venerdì 23 gennaio 2009

Dell'autismo e delle dipendenze...dell'integrazione sociale, del Sè Creativo...del significato di una vita come la mia, oltre le apparenze...


Ognuno ha il suo destino. Io, ad esempio, sono figlia dell'abbandono, dell'indifferenza, dell'incomprensione e delle difficoltà relazionali. Se non bastasse sono anche madre di due ragazze autistiche. Ciliegina sulla torta, ho avuto rapporti strettissimi con persone che hanno abusato di droghe ed alcool, eppure ne sono uscita incolume. Come?
Intanto, c'è da dire che sono una persona sana che conduce una vita sana: niente alccol, niente droga, niente fumo, niente squilibri alimentari, sonni beati, giusta attività fisica. Inoltre, ho sempre puntato ad avere una buona qualità di vita, naturalmente, facendo i conti con la mia realtà e con i suoi limiti. Oggi, ritengo anche di potermi definire una persona creativa.
Il mio obiettivo è stato sempre di VIVERE il quotidiano pienamente e nel miglior modo possibile; ciò non di meno, sono certa che siano state la mia capacità riflessiva e la mia creatività a tirarmi fuori, pian pianino, dal dedalo dell'affettività mancata e a gettare alle mie figlie quel filo che ha loro permesso di uscire, un passetto alla volta, dal dedalo dell'incomunicabilità...gli altri hanno scelto le loro strade: d'altro canto io non riesco a concepire alcun rapporto che non si svolga all'interno della totale libertà individuale, di scelta e di movimento.
Tuttavia, non è stato tutto rose e fiori: un conto è ascoltare il racconto di una vita drammatica, altro è viverla. Così, devo dire, per onestà intellettuale, di avere vissuto, volente e nolente, una vita mooolto intensa: in stress, sofferenza vera, fatica mentale e fisica, delusioni, solitudine e disperazione.
Le mie considerazioni sulla necessità di essere in qualche modo integrati nel mondo, al fine di avere una qualità di vita quotidiniana che sia, almeno, minimamente soddisfacente e le mie constatazioni sui risvolti positivi che la creatività ha sul quotidiano e sulle relazioni, nonché le analogie comportamentali di base che ho riscontrato nel relazionarmi alle persone importanti della mia vita, trovano conferma, in parte, nella teoria dello psicologo austriaco Alfred Adler, 1870-1937. Tale teoria è descritta, incomparabilmente, dal magnifico e, purtroppo, scomparso Professor Aldo Carotenuto, il quale, fra i tanti Suoi libri, ci ha lasciato in eredità il magico: TRATTATO di PSCOLOGIA della PERSONALITA' e delle DIFFERENZE INDIVIDUALI...che non si capisce razionalmente il perché, ma se hai un problema e ne apri una pagina a caso, ha sempre una risposta pronta...e che risposta!
Aggiungo che nell'avere accettato d'essere madre di due persone autistiche mi è stato, sicuramente, donato di esperire quotidianamente un mondo cognitivo allargato. A parte il mio approccio spirituale alla vita e ai suoi fatti e, quindi, la mia ben nota convinzione che il libero arbitrio sia una realtà di questo tempo e al di fuori di questo tempo, nell'usare il termine accettato sottolineo che non mi sento in alcun modo di subire la mia situazione, visto che, come hanno fatto gli altri del resto, mi sarei anche potuta mettere a frignare al riguardo, insomma, avrei potuto dire che non ce la facevo proprio...ed essere, come è già accaduto, capita\o e giustificata\o, per tale debolezza...ma io, che le mie responsabiltà me le sono sempre prese tutte, ho accettato la sfida.
A tal proposito, nell'astruso ma, alla fine, incredibilmente plausibile libro Gli INSEGNAMENTI di DON JUAN, Castaneda riferisce che lo sciamano, ad un certo punto del loro percorso, gli dice: "Chi accetta i problemi è in cerca di doni...". Io questa affermazione posso confermarla, per esperienza diretta.

Tratto da :"La penisola incantata."

"Credo che il dono che io cercavo fosse ristabilire l'Armonia, riconciliarmi con la mia essenza ed imparare a riconoscere quella altrui. Lo chiesi con cuore puro e sincero ed ottenni risposta. Solo che, come avviene per tutte le cose veramente belle ed importanti, il mio dono non è sceso dal Cielo: ho dovuto armarmi di forza e di coraggio e, tra mille difficoltà, dolori, pericoli, ho intrapreso Il Viaggio all'Inverso, alla ricerca di quel bene prezioso che, poi l'ho scoperto, m'era stato sottratto dall'altrui miseria e debolezza..."


Tratto da: "TRATTATO di PSICOLOGIA della PERSONALITA' e delle DIFFERENZE INDIVIDUALI", pagina 321:

"...Il compito del terapeuta, quindi, consiste anche nel ricostruire il contatto perduto con il sociale, nel farsi ponte e mediatore tra l'individuo e la collettività, risvegliando nel paziente il sentimento sociale che è stato inibito nel corso dello sviluppo. In questo senso Adler può essere considerato il precursore di una concezione metapsicologica, secondo la quale il bambino sin dalla nascita cerca attivamente rapporti con gli altri. E' a tutti noto il maggior benessere interiore che si raggiunge nel momento in cui si instaurano buone realazioni con il mondo circostante. Su questo principio si basano le comunità di tossicodipendenti........lo stesso vale per l'Anonima Alcoolisti che, come le comunità, ha la funzione di insegnare al soggetto a ricostruire la propria capacità di rapporto. Chiunque, infatti, cerchi di entrare in rapporto con un tossicomane potrà rendersi conto della sua caratteristica difficoltà a stabilire una relazione, ma quando si riesce, seppure con sistemi discutibili, ad abbattere la barriera difensiva e a riallacciare i contatti con l'esterno, dopo qualche tempo è possibile ottenere un recupero.
Anche nella terapia dell'autismo il bambino, nonostante le sue resistenze, deve essere violentemente stretto dalla madre al seno e così tenuto per ore, finché sarà in grado di guardarla negli occhi. E' una terapia che si serve di modalità violente, ma fino a questo momento è la sola che abbia veramente sortito degli effetti. Quindi, come è facile constatare, le terapie per bambini autistici, per i tossicodipendenti e per gli alcoolisti presentano forti somiglianze.........Tinberg (1984) sostiene che la dimensione autistica nobilita l'uomo perché in fondo rappresenta una richiesta di rapporto oggettuale.
Adler ha una posizione analoga in cui afferma che l'amicizia, prodotto del sentimento sociale, costituisce una delle dimensioni più signifcative della vita umana. L'intera sua idea del benessere umano passa attraverso la necessità di instaurare rapporti positivi con gli altri; la felicità si articola quindi su tre settori fondamentali della vita quotidiana: il rapporto di coppia, la situazione lavorativa, l'amicizia..........Molti autori hanno criticato tali teorie e lo stesso Adler, circa dieci anni prima di morire, introduce il concetto di Sé Creativo. Con ciò egli pensava di aver individuato il movente primo, il fattore fondamentale del comportamento umano.........per esempio il Sè di Jung si riferisce ad una struttura psichica ben diversa da quella definita nell'opera freudiana........Pertanto quando s'incontra questo termine bisogna inserirlo nel suo contesto peculiare....Si ritiene quindi che fra lo stimolo e la risposta esista una struttura psichica intermedia, un'area interna di elaborazione che rende la risposta stessa assolutamente individuale.........Tale ipotetica struttura corrisponde a ciò che Adler chiama Sé Creativo: le reazioni individuali potrebbero sembrare talvolta incomprensibili o addirittura folli a meno che non si ipotizzi la presenza, in questo processo, del Sé Creativo che elabora in maniera soggettiva il significato dello stimolo, trasformando una reazione riflessa in una risposta meditata ed originale. E' così che un sorriso educato può esprimere in realtà un rifiuto inderogabile: ponendosi tra lo stimolo e la risposta, il Sé Creativo pone le coordinate esplicite ed implicite della comunicazione. Un esempio calzante è la depressione, una normale reazione di fronte ad eventi negativi. Il Sé Creativo permette l'elaborazione di una condizione di disperazione: tante sinfonie sono state scritte in risposta a momenti di lutto psicologico, così come molti quadri sono stati dipinti per contenere un senso di vuoto. Senza l'apporto di contenuti creativi potremmo persino giungere a gesti distruttivi verso noi stessi e verso gli altri....."

2 commenti:

  1. Mi trovo senza parole..ho letto questo post tre volte, la prima volta famelica, la seconda con la sensazione di vuoto, ancora affamata come se mi fosse sfuggito "qualcosa"..la terza, molto lentamente, parola per parola, senso per senso..cara Marina hai creato un'armonioso sè creativo in questo tuo intervento e credimi se ti dico che è da leggere...sempre senza saziarsi mai.
    Non mi stancherò mai di dirti che sono ultrastrafelice di averti conoscuta te e le tue ragazze, avete il dono di essere speciali tutti e tre e vi considero il mio dono che seppur virtuale mi fa sentire facente parte della vostra vita e spero che questa conoscenza non si interrompa mai.
    Con affetto e sensibilmente commossa vi auguro una bella giornata.
    Ciao Arianna
    Ciao Chiara
    Ciao Marina

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  2. L'apostrofo in armonioso non ci sta..mi scappò!
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Sii educato,grazie e benvenuto.