sabato 31 gennaio 2009

La mia amica Valeria, il sogno premonitore, il vissuto...il dolore che dilania l'anima...


La mia amica Valeria è una donna straordianaria. Valeria è una donna di classe. Valeria è una donna buona. Valeria è una donna sensibile. Valeria è una donna intelligente. Valeria è anche una madre che ama i suoi figli.

Un giorno, oramai lontano, il suo bellissimo figlio maggiore sparisce e lei non ha più sue notizie per due anni. La sofferenza è tanta, l'incertezza è dilaniante. Poi, una notte, Valeria fa un sogno:

"Vede suo figlio entrare in casa...ma lui ne riesce subito." Tutto qui.

Il giorno seguente, Valeria si reca nel parco antistante casa sua: Villa Pamphili.

La giornata è magnifica. I colori sono nitidi: l'azzurro intenso del cielo stacca nettamente dal verde tutt'intorno. Fa freddo. Valeria corre ed il suo respiro è visibile sotto forma di vapore. La sua mente è sgombra: i suoi pensieri sono, improvvisamente, di perfetta contentezza...era tanto che non si sentiva così bene. Poi, sopraggiunge un'emozione inaspettata e Valeria ha la vivida sensazione d'essere un tutt'UNO con quanto la circonda: lei, il suo respiro, i suoi pensieri, la vegetazione, la luce, il cielo, l'aria, gli uccelli, le poche persone, i cani che giocano, i rumori in lontananza della città...sono un'unica realtà, indivisibile...ed ecco che il pensiero si volge a suo figlio, serenamente.
Valeria e suo figlio, in quel preciso momento, sono UNO, una sola anima.

Dopo una settimana, Valeria saprà che proprio in quel preciso momento suo figlio moriva e la sua anima verrà dilaniata dal dolore...e dovrà trascorrere molto tempo prima che, anche una donna forte e speciale come lei, possa cominciare a ritrovare e a ricomporre i pezzi mancanti di sé.

Dell'ispirazione...

Quando la LUCE diventa EMOZIONE

venerdì 30 gennaio 2009

L'arte di sognare...


La mia amica Elisa, del gruppo laportiano di INTERAGIRANIME, mi suggerisce questo brano tratto da "Arte di sognare" di Castaneda.

"Ti insegnerò i primi passi verso il potere" esordì il mio Maestro, cominciando le sue lezioni sull'Arte del Sognare.
Ti insegnerò come organizzare il sognare
Che vuol dire organizzare il sognare?
Vuol dire esercitare un controllo pratico e rigoroso sulla situazione generale di un Sogno. Per esempio, potrebbe capitarti di sognare di essere in classe. Organizzare il Sognare vuol dire non permettere che il tuo sogno scivoli in qualcos'altro. Per fare un esempio, non saltare dalla classe in vetta ad una montagna.
In altre parole controllare la visione della classe e non lasciarla andare finchè non si decide in questo senso.
Ma è possibile fare una cosa del genere?
Certo che è possibile. Questo controllo non è diverso da quello che esercitiamo su una qualunque situazione della nostra vita di ogni giorno. Gli stregoni ci sono abituati e lo esercitano ogni volta che lo vogliono, o che ne hanno bisogno. Per abituarti a usarlo anche tu, dovresti cominicare con qualcosa di molto semplice. Stanotte nel tuo Sogno, devi guardarti le mani. "

Il Filo d'Argento...

