sabato 30 ottobre 2010

Amore....




"Amore guarda non con gli occhi ma con l'anima e perciò l'alato Cupido viene dipinto cieco." 

(William Shakespeare) "

venerdì 29 ottobre 2010

La bellezza...


Uno degli attributi della bellezza, l'avvenenza, è l'attrattiva: la bellezza esige d'esser guardata e, talora, ammirata.

mercoledì 27 ottobre 2010

Poetare...


Poetare, nel suo senso più alto, è oltraggiare il tempo. [...] Poetare è ascendere alle origini, tra le magiche invarianze del destino. [...] ...il pensiero poetante o la poesia pensante è il linguaggio più vero per spingere la parola nei pressi dell'indicibile. [...] L'arché del poetare è l'immutabile. Trascorrono i secoli ma la poesia canta sempre la medesima cosa, come una musica primordiale che arpeggia incessante la sinfonia del destino. La sinfonia dell'anima è nel passaggio. [...] Il poeta soffre il tramonto dell'eternità e scorge l'eternità nel tramonto.
(M. Veneziani)

martedì 26 ottobre 2010

Il dolore è parte integrante della vita...anche quando non è condivisibile....

Vuoto di me


Come un involucro 
che non ha ancora raggiunto la misura,
        io me ne vado per il mondo
contenendo tutto il mio dolore.


   Mi sono svuotata di me. 
Ho accolto e
fatto posto a tutta la mia sofferenza...
e faccio attenzione che, questa, 
          non debordi nel mondo intorno,
che tanto apprezza, 
     anzi chiede l'apparente allegria.
        
A volte mi apro, ed è proprio allora, 
quando un'ombra di verità oscura il mio sorriso
che, se non sono sola,
            io mi sento spudoratamente sola:
spogliata del mio dolore, carne viva
    ...e vuota di me.


(Roma, 26/10/21010)

domenica 24 ottobre 2010

"Sappi che sei un altro mondo in miniatura e hai in te Sole e Luna e anche le stelle." Leviticum 5,2





Perché tutto il cielo in noi si rinnova, havendo noi un ardente vigore, e una celeste origine. Primieramente che altro in noi la Luna significa, che quel nostro continuo movimento dell'anima e del corpo? Marte dipoi la nostra prestezza. Saturno la tardità. Il Sole mostra in noi Iddio, Giove la leggie, Mercurio la ragione, Venere la piacevolezza e humanità.
MARSILIO FICINO, Lettera a Lorenzo il Magnifico.

sabato 23 ottobre 2010

Le idee servono poteri archetipici: non è possibile vedere niente se non attraverso le lenti degli archetipi.


Per i metafisici platonici le idee esistono in una realtà sovrasensibile, accessibile soltanto alla ragione, all'immaginazione e alla memoria - e forse alle pratiche magiche. Essi sostengono che le idee possono essere pensate, immaginate e ricordate - e forse manipolate (controllo della mente, propaganda, indottrinamento), ma non si possono toccare o sentire. [..] Dal momento che le idee sono già operanti nelle nostre prospettive - come quando ad esempio diciamo: "Questa è una tua percezione; la mia idea è diversa" - Capovolgere le idee e guardarle attentamente diventa importantissimo per qualunque tentativo, di qualunque genere. Poiché diamo per scontate le nostre idee, le idee (come poteri sovrasensibili), senza che ce ne accorgiamo, ci posseggono. C'è un'idea in particolare, però, che ostacola fin dall'inizio l'esame delle idee: la convinzione che siamo noi a crearle con la nostra testa, come se fosse il cervello umano a secernerle. [...] Il poeta W. H. Auden ha guardato in trasparenza a questa illusione umanistica, che cerca di imbrigliare la libertà delle idee, e ha concluso: "Noi siamo vissuti dai poteri che vogliamo far credere di capire." (J. Hillman)

giovedì 21 ottobre 2010

Modestia...


Coloro che sono pieni di opinioni e di certezze dovranno attendere di aver svuotato la loro tazza per intraprendere il cammino verso la saggezza.

mercoledì 20 ottobre 2010

Del Male...

