità di osservarmi completamente diverse da quelle che ho io per osservar lui; e tanto brevi quanto le mie. [...] Quel che sappiamo sul conto degli altri è quasi tutto di seconda mano. Se per caso qualcuno si confida, non fa che perorare la sua causa; la sua apologia è già pronta. Se lo osserviamo non è solo. Mi è stato rimproverato di legger con piacere i rapporti della polizia di Roma; vi scopro continuamente di che stupire; amici o sospetti, sconosciuti o familiari, quanta gente mi sorprende; le loro follie mi servono di scusante alle mie. Non mi stanco mai di paragonare la persona tutta vestita all'uomo nudo. [...]
Quanto all'osservazione di me stesso, mi ci costringo, non foss'altro che per entrare a far parte di questo individuo in compagnia del quale mi toccherà vivere fino all'ultimo giorno; ma una familiarità che dura da quasi sessant'anni comporta ancora parecchie probabilità d'errore. Nel profondo, la mia conoscenza di me stesso è oscura, interiore, inespressa, segreta come una complicità. Dal punto di vista più impersonale, è gelida, tanto quanto le teorie che posso elaborare sui numeri: mi valgo di quel po' d'intelligenza che ho per esaminare più dall'alto, da lontano, la mia vita, che, in tal modo, diventa la vita di un altro. Ma questi due procedimenti della conoscenza di sé sono difficili, ed esigono, l'uno che ci si cali dentro sé stessi, l'altro che ci si ponga all'esterno. Per inerzia, tendo come tutti a sostituirvi mezzi meramente consuetudinari, un'idea della mia vita parzialmente modificata dall'idea che se ne forma il pubblico; giudizi bell'e fatti, cioè a dire mal fatti, come un modello già preparato sul quale un sarto maldestro adatti a fatica la nostra stoffa. Strumenti di valore ineguale, utensili più o meno logori; ma non ne possiedo altri: me ne servo per forgiarmi alla meglio un'idea del mio destino d'uomo.
Quando prendo in esame la mia vita, mi spaventa di trovarla informe. [...]"

(Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar)

2 commenti:

  1. Grande Marina
    Questo libro l'ho proposto ai miei ragazzi per le letture estive!
    La lettera è un inno alla vita di un uomo che si sente "responsabile della bellezza del mondo" quando la malattia (l'idropisia al cuore) l'aveva assalito avvicinandolo alla morte imminente. La Yourcenar ha la straordinaria capacità avvicinarlo a noi e far diventare attuale la storia di Adriano, vissuto duemila anni fa ma uguale ad un di noi: un uomo, con tutte le sue fragilità, (la passione e la sofferenza per il suicidio dell'amato, la sua malattia ) ma anche le sue grandezze, uomo di immensa cultura(Ebbe particolare interesse per la letteratura e le tradizioni greche) , amante del bello, dell'arte ( visitò città e monumenti ed acquistò opere d'arte che portò in Italia per ornare la sua villa) della filosofia, curioso viaggiatore, grandissimo organizzatore della vita pubblica, amante della pace in un periodo traballante dell'Impero.
    E poi per merito di Adriano possiamo godere del meraviglioso Pantheon!!
    Grazie cara per il tuo impegno! UN GRANDE ABBRACCIO, Mary

    RispondiElimina
  2. Maria,
    adoro la tua preparazione unita, però, alla grande sensibilità! Baci

    RispondiElimina

Sii educato,grazie e benvenuto.