Tratto da "La penisola incantata":
"Ho letto da qualche parte che i tibetani credono che quando ci addormentiamo, l’anima lasci momentaneamente il corpo, restando legata ad esso solo da un sottile filo d’argento che le consente di raggiungere il piano spirituale, suo mondo, senza, tuttavia, correre il rischio di non potervi fare più rientro, anche velocemente (come nel caso in cui si venga svegliati di soprassalto). E’ nel mondo spirituale che l’anima ricevere messaggi importanti per la sua esistenza terrena, messaggi che verranno, poi, decodificati dalla nostra mente e che, in stato di veglia, saranno ricordati come sequenze e vissuti onirici, il più delle volte astrusi ed incomprensibili.
Mi piace molto questa visione spirituale del mondo dei sogni, che ci fa dono di una visione bellissima del nostro essere qui, innanzi tutto, come anime. Anime che restano costantemente legate al mondo invisibile, dal quale proveniamo ed al quale un giorno ritorneremo in un misterioso continuo divenire che, abbracciando al contempo il concetto dell’essere e del non essere, rende la morte corporale un fatto squisitamente terreno, quindi, parte integrante del percorso di vita, finanche una rinascita: annullando così l'inappellabile concetto di Fine in essa implicitamente contenuto."

Qohèlet, 12-6 (Bibbia)
...perché l'uomo se ne va alla sua dimora eterna mentre i lamentatori alzano le loro grida nella via,
prima che si tronchi il cordone d'argento,
si rompa la sfera d'oro
e si frantumi la brocca sulla fonte,
si spacchi la carrucola per finire nel pozzo.
Allora la polvere torna alla terra da dove è venuta, e il soffio vitale torna a Dio che lo ha dato.
O vanità immensa, ha detto Qohèlet, tutto è vanità.

giovedì 29 gennaio 2009

Il viaggio all'inverso...

"L'uomo può fare esperienza vissuta del mistero del mondo, penetrando dentro sé stesso" e "La via misteriosa va verso l'interno."
(Novalis)

REAGIRE...nonostante tutto e tutti...

E ADESSO TOCCA A ME (Vasco Rossi)

E adesso che sono arrivato
Fin qui grazie ai miei sogni
Che cosa me ne faccio
Della REALTÀ
Adesso che non ho
Più le mie illusioni
Che cosa me ne frega
Della VERITÀ
Adesso che ho capito
Come va il mondo
Che cosa me ne faccio
Della SINCERITÀ
E adesso
E adesso
E adesso che non ho
Più il mio motorino
Che cosa me ne faccio
Di una macchina
Adesso che non cè
Più Topo Gigio
Che cosa me ne frega
Della Svizzera
Adesso che non cè
Più brava gente
E tutti son più furbi
Più furbi di me
E ADESSO CHE TOCCA A ME
E ADESSO CHE TOCCA A ME
E ADESSO CHE TOCCA A ME
E ADESSO CHE TOCCA A ME

La semplicità di Vasco Rossi è disarmante.

mercoledì 28 gennaio 2009

Dolore inconsolabile...


Il dolore mi coglie all'improvviso, oppure, ci pensano gli altri ad evocarlo dagli abissi del mio essere...la diversità delle mie figlie mi espone alle miserie del mondo, continuamente.

INCONSOLABILE

Non immporta dove io sia, né cosa io stia facendo

Non importa chi sia accanto a me, né quanto grande sia la mia solitudine

Non importa quanto io sia amata, né quanto io sappia amare

Non importa chi io sia nel mondo, né quello che il mondo pensi di me

Non importa cosa e quanto io possegga, né dove io sia diretta

Non importa quanto grande sia la mia conoscenza

Non importa che io abbia il prezioso dono della sapienza

Il mio dolore resta inconsolabile.
Marina, 27 gennaio 2009


Geremia 31, 15 - 18
Così dice il Signore: "Una voce si ode da Rama,
lamento e pianto amaro:
Rachele piange i suoi figli,
rifiuta d'essere consolata
perché non sono più".

Dice il Signore:
"Trattieni la voce dal pianto,
i tuoi occhi dal versare lacrime,
perché c`è un compenso per le tue pene;
essi torneranno dal paese nemico.

C`è una speranza per la tua discendenza:
i tuoi figli ritorneranno entro i loro confini.

Ascolto attentamente Efraim che si duole!

martedì 27 gennaio 2009

Dei desideri...