"Il Male è una grandissima potenza."
(C.G. Jung)
Maggie Taylor


"Arduo è sapere dove comincia e dove finisce la porzione di male che abbiamo il dovere e la possibilità di impedire e da cosa arguire i suoi confini. Tra l'indifferenza al male che non possiamo impedire e l'operosità contro il male che possiamo impedire sorge una zona grigia di stadi intermedi con un'indefinita attenuazione per gradi del male." 
(M. Veneziani)

"Il male è non stabilire rapporti. Il male è il non comprendere la relazione che esiste tra il mio godimento e l'altrui sofferenza, separare (atto cruciale del diabolus) ciò che a me frutta dallo sfruttamento di altri, sconnetterà la mia vita da quella del mio prossimo." 
(Simone Weil) 

martedì 19 ottobre 2010

Amor fati...


"Ma la conquista nella quale ho impegnato tutto me stesso - la più ardua - è stata la libertà di assentire.
IO VOLEVO LO STATO IN CUI ERO."


"La vita per me era un destriero, di cui si sposano i movimenti, ma dopo averlo addestrato quanto meglio ci riesce. Dato che, in fin dei conti, tutto consiste in un atto volitivo interiore - lento, insensibile, tale da implicare anche l'adesione del corpo - mi studiavo di raggiungere gradualmente questa condizione di libertà, o di sottomissione, quasi allo stato puro." 
(Memorie di Adriano - M. Yourcenar)

domenica 17 ottobre 2010

Stare all'erta...


Il segreto è stare in una condizione di assoluta centralità per rispondere in modo spontaneo [..] Il peccato della sbadatagine, del non stare all'erta, è il peccato di chi perde i momenti della vita e tutta l'arte dell'inazione nell'azione è l'arte della prontezza costante. Solo in questo modo si può godere della vita in ogni istante che passa; ma il segreto sta nel fatto che non si deve fare nulla, perché è la vita che si agita in noi, si muove con noi e ci parla di sé. (Joseph Campbell)

venerdì 15 ottobre 2010

Vizio del tradizionalismo... "appunti del viaggio all'inverso"... per non entrare in conflitto con sé stessi.

"Una volta abbandonata la fede tradizionale non sperare più di tornarvi, perché condizione essenziale di quella fede è che tu non sappia di essere un tradizionalista." (Al Ghazali)
Tratto da Ricordi, Sogni, Riflessioni di Carl Gustav Jung:

