martedì 29 settembre 2009

Idee e Ispirazione...




"...e più scrivo e più ho il profondo sospetto che, forse, neanche le nostre idee ci appartengono veramente, ma che siano l'ispirazione dalla quale scaturiscono ed il modo in cui le facciamo nostre a renderle uniche ed importantissime... Ineffabili idee che mi fanno sentire parte dell'Eternità."

(La penisola incantata)

giovedì 24 settembre 2009

"LA SPERANZA E IL CAMBIAMENTO SONO POSSIBILI"...Ecologia del profondo...

Dal discorso di Obama all'Assemblea dell'ONU
  1. La non proliferazione delle armi nucleari.
  2. La promozione della pace e della sicurezza.
  3. La salvaguardia dell’ambiente.
  4. L’affermazione di un’economia capace di dare a tutti le stesse opportunità.
Questi i quattro argomenti principali del discorso di Obama all’ONU.
“Viviamo una nuova era d’impegno in tutto il mondo che ci impone di dare risposte globali a sfide globali. Ognuno deve assumersi dirette responsabilità, perché noi non possiamo fare tutto da soli, anche se siamo stati criticati di aver agito da soli sulla scena mondiale... La democrazia non può essere imposta a una nazione dall’esterno.”
Questa ultima frase è una netta svolta rispetto agli otto anni dell’era Bush, caratterizzata dall’idea di esportare i sistemi democratici.
Questo discorso profuma di una nuova consapevolezza, di cultura vera...di ANIMA MUNDI... riguardo all'Ambiente lascio alle vostre riflessioni questo brano tratto dal "Codice dell'Anima" di James Hillman.

"La psiche inconscia sceglie in modo arbitrario tra le cose incontrate quotidianamente nell'ambiente ... Perché diamine siamo andati a sognare proprio quella cosa lì? Gran parte della nostra giornata passa inosservata e non sarà mai più ricordata, ma ecco che la psiche pesca i rottami che galleggiano nell'ambiente e li consegna al sogno.
Il sogno, l'impianto di riciclaggio dell'ambiente, trova nella spazzatura i valori dell'anima. Il sogno: un artista che si appropria di immagini presenti nell'ambiente per richiamarle alla memoria più tardi, in pace.
Poiché lo spazio in cui ci aggiriamo è fatto di realtà psichiche che influiscono sulla nostra vita, dovremmo ampliare la nozione di ambiente nel senso di una ecologia del profondo, partendo dall'ipotesi che il nostro pianeta sia un organismo vivente che respira e si autoregola. Poiché qualunque cosa abbiamo intorno può nutrire la nostra anima in quanto alimenta immaginazione, là fuori è pieno di materia animica. E allora perché non ammettere, con l'ecologia del profondo, che l'ambiente stesso è intriso di anima, animato, inestricabilmente fuso con noi e non già sostanzialmente separato da noi?
La visione ecologica restituisce all'ambiente anche l'idea classica di providentia: l'idea che il mondo provvede a noi, bada a noi, ci accudisce perfino. E ci vuole vedere intorno. Predatori, tornado, tafani in giugno sono soltanto frammenti del quadro. Provate a pensare a quante cose buone e profumate ci sono, invece. Credete che gli uccelli cantino solo per gli altri uccelli? Questo pianeta respirabile, commestibile, bello e piacevole, rifornito e tenuto in ordine invisibilmente, ci mantiene tutti grazie al suo sistema di sostegno alla vita. Questa sì che è cultura.
Via via che si trasforma la nozione di ambiente, anche il nostro modo di vedere l'ambiente cambia. Diventa sempre più difficile dividere con un taglio netto psiche e mondo, soggetto e oggetto, qui dentro e là fuori. Non so più con certezza se la psiche è dentro di me o se io sono nella psiche come sono i miei sogni, come sono nelle "atmosfere del paesaggio e nelle strade della città, come sono nella "musica sentita così intimamente / da non sentirla affatto, ma finché essa dura, / tu sei la musica. (T. S. Eliot)". Dove finisce l'ambiente e dove incomincio io, e anzi come posso cominciare, senza essere in quel luogo, coinvolto intimamente e nutrito dalla natura del mondo?

domenica 13 settembre 2009

Credere o non credere nelle relazioni umane?