TRATTO da "Ermanno e Dorotea", Canto V, Goethe:

"Giacché i desideri velano a noi stessi la cosa desiderata; i doni / discendono dall'alto nelle loro proprie forme."

lunedì 26 gennaio 2009

Mia sorella...

Tratto da "La penisola incantata":

"Stefania, piccola sorella adorata: quanto mi mancava! Sin dalla prima volta in cui la vidi, fui letteralmente e n t u s i a s t a di lei. Ricordo perfettamente quel giorno lontano in cui mia madre venne a trovare me ed i suoi genitori a Terracina...
...La signora arrivò spingendo un’altissima carrozzina blu; la me bambina s’accorse subito che la mamma non aveva più quel gran pancione dell’ultima volta. Felicissima di rivederla, le corsi incontro, poi, tanto io stessa ero piccina, dovetti alzarmi in punta di piedi ed aggrapparmi con le manine ai bordi della carrozzina per riuscire a guardarci dentro….hiii…con mio grande stupore vi trovai una piccolissima bambolina tutta vestita di rosa: che gioia e non un attimo di gelosia, eppure, n’avrei avuto ben donde...ma lei era la cosina più graziosa che io avessi visto sino ad allora..."

Il viaggio all'inverso...


V.I.T.R.I.O.L.U.M. (letteratura alchemica)
Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam.
significa
Visita l’interno della terra, e rettificando troverai la pietra nascosta che è la vera medicina.

Nella mitologia greca Orfeo, il musico del Sole, discese nell'Ade (oltretomba, pauroso regno delle ombre) per cercare Euridice (perduto amore, simbolo della sua anima perduta), Persefone (colei che è attratta da Ade, ovvero dal lato oscuro dell'uomo) si commuove per il gesto d'amore di Orfeo nei confronti di Euridice e convince Ade a lascarli tornare insieme al mondo dei vivi. Ade accetta...ma pone una condizione: Orfeo dovrà precedere nell'ascesa Euridice e non dovrà mai voltarsi, finché entrambi non avranno lasciato il regno morti. Orfeo, invece, colto improvvisamente dal dubbio, si gira ed Euridice viene impietosamente risucchiata, per sempre, nell'Ade...l'amore è perduto per sempre...
Il viaggio nell'oltretomba si rivelerà quindi per Orfeo, pericoloso, anzi, mortale ed...Orfeo, infatti, persa l'amata, rifiuterà di vivere nella gioia, così come bandirà dalla sua esistenza il suo meraviglioso canto, capace di commuovere persino le pietre. E sarà proprio questo rifiuto a vivere in mancanza dell'amata ad offendere le Menadi (invasate seguaci di Dioniso, l'autosacrificio) le quali, rifiutate, lo uccideranno, lo dilanieranno e divoreranno parte del suo corpo, la cui testa, rotolerà fino dal mare e sarà trasportata dalle correnti fino all'isola di Lesbo, dove verrà sepolta nel Tempio di Apollo. Le Muse, che lo avevano iniziato alla musica insegnandogli a suonare la Lira, seppelliranno i suoi resti ai piedi dell'Olimpo. La sua Lira immortale (realizzata da Mercurio per Apollo al fine di placare la sua ira per avergli rubato il bestiame e, poi, da Apollo donata ad Orfeo suo protetto), la stessa Lira che, accompagnando il suo canto, aveva salvato gli Argonauti dalle terribili Sirene e che gli aveva aperto le porte degli Inferi (convincendo Caronte, placando Cerbero, lenendo le sofferenze dei dannati e commovendo Ade), verrà posta nel Cielo, dove diverrà una costellazione, appunto: la Lira.

domenica 25 gennaio 2009

Dell'artista...delle dipendenze...del viaggio all'inverso...