"Alcuni anni dopo i miei primi esperimenti con le canne (o monete), I Ching venne pubblicato con un commento di Wilhelm. Mi procurai immediatamente il volume, e con mia grande soddisfazione osservai che Wilhelm aveva in gran parte la mia stessa concezione sulle connessioni dei significati (dei responsi oracolari). Ma egli conosceva tutta la letteratura e pertanto poteva colmare tutte le lacune che mi erano rimaste [...]
Da giovane Wilhelm era andato al servizio di una missione cristiana in Cina, e qui gli si era spalancato innanzi il mondo dello spirito orientale. Egli aveva una personalità schiettamente religiosa, dotata di una visione delle cose ampia e senza veli. Possedeva la capacità di ascoltare senza pregiudizi la rivelazione di una mentalità straniera, e di compiere quel miracolo di empatia che gli consentiva di rendere accessibili all'Europa i tesori intellettuali della Cina. Era profondamente influenzato dalla cultura cinese, e una volta disse: E' una grande soddisfazione per me il fatto di non aver mai battezzato un solo cinese! [...] 
Le sue concezioni cristiane erano passate in secondo piano, ma non erano scomparse del tutto; costituivano una specie di riserva mentale, una riserva morale che in seguito doveva avere conseguenze fatali sul suo destino.
In Cina aveva avuto la fortuna di incontrare un saggio dell'antica scuola, cacciato via dall'interno dalla rivoluzione. Questo saggio, di nome Lau Nai-suan, lo aveva introdotto alla conoscenza della filosofia yoga cinese e della psicologia de I Cing. E' alla collaborazione di questi due uomini che si deve l'edizione de I Ching col suo eccelente commento (quello di Wilhelm); ritengo che questa pubblicazione costituisca l'opera più importante di Wilhelm [...]
Quando fu finita l'ultima pagina della traduzione, e arrivavano le prime bozze di stampa, il vecchio maestro Lau Nai-suan morì. Era come se avesse compiuta la sua opera e avesse consegnato all'europeo il suo messaggio della vecchia Cina morente. E Wilhelm era stato il discepolo perfetto, l'adempimento del desiderio sognato dal saggio.
Wilhelm, quando lo conobbi, pareva completamente cinese, nei modi esteriori così come nel modo di scrivere e di parlare. Aveva fatto suo il punto di vista orientale, e l'antica cultura cinese lo aveva penetrato fino in fondo. Ritornato in Europa aveva ripreso le attività nel China Institut di Francoforte sul Meno. Comunque, sia nel suo insegnamento, sia nelle conferenze che teneva a profani, pareva avvertisse il peso dello spirito dell'Europa. Concezioni e modi di pensare cristiani venivano sempre di più alla superficie. Alcune sue conferenze che in seguito andai ad ascoltare, si distinguevano a mala pena da prediche convenzionali.
Questo ritorno al passato e questo processo di riassimilazione all'Occidente mi parvero piuttosto irriflessi, e pertanto pericolosi. Temevo che egli dovesse così venirsi a trovare in conflitto con sé stesso. Dal momento che, come credevo di capire, si trattava di una assimilazione passiva, vi era il rischio di un conflitto relativamente inconscio, di uno scontro dell'anima occidentale e orientale. Se, come supponevo, il suo atteggiamento cristiano originariamente aveva ceduto all'influsso della Cina, adesso poteva accadere il contrario, che l'elemento europeo avesse di nuovo il sopravvento sull'Oriente. Se un processo del genere si verifica senza un forte, cosciente tentativo di spiegazione, allora il conflitto inconscio può anche compromettere seriamente lo stato generale di salute.
Alcuni anni dopo, Wilhelm era ospite a casa mia, quando fu colpito da un attacco di dissenteria amebica [...] Le sue condizioni peggiorarono durante i mesi seguenti, e poi seppi che era stato ricoverato in ospedale. Andai a fargli visita a Francoforte e mi trovai di fronte un malato grave. I medici non avevano ancora deposto ogni speranza, e pure Wilhelm mi parlava di progetti che intendeva realizzare non appena si fosse ristabilito. Condivisi le sue speranze, ma non avevo dubbi. Ciò che egli mi confidò in quell'occasione confermò le mie supposizioni. In sogno egli vedeva gli infiniti sentieri delle steppe asiatiche, quella Cina che aveva abbandonato; ritornava brancolando al problema che essa gli aveva posto, e al quale l'Occidente gli aveva impedito di dare una risposta. Adesso era ben cosciente del problema, ma non era stato capace di trovarne una soluzione. La sua malattia si trascinò per mesi.
Alcune settimane prima della sua morte, quando già da molto tempo non avevo più avuto sue notizie, fui svegliato proprio mentre ero sul punto di addormentarmi, da una visione. Un cinese, che indossava un camice azzurro, le mani incrociate dentro le maniche, era ai piedi del mio letto, e mi si inchinava dinnanzi profondamente, come se desiderasse consegnarmi un messaggio. Capii di che si trattava. la visione era straordinariamente chiara. Potevo vedere non solo ogni ruga nel viso dell'uomo, ma anche ogni filo del tessuto del suo abito.
Il problema di Wilhelm potrebbe anche essere considerato come un conflitto tra la coscienza e l'inconscio [...] Sebbene egli s'interessasse profondamente quando io gli presentavo il punto di vista psicologico, il suo interesse restava vivo finché le mie considerazioni concernevano questioni obiettive [...] Ma non appena io cercavo di toccare il vero problema del suo conflitto interiore, immediatamente avvertivo che si ritirava, si richiudeva in sé stesso, punto sul vivo. E' questo un fenomeno che ho osservato in molti uomini importanti. Si tratta, come diceva Goethe nel Faust, di una regione inviolata, e da non violare, nella quale nessun uomo può, né deve, entrare per forza: un destino che non sopporta intervento umano.

martedì 12 ottobre 2010

OCCHI NUOVI...



 
    E mi chiedo come sia possibile per me incontrarti,
    e convengo come me stessa
quanto sia irragionevole sperare che sia tu a trovarmi,
     segregata come sono per amore,
in questa qualunque campagna di periferia, così lontana dal tuo scintillante universo.

Eppure, tutto mi parla di te e di te mi racconta
e, poi, io lo capisco...
      perché ogni segno al quale ho prestato attenzione,
là fuori nel mondo,
       solo perché sapevo,
qui dentro il mio intimo, essere rivolto a me, 
ogni volta misteriosamente, io devo scoprire che riguarda te.

