venerdì 9 giugno 2017

Fato e Grazia

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Virgilio invita a non stupirsi che un essere umano possa morire prima del giorno stabilito e che i meriti o le colpe dell'uomo possano intersecare o contraddire il fato, giacché esistono fati che sono chiamati denuntiatiua e fati che sono chiamati condicionalia. I primi sono quelli che predeterminano eventi che avverranno in ogni caso. Quanto stabilito dai fati condicionalia è subordinato, invece, alla realizzazione di una specifica circostanza, che può non verificarsi. Così nella Eneide il destino di Didone prevedeva che fosse felice e morisse in età avanzata, purché, però, non giungesse sulla costa libica la flotta troiana. Quanto alla cosiddetta morte meritata, si dice che muoiono per morte meritata e non per fato coloro che commettono colpe enormi e imperdonabili contro gli dèi ... infatti coloro che oltrepassano la misura della colpa da soli decretano per sé stessi la punizione e se la si ritiene da imputare al destino, si sminuisce la responsabilità dei colpevoli.
Qui di seguito il passo dell'Eneide che descrive la morte di Didone e la discesa di Iride personificazione dell'arcobaleno, che unisce il cielo con la terra. Figlia di Taumanté e della oceanina Elettra, Iride funge da messaggera occasionale degli dèi, in particolare di Zeus/Giove e di Era/Giunone.


Ella tentando ancora di sollevare le palpebre pesanti,
manca: gorgogliò la ferita piantata sotto il petto.
Tre volte sollevandosi e puntata sul gomito si alzò,
tre volte si arrovesciò sul letto e con gli occhi erranti verso l'alto
cielo cercò la luce, e gemette poi che l'ebbe trovata.
Allora Giunone onnipotente, mossa a pena dalla lunga agonia,
e dal faticoso trapasso, Iride mandò giù dall'Olimpo,
che spegnesse il dibattersi dell'anima, e le avvinte membra.
Poiché, infatti, non per suo termine, né per morte meritata periva,
ma misera prima del tempo e arsa da subitanea follia,
non ancora Proserpina le aveva reciso dal sommo capo
un capello biondo, e destinata la sua persona all'Orco di Stige.
Dunque Iride rugiadosa con le rosee penne per il cielo
mille colori diversi tracciando contro il sole,
giù vola e sulla sua testa si librò: "Io questo a Dite
consacro offro come mi fu comandato e ti libero da questo corpo."
Così dice. e con la destra taglia un capello: e insieme tutto
svanì il calore, e fra i venti si ritrasse la vita.                                       

Eneide, Libro IV 688-705

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