Jean Cocteau:
"L'uomo cerca nel mito (Orfeo) come sfuggire sé stesso. E a ciò si adopera con tutti i suoi mezzi. Droghe, alcool o menzogne. Incapace come è di addentrarsi in sé stesso, l'uomo si traveste. Le menzogne e le inesattezze gli procureranno qualche minuto di sollievo, il breve lenimento provocato dalla mascherata. Egli si distacca da quel che prova e da quel che vede. Inventa. Trasfigura. Miticizza. Crea. Si compiace del dirsi artista, imita a scale ridotta i pittori che, pure, accusa di essere pazzi."
C. G. Jung.:
"Chi guarda in uno specchio d’acqua, inizialmente vede la propria immagine. Chi guarda se stesso, rischia di incontrare se stesso. Lo specchio non lusinga, mostra diligentemente ciò che riflette, cioè quella faccia che non mostriamo mai al mondo perché la nascondiamo dietro il personaggio, la maschera dell’attore. Questa è la prima prova di coraggio nel percorso interiore. Una prova che basta a spaventare la maggior parte delle persone, perché l’incontro con se stessi appartiene a quelle cose spiacevoli che si evitano fino a quando si può proiettare il negativo sull’ambiente."

Buona Domenica...

...io vado a farmi una bella passeggiata qui...pioggia permettendo!

sabato 24 gennaio 2009

DOLORE...


"Quando la terra non viene messa alla prova, non se ne può ottenere nulla. Lei, lei è stata messa alla prova; di conseguenza trovo più in lei che in tutto un insieme di donne che non siano state messe alla prova dalla vita."

Tratto da lettera di Vincent Van Gogh ad un amico, 1882

L'amor che non permette a chi è amato di non riamare...

"Il vortice degli amanti" William Blake, Art Gallery of Birmingham.
"AMOR CH'A NULLO AMATO AMAR PERDONA
MI PRESE DEL COSTUI PIACER Sì FORTE
CHE, COME VEDI, ANCOR NON M'ABBANDONA."
La Divina Commedia, Inferno, Canto V. - DANTE

venerdì 23 gennaio 2009

L'amor che non permette a chi è amato di non riamare...

Dipinto pompeiano detto Saffo.

"Varrebbe la pena di vivere una vita intera solo per leggere un verso di Saffo"


Afrodite, trono adorno, immortale,
figlia di Zeus, che le reti intessi,ti prego:
l'animo non piegarmi, o signora,
con tormenti e affanni.
Vieni qui: come altre volte,
udendo la mia voce di lontano,
mi esaudisti; e lasciata la casa d'oro
del padre venisti,
aggiogato il carro. Belli e veloci
passeri ti conducevano, intorno alla terra nera,
con battito fitto di ali, dal cielo
attraverso l'aere.
E presto giunsero. Tu, beata,
sorridevi nel tuo volto immortale
e mi chiedevi del mio nuovo soffrire: perché
di nuovo ti invocavo:cosa mai desideravo che avvenisse
al mio animo folle. "Chi di nuovo devo persuadere
a rispondere al tuo amore? Chi è ingiusto
verso te, Saffo?
Se ora fugge, presto ti inseguirà:
se non accetta doni, te ne offrirà:
se non ti ama, subito ti amerà
pur se non vuole."
Vieni da me anche ora: liberami dagli affanni
angosciosi: colma tutti i desideri
dell'animo mio; e proprio tu
sii la mia alleata.

Dell'autismo e delle dipendenze...dell'integrazione sociale, del Sè Creativo...del significato di una vita come la mia, oltre le apparenze...