Segreti incomprensibili mi vivono:
tutta la grazia e la magia del mondo, oscuramente,
si sono svelate alla mia sensibilità
    dopo avere incrociato il tuo sguardo...
come se, grazie ai tuoi occhi,
avessi io ricevuto occhi nuovi per vedere oltre l'orizzonte delle scontate apparenze...
    e scoprire, poi, che
    la vita vera non è quella che vediamo scorrere frenetica e indifferente,
piuttosto, quella che immaginiamo con gli occhi degli affetti.
     
Ecco perché io so che tu sei Amore per me.

(12 ottobre 2010)

Precetti dell'Amor Fati.

.

Quel che esiste merita di esistere.
Ciò che perisce merita di perire.
Ciò che accade sia benvenuto
e accolto secondo il suo rango.
Niente è da abolire e da creare,
entrando e uscendo dal nulla.
Tutto è da ordinare, con gratitudine.
Ogni cosa a suo posto e a suo tempo.
(M. Veneziani, AMOR FATI)

...e che Dio mi dia la forza per andare avanti.

lunedì 11 ottobre 2010

Rapporti nauseanti...


NON CI SONO AL MONDO PERSONE PIU' VOLGARI DEI NOSTRI COMPLICI.

domenica 10 ottobre 2010

Dormendo...


Pablo Picasso, Sogno
 "L'Universo è una grande cassa di risonanza, se sei in profondo contatto con te stesso, presto scoprirai che ad ogni tuo pensiero corrisponde una eco di risposta." (notte tra il 9 e il 10 di ottobre, ore 2:30)

"Non esiste, nel mondo reale, una verità razionale che sia condivisibile fra uomini. Solo nell'ascolto della propria sensibilità, applicata ai vari casi della vita, l'uomo può ritrovare un senso di verità comune." (notte tra il 9 e il 10 di ottobre, ore 5:00)

sabato 9 ottobre 2010

Animula Vagula Blandula...

Piccola anima smarrita e soave
compagna e ospite del corpo
ora t'appresti ad ascendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più i consueti svaghi

"Ora, mi propongo ancor più: ho concepito il progetto di raccontarti la mia vita. [...] Ignoro a quali conclusioni mi trascinerà questo racconto. Conto su questo esame dei fatti per definirmi, forse anche per giudicarmi o, almeno, per conoscermi meglio prima di morire.
Come chiunque altro, io conosco tre mezzi per valutare l'esistenza umana: lo studio di sé stessi è il metodo più difficile, il più insidioso, ma anche il più fecondo; l'osservazione degli uomini, i quali nella maggior parte s'adoperano per nasconderci i loro segreti o per farci credere di averne; e i libri, con i caratteristici errori di prospettiva che sorgono tra le righe. [...]
La parola scritta m'ha insegnato ad ascoltare la voce umana, press'a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m'hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini. Viceversa, con l'andar del tempo, la vita m'ha chiarito i libri.
Ma questi mentono anche i più sinceri. I meno abili, in mancanza di parole e di frasi nelle quali racchiuderla, colgono, della vita, un'immagine povera e piatta; altri, come Lucano, l'appesantiscono, l'ammantano d'una dignità che non possiede. Altri ancora, al contrario, come Petronio, l'alleggeriscono, ne fanno una palla vuota e saltellante, che è facile prendere e lanciare in un universo senza peso. I poeti ci trasportano in un mondo più vasto o più bello, più ardente o più dolce di quello che ci è dato; perciò, appunto, diverso, e, in pratica, pressocché inabitabile. [...] Mi troverei molto male in un mondo senza libri, ma non è lì che si trova la realtà, dato che non vi è per intero.
L'osservazione diretta degli uomini è una norma ancora meno completa, limitata com'è, nella maggior parte dei casi, alle constatazioni piuttosto grette di cui la maldicenza umana si pesce. Il rango, la posizione, i casi della nostra vita restringono inoltre il campo visivo dell'osservatore: il mio schiavo ha possibilità di osservarmi completamente diverse da quelle che ho io per osservar lui; e tanto brevi quanto le mie. [...] Quel che sappiamo sul conto degli altri è quasi tutto di seconda mano. Se per caso qualcuno si confida, non fa che perorare la sua causa; la sua apologia è già pronta. Se lo osserviamo non è solo. Mi è stato rimproverato di legger con piacere i rapporti della polizia di Roma; vi scopro continuamente di che stupire; amici o sospetti, sconosciuti o familiari, quanta gente mi sorprende; le loro follie mi servono di scusante alle mie. Non mi stanco mai di paragonare la persona tutta vestita all'uomo nudo. [...]
Quanto all'osservazione di me stesso, mi ci costringo, non foss'altro che per entrare a far parte di questo individuo in compagnia del quale mi toccherà vivere fino all'ultimo giorno; ma una familiarità che dura da quasi sessant'anni comporta ancora parecchie probabilità d'errore. Nel profondo, la mia conoscenza di me stesso è oscura, interiore, inespressa, segreta come una complicità. Dal punto di vista più impersonale, è gelida, tanto quanto le teorie che posso elaborare sui numeri: mi valgo di quel po' d'intelligenza che ho per esaminare più dall'alto, da lontano, la mia vita, che, in tal modo, diventa la vita di un altro. Ma questi due procedimenti della conoscenza di sé sono difficili, ed esigono, l'uno che ci si cali dentro sé stessi, l'altro che ci si ponga all'esterno. Per inerzia, tendo come tutti a sostituirvi mezzi meramente consuetudinari, un'idea della mia vita parzialmente modificata dall'idea che se ne forma il pubblico; giudizi bell'e fatti, cioè a dire mal fatti, come un modello già preparato sul quale un sarto maldestro adatti a fatica la nostra stoffa. Strumenti di valore ineguale, utensili più o meno logori; ma non ne possiedo altri: me ne servo per forgiarmi alla meglio un'idea del mio destino d'uomo.
Quando prendo in esame la mia vita, mi spaventa di trovarla informe. [...]"

(Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar)

Vita, Morte, Amore: i misteri che sfuggono al nostro controllo.


"...ora, puoi esprimere qualsiasi desiderio ed io lo esaudirò. Però, al mio potere c'è un limite: non posso resuscitare i morti né fare innamorare qualcuno di te se non lo vuole."

martedì 5 ottobre 2010

Ed ora...


"Un demone accompagna la nascita e determina il destino." (Esiodo) "...guardiano durante la vita per fa sì che ognuno adempia al suo destino." (Platone, La Repubblica, X, 620)... e ciò richiama a quella "provvidenza minore, preziosa, che ci abita dentro, cordone ombellicale con la Provvidenza maggiore che dimora lontano" (M. Veneziani, Amor Fati), ove è custodito, nella Memoria dell'Universo, il nostro destino...in Ordine alla Giustizia ed alla Necessità.

lunedì 4 ottobre 2010

Incantevole Maria Allo che ci spiega meglio il mio post: Convergenza tra Provvidenza e Fato.

Incantevole Marina,

Trovo estremamente interessante questo post!

Certamente il Caso o la Τυχη, presente nella mitologia greca,
 si allontana dall'idea di Provvidenza che, per gli Stoici e quindi anche per Seneca, rappresenta l'autentica libertà dell'uomo, cioè la possibilità di volere ciò che il Destino vuole in modo da porre l'uomo stesso come guida del suo percorso. In tal modo Provvidenza coincide con pronoia da pro-(=che sta davanti) e noùs (intelletto)=che sta davanti all'intelletto....

Convergenza tra Provvidenza e Fato

"Grande è l'animo di chi si è abbandonato [al destino], al contrario piccino e ignobile quello di chi si ribella e disapprova l'ordine dell'universo e preferisce correggere gli dèi piuttosto che sé stesso." (Seneca, Lettere a Lucilio, 107)


"Conducetemi, o Zeus e tu, Fato, ovunque da voi son destinato: così vi seguirò senza esitazione, e se anche non volessi, vi dovrei non meno seguire, divenuto cattivo." (Stobeo, Florilegio, VI, 19)



venerdì 1 ottobre 2010

Scegliere una via del cuore e percorrerla in tutta la sua lunghezza...

...ma questa immagine mi ha fatto tanto ridere!



...e questa frase di mia nonna mi ha fatto tanto riflettere!

"La Legge di Dio, quella Vera, non la conosce nessuno: Dio è mistero, tutto quel che ci circonda è mistero, la vita è mistero."
(luglio 2009, nonna Angiola la continentale)