sabato 17 ottobre 2015

Scrivere


Sapere che non si scrive per l'altro; sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi io amo, sapere che la scrittura non compensa niente, non sublima niente, che è precisamente là dove tu non sei: è l'inizio della scrittura.
Roland Barthes, Frammenti di un Discorso Amoroso

Lei domanda se i suoi versi sono buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia a riviste. [...] Lei guarda all'esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non  v'è che un mezzo:. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere, verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe se le fosse negato di scrivere? questo soprattutto si domandi, nell'ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice "io devo" questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro l'ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. Non scriva poesie d'amore [...] Se la sua giornata le sembra povera,non l'accusi: accusi se stesso, si dice che non è abbastanza povera da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà,né vi sono luoghi indifferenti e miseri.
Rainer Maria Rilke, Lettere a un Giovane Poeta 

giovedì 15 ottobre 2015

Il colpo di Fulmine #RolandBarthes


Il colpo di fulmine è un'ipnosi: io sono affascinato da un'immagine: prima scosso, elettrizzato, messo in fermento, rivoltato, "galvanizzato", come lo era Menone da Socrate, modello degli oggetti amati, delle immagini seducenti, o anche convertito da un'apparizione, dato che niente distingue la via dell'innamoramento dalla via di Damasco; e dopo impaniato, appiattito, immobilizzato, con il naso schiacciato contro l'immagine (lo specchio). Nel momento preciso in cui, per la prima volta, l'immagine dell'amato mi rapisce, io sono come la gallina meravigliosa del gesuita Athanasius Kircher (1646) che, con le zampe legate, s'addormentava fissando gli occhi sulla linea di gesso, la quale, come un laccio, le passava vicino al becco; quando la si slegava, essa restava immobile, ammaliata, "sottomessa al suo vincitore", dice il gesuita; tuttavia, per destarla dal suo incanto, per spezzare la violenza del suo Immaginario (vehemens animalis imaginatio), bastava darle un colpetto sull'ala: essa trasaliva e ricominciava a razzolare.
Frammenti di un discorso amoroso.

giovedì 8 ottobre 2015

... sostare nel conflitto. #AldoCarotenuto

[...] il conflitto costituisce la condizione esistenziale necessaria affinché l'uomo si spinga alla ricerca di sé stesso. Bisogna comprendere l'importanza vitale di questo processo di autoconoscenza, il quale procede secondo un percorso, per così dire, a spirale. Esso non è un dipanarsi ideale di sola ascesa, ma un procedere vario che comporta anche l'arresto o la retrocessione, il ritorno ai luoghi delle origini della propria arché, quel "da dove" che chiarifica e spiega quell'andare "verso". In questo senso, dunque, l'esistenza umana è un continuo morire e rinascere, in cui ogni passaggio a uno stadio superiore di sviluppo richiede un patimento, il sacrificio di ciò che si è precedentemente costruito e su cui cristallizzarsi sarebbe un impedimento alla nostra crescita. 
Integrazione della Personalità


Citazione aggiuntiva di De Rougemont:
L'ostacolo [...] e la creazione dell'ostacolo da parte della passione dei due eroi [...] è soltanto un pretesto necessario al procedere della passione, o non è invece legato alla passione in modo più profondo? Non è, per chi scruta il mito in tutta la sua profondità, l'oggetto stesso della passione? 

mercoledì 7 ottobre 2015

Stupidità ... parlo sempre col cuore in mano - Roland Barthes


Il daimon di Socrate (quello che parlava prima in lui) gli suggeriva: no. Il mio daimon è, al contrario, la mia stupidità, come l'asino nietzschiano, nella sfera del mio amore, io dico  a tutto. M'impunto, rifiuto l'apprendistato, ripeto gli stessi comportamenti; non mi si può educare - e io stesso non posso farlo; il mio discorso è continuamente irriflessivo; non so rigirarlo, suddividerlo, limarlo, disporvi delle virgolette; parlo sempre col cuore in mano; mi limito a un delirio prudente, conforme, discreto, addomesticato, banalizzato dalla letteratura.