Ognuno ha il suo destino. Io, ad esempio, sono figlia dell'abbandono, dell'indifferenza, dell'incomprensione e delle difficoltà relazionali. Se non bastasse sono anche madre di due ragazze autistiche. Ciliegina sulla torta, ho avuto rapporti strettissimi con persone che hanno abusato di droghe ed alcool, eppure ne sono uscita incolume. Come?
Intanto, c'è da dire che sono una persona sana che conduce una vita sana: niente alccol, niente droga, niente fumo, niente squilibri alimentari, sonni beati, giusta attività fisica. Inoltre, ho sempre puntato ad avere una buona qualità di vita, naturalmente, facendo i conti con la mia realtà e con i suoi limiti. Oggi, ritengo anche di potermi definire una persona creativa.
Il mio obiettivo è stato sempre di VIVERE il quotidiano pienamente e nel miglior modo possibile; ciò non di meno, sono certa che siano state la mia capacità riflessiva e la mia creatività a tirarmi fuori, pian pianino, dal dedalo dell'affettività mancata e a gettare alle mie figlie quel filo che ha loro permesso di uscire, un passetto alla volta, dal dedalo dell'incomunicabilità...gli altri hanno scelto le loro strade: d'altro canto io non riesco a concepire alcun rapporto che non si svolga all'interno della totale libertà individuale, di scelta e di movimento.
Tuttavia, non è stato tutto rose e fiori: un conto è ascoltare il racconto di una vita drammatica, altro è viverla. Così, devo dire, per onestà intellettuale, di avere vissuto, volente e nolente, una vita mooolto intensa: in stress, sofferenza vera, fatica mentale e fisica, delusioni, solitudine e disperazione.
Le mie considerazioni sulla necessità di essere in qualche modo integrati nel mondo, al fine di avere una qualità di vita quotidiniana che sia, almeno, minimamente soddisfacente e le mie constatazioni sui risvolti positivi che la creatività ha sul quotidiano e sulle relazioni, nonché le analogie comportamentali di base che ho riscontrato nel relazionarmi alle persone importanti della mia vita, trovano conferma, in parte, nella teoria dello psicologo austriaco Alfred Adler, 1870-1937. Tale teoria è descritta, incomparabilmente, dal magnifico e, purtroppo, scomparso Professor Aldo Carotenuto, il quale, fra i tanti Suoi libri, ci ha lasciato in eredità il magico: TRATTATO di PSCOLOGIA della PERSONALITA' e delle DIFFERENZE INDIVIDUALI...che non si capisce razionalmente il perché, ma se hai un problema e ne apri una pagina a caso, ha sempre una risposta pronta...e che risposta!
Aggiungo che nell'avere accettato d'essere madre di due persone autistiche mi è stato, sicuramente, donato di esperire quotidianamente un mondo cognitivo allargato. A parte il mio approccio spirituale alla vita e ai suoi fatti e, quindi, la mia ben nota convinzione che il libero arbitrio sia una realtà di questo tempo e al di fuori di questo tempo, nell'usare il termine accettato sottolineo che non mi sento in alcun modo di subire la mia situazione, visto che, come hanno fatto gli altri del resto, mi sarei anche potuta mettere a frignare al riguardo, insomma, avrei potuto dire che non ce la facevo proprio...ed essere, come è già accaduto, capita\o e giustificata\o, per tale debolezza...ma io, che le mie responsabiltà me le sono sempre prese tutte, ho accettato la sfida.
A tal proposito, nell'astruso ma, alla fine, incredibilmente plausibile libro Gli INSEGNAMENTI di DON JUAN, Castaneda riferisce che lo sciamano, ad un certo punto del loro percorso, gli dice: "Chi accetta i problemi è in cerca di doni...". Io questa affermazione posso confermarla, per esperienza diretta.

Tratto da :"La penisola incantata."

"Credo che il dono che io cercavo fosse ristabilire l'Armonia, riconciliarmi con la mia essenza ed imparare a riconoscere quella altrui. Lo chiesi con cuore puro e sincero ed ottenni risposta. Solo che, come avviene per tutte le cose veramente belle ed importanti, il mio dono non è sceso dal Cielo: ho dovuto armarmi di forza e di coraggio e, tra mille difficoltà, dolori, pericoli, ho intrapreso Il Viaggio all'Inverso, alla ricerca di quel bene prezioso che, poi l'ho scoperto, m'era stato sottratto dall'altrui miseria e debolezza..."


