lunedì 30 gennaio 2012

... continua post precedente. JUNG su "Anima" o "Soffio Vitale: avremmo dunque un'anima (un dèmone in corpo) affinché la vita sia vissuta?

La parola tedesca seele (anima) è strettamente imparentata attraverso la forma gotica saiwalo, con la parola greca aiòlos, che significa "mosso", "cangiante", qualcosa di simile a una farfalla, in greco psyché, che svolazza ebbra di fiore in fiore e vive di miele e d'amore. Nella tipologia gnostica l'anthropos psychikòs (l'uomo psichico), è inferiore allo pneumatikòs (lo spirituale) e ci sono perfino anime cattive che debbono bruciare nell'inferno per tutta l'eternità. Perfino l'innocentissima anima del neonato non battezzato resta priva se non altro della visione beatifica. Presso i primitivi essa è magico soffio vitale (quindi "anima") o fiamma. Ben si esprime un detto non canonico del Signore: "Chi è vicino a me è vicino al fuoco." Per Eraclìto l'anima è al più alto livello ardente asciutta, poiché psyché è strettamente congiunta con "soffio fresco"; psychein significa alitare, psycròs è freddo e psycos fresco.
Un essere dotato di anima è un essere vivente. L'anima è la parte vivente dell'uomo, ciò che vive di per sé e dà vita; se Dio ha soffiato in Adamo un soffio di vita è perché potesse vivere. Con astuzia e con giocoso inganno l'anima attira verso la vita l'indolenza della materia che non vuole vivere: fa credere all'uomo cose inverosimili affinché la vita sia vissuta. Come Eva non fu contenta nel paradiso terrestre finché non ebbe convinto Adamo della bontà della mela proibita, l'anima è piena di lacci e tagliole tese per far cadere l'uomo, fargli raggiungere la terra, svilupparvisi e rimanervi legato: affinché la vita sia vissuta. Se non fosse per l'agitazione e per l'iridiscenza dell'anima, l'uomo si impaluderebbe nella sua massima passione, la pigrizia, cui fa da avvocato un certo tipo di ragionevolezza e che un certo tipo di moralità approva. Avere un anima è precisamente il rischio della vita, poiché l'anima è un dèmone dispensatore di vita, che gioca il suo gioco da elfo al di sopra e al di sotto dell'esistenza umana e che perciò (nel dogma) è minacciato da sovrumani castighi e propiziato con sovrumane benedizioni, che vanno molto al di là di ciò che l'uomo può meritare. Cielo e inferno sono destinati all'anima e non all'uomo, che nella sua nudità è debolezza non saprebbe proprio che fare di sé in una Gerusalemme celeste.
L'anima non è un'entità dogmatica, non è un'anima rationalis (che è un concetto filosofico), ma un archetipo naturale che assomma in modo soddisfacente tutte le qualità dell'inconscio, dello spirito primitivo, della storia, della lingua e della religione. E' un "fattore" nel senso proprio del termine. Non può essere fatta; è sempre l'elemento aprioristico di umori, di azioni, impulsi e di tutto quello che esiste di spontaneo nella psiche. E' qualcosa che vive di per sé, che ci fa vivere; una vita dietro la coscienza, con la quale questa non può essere integrata e dalla quale, piuttosto, essa emerge. Poiché in definitiva la vita psichica è per la maggior parte una vita inconscia che abbraccia la coscienza da ogni lato; nozione questa che diventa senz'altro evidente quando ci si renda conto di quale inconscia preparazione occorra, ad esempio, per registrare un'impressione sensoriale.


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