"To be or not to be, this is the question."
(W. Shakespeare)

"Possiamo scoprire il nostro mistero solo al prezzo della nostra ingenuità."
(Robert Davies)

Quando lessi la prima volta questa massima di Robert Davies, ne fui colpita ma rimasi anche alquanto perplessa. Capii subito che si trattava di una conclusione sofferta, anche se non ne afferrai immediatamente il significato. Ora, credo di aver capito cosa lo scrittore intendesse dire. Quando tentiamo di entrare nello spessore della vita, delle relazioni umane, ci scontriamo inevitabilmente con il nostro mistero e con quello altrui...e non sempre è una bella esperienza.
Quanti dilemmi e combattimenti in ognuno di noi, nessuno escluso:
Vero o Falso? Male o Bene? Dare o Avere? Essere o non Essere. Io o Noi?
In fondo, ognuno di noi, come aveva intuito George Berkley
"Esse est percepi."
ha innanzi tutto bisogno di essere percepito. Ciascuno necessita di qualcuno che lo veda per quel che è, che lo ascolti, che lo accolga: abbiamo bisogno degli altri! Tuttavia, non basta un occhio percettivo esterno alla nostra massima realizzazione come esseri umani, in realtà, non si può entrare nello spessore della vita senza l'introspezione, senza uno sforzo di immaginazione. E allora?
Allora, momenti di profonda riflessione e momenti di condivisione!
Non ci girerò tanto intorno, personalmente, trovo che per avere delle relazioni umane soddisfacenti occorra guardarsi negli occhi.
Per questo, forse, chiudo il blog senza mancare di ringraziarvi tutti, anche quelli che se la prendono quando uno dice che non la pensa come loro. E, a tale proposito, cito Plutarco:
" Non mi serve un amico che cambia quando cambio io e annuisce quando annuisco io; la mia ombra lo fa molto meglio."
E parafrasando Auden dico che
"Noi siamo vissuti dai poteri che vogliamo far credere di capire"
E concludo citando Platone, famoso anche per la sua umiltà:
"...i poeti di valore, non è assolutamente per effetto della loro arte, ma perché sono ispirati e posseduti da un dio che danno vita a tutti i loro bei poemi..."
Nulla ci appartiene, siamo strumenti, facciamo parte di "qualcosa" di molto più grande di noi che non possiamo comprendere, forse, solo intravedere...alcuni!

Con affetto e sincerità massima, ciao a tutti.


Marina Morelli

mercoledì 9 settembre 2009

Tre volte Grandissimo: Re, Filosofo e Profeta.

Ermete Trismegisto, Hermes Triplex, il tre volte Grandissimo...


TABULA SMERAGDINA
E' vero senza errore e menzogna, e' certo e verissimo.

Cio' che e' in basso e' come cio' che e' in alto, e cio' che e' in alto e' come cio' che e' in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una (di una cosa sola).

Come tutte le cose sono sempre state e venute dall'Uno, per mediazione dell'Uno, cosi' tutte le cose nacquero da questa Cosa Unica per adattamento.
Il Sole ne e' il padre, la Luna ne e' la madre, il Vento l'ha portata nel suo ventre, la Terra e' la sua nutrice.

Il padre di tutto, il Telesma di tutto il mondo e' qui.

La sua potenza e' illimitata se viene convertita in terra.

Separerai la Terra dal Fuoco, il Sottile dal Denso, delicatamente, con grande cura.

Ascende dalla terra al cielo e ridiscende in terra raccogliendo le forze delle cose superiori ed inferiori.

Tu avrai cosi' la gloria di tutto il mondo e fuggira' da te ogni oscurita'.
Qui consiste la Forza forte di ogni Forza, perché vincera' tutto quel che e' sottile e penetrera' tutto quello che e' solido.

Cosi' fu creato il mondo.

Da cio' deriveranno innumerevoli adattamenti mirabili il cui segreto sta tutto qui.
Pertanto io fui chiamato Ermete Trismegisto, possessore delle tre parti della Filosofia di tutto il mondo.

Cio' che dissi sull'opera del Sole e' perfetto e completo.
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Verum sine mendacio, certum et verissimum.

Quod est inferius est sicut quod est superius, et quod est superius est sicut quod est inferius ad perpetranda miracola Rei Unius.

Et sicut omnes res fuerunt Uno, meditatione Unius: sic omnes res natae fuerunt ab hac Una re adaptatione.
Pater eius est Sol, mater eius Luna.

Portavit illud ventus in ventre suo.

Nutrix eius terra est.

Pater omnis telesmi totius mundi est hic.

Vis eius integra est, si versa fuerit in terram.

Separabis terram ab igne, subtile a spisso, suaviter um magno ingenio.

Ascendit a terra in coelum, iterumque descendit in terram, et recipit vim superiorum et inferiorum.

Sic habes gloriam totius mundi.

Ideo fugiet a te omnis obscuritas.

Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis, quia vincet omnem rem subtilem; omnemque solidam penetrabit: SIC MUNDUS CREATUS EST.

Hinc erunt adaptationes mirabiles, quarum modus hic est.
Itaque vocatus sum Hermes Trismegistus, habens tres partes philosophiae totius mundi.

Completum est quod dixi de operatione solis.


Hermes Trismegistus

lunedì 7 settembre 2009

VIZIO è VIRTU...Virtus.

Magritte, I VALORI PERSONALI

1133. Vizio e Virtù.

"Bisogna ricercare ciò che vogliono dire i nomi Virtù e Vizio. Il Vizio è ciò che si muove male nell'anima. Sembra che il termine Vizio significhi il procedere male ed esprima proprio l'avanzare con ostacoli e difficoltà. Ma se questa condizione ha il nome Vizio, il suo contrario sarà Virtù, che significa prima di tutto facilità nel procedere, poiché lo scorrere dell'anima buona è sempre libero, in maniera che ciò che fluisce sempre irresistibilmente e senza impedimenti ha ricevuto, a quanto pare, questo nome: Virtù."
114. Aretè (1)

Termine greco significante merito, qualità, virtù, che per la sua peculiarità è spesso adottato dagli storici della filosofia nella sua forma originale, e non attraverso le sue traduzioni.

In origine Aretè non aveva propriamente un'accezione morale o etica (e non era neanche un termine riferito esclusivamente all'agire umano), ma si intendeva come la capacità di qualcosa o qualcuno di assolvere compiutamente e nel migliore dei modi al proprio compito, e l'eccellenza in una qualche attività. In questa accezione si usa ancora la parola Virtù, riferita a un materiale o a una sostanza, o Virtuoso riferito a un artista. In seguito venne associata a Virtus, cioè la Virtù del Vir, dell'uomo dell'eroe. Successivamente tale termine, così come Virtus, acquistò sempre più un carattere spirituale e morale.

Soffermandoci in questa sede solo sula concezione pre-cristiana della Virtù............

(Dizionario di Inconscio e Magia, Gabriele La Porta)



"Comunque" proseguì Dan Qing "Anch'io ho una domanda da porti: quale energia spingeva i tuoi uomini e e stesso a combattere contro nemici ben più esperti e veloci, in possesso di un'arte militare molto più evoluta, senza cedere al panico e allo scoramento, se non conoscete la via, se non sapete bilanciare dentro di voi le forze naturali, le sole che possono vincere?"

"Si chiama Virtus" rispose Metello fissandolo dritto negli occhi.

Dan Qing non provò nemmeno a ripetere quella parola. "Che cos'è? Che cosa significa?"

"Significa forza virile, ma è difficile da spiegarne veramente l'essenza. E' la forza che ci spinge a dare la vita per la nostra famiglia e la nostra patria, se necessario, senza sperare in nulla se non nel ricordo che rimarrà del nostro onore."

"Oggi avete rischiato la vita per me. Non sono parte della tua famiglia né della tua patria."

"Ti abbiamo dato la nostra parola, e tanto basta. Anche questo è Virtus."

"Ed è sufficiente per alimentare quel valore?"

"La Virtus è una convinzione, un'immagine di te stesso in cui ti abitui a credere ciecamente, fin da bambino. L'apprendi da tuo padre, che a sua volta l'ha imparata dal suo. Chi la possiede sa che nessun ostacolo è insuperabile, nessuna prova troppo ardua, nessun sacrificio troppo alto, nemmeno quello della vita. E solo chi possiede la Virtus può sopportare il peso della disciplina, lo spirito che tiene insieme i nostri soldati, che ne fa un blocco unico, un macigno. E questa disciplina fa sì che la forza di un intero reparto sia presente in ogni singolo uomo, anche quando è solo e accerchiato, anche quando chiunque altro cederebbe all'ineluttabile."

(L'IMPERO DEI DRAGHI, Massimo Valerio Manfredi)



giovedì 3 settembre 2009

Fogli profumati per l'Amore...


"Non so cosa sia questo tuo...papiro" rispose Dan Qing. "Questa è carta."
"Carta?" Chiese ammirato Metello.
"Carta." Ripeté il principe. "La facciamo con gli stracci macerati. Li sbianchiamo con la liscivia e a volte li profumiamo con il gelsomino o con la rosa o con la viola." Tirò fuori un foglio da un cassetto e glielo avvicinò al naso.
Metello ne aspirò il delicato profumo, poi lo prese in mano e lo volse contro il sole e ne ammirò la meravigliosa trasparenza e la omogenea consistenza. "Fogli profumati." disse, "Perché?"
"Per le lettere d'amore. L'amata riconosce la tua missiva dalla fragranza che emana prima di leggerla. Non è forse bello?"
Metello accennò di sì con il capo. Gli occhi gli si velarono di commozione...
(L'IMPERO DEI DRAGHI, Massimo Valerio Manfredi)




mercoledì 2 settembre 2009

Vera ispirazione...

Fragonard, "L'ispirazione"

"O amici miei! perché avviene così di rado che il torrente del genio prorompa, e dilaghi in alti flutti scotendo la vostra anima attonita?" (Goethe, "I dolori del giovane Werther")