Tratto da: "TRATTATO di PSICOLOGIA della PERSONALITA' e delle DIFFERENZE INDIVIDUALI", pagina 321:

"...Il compito del terapeuta, quindi, consiste anche nel ricostruire il contatto perduto con il sociale, nel farsi ponte e mediatore tra l'individuo e la collettività, risvegliando nel paziente il sentimento sociale che è stato inibito nel corso dello sviluppo. In questo senso Adler può essere considerato il precursore di una concezione metapsicologica, secondo la quale il bambino sin dalla nascita cerca attivamente rapporti con gli altri. E' a tutti noto il maggior benessere interiore che si raggiunge nel momento in cui si instaurano buone realazioni con il mondo circostante. Su questo principio si basano le comunità di tossicodipendenti........lo stesso vale per l'Anonima Alcoolisti che, come le comunità, ha la funzione di insegnare al soggetto a ricostruire la propria capacità di rapporto. Chiunque, infatti, cerchi di entrare in rapporto con un tossicomane potrà rendersi conto della sua caratteristica difficoltà a stabilire una relazione, ma quando si riesce, seppure con sistemi discutibili, ad abbattere la barriera difensiva e a riallacciare i contatti con l'esterno, dopo qualche tempo è possibile ottenere un recupero.
Anche nella terapia dell'autismo il bambino, nonostante le sue resistenze, deve essere violentemente stretto dalla madre al seno e così tenuto per ore, finché sarà in grado di guardarla negli occhi. E' una terapia che si serve di modalità violente, ma fino a questo momento è la sola che abbia veramente sortito degli effetti. Quindi, come è facile constatare, le terapie per bambini autistici, per i tossicodipendenti e per gli alcoolisti presentano forti somiglianze.........Tinberg (1984) sostiene che la dimensione autistica nobilita l'uomo perché in fondo rappresenta una richiesta di rapporto oggettuale.
Adler ha una posizione analoga in cui afferma che l'amicizia, prodotto del sentimento sociale, costituisce una delle dimensioni più signifcative della vita umana. L'intera sua idea del benessere umano passa attraverso la necessità di instaurare rapporti positivi con gli altri; la felicità si articola quindi su tre settori fondamentali della vita quotidiana: il rapporto di coppia, la situazione lavorativa, l'amicizia..........Molti autori hanno criticato tali teorie e lo stesso Adler, circa dieci anni prima di morire, introduce il concetto di Sé Creativo. Con ciò egli pensava di aver individuato il movente primo, il fattore fondamentale del comportamento umano.........per esempio il Sè di Jung si riferisce ad una struttura psichica ben diversa da quella definita nell'opera freudiana........Pertanto quando s'incontra questo termine bisogna inserirlo nel suo contesto peculiare....Si ritiene quindi che fra lo stimolo e la risposta esista una struttura psichica intermedia, un'area interna di elaborazione che rende la risposta stessa assolutamente individuale.........Tale ipotetica struttura corrisponde a ciò che Adler chiama Sé Creativo: le reazioni individuali potrebbero sembrare talvolta incomprensibili o addirittura folli a meno che non si ipotizzi la presenza, in questo processo, del Sé Creativo che elabora in maniera soggettiva il significato dello stimolo, trasformando una reazione riflessa in una risposta meditata ed originale. E' così che un sorriso educato può esprimere in realtà un rifiuto inderogabile: ponendosi tra lo stimolo e la risposta, il Sé Creativo pone le coordinate esplicite ed implicite della comunicazione. Un esempio calzante è la depressione, una normale reazione di fronte ad eventi negativi. Il Sé Creativo permette l'elaborazione di una condizione di disperazione: tante sinfonie sono state scritte in risposta a momenti di lutto psicologico, così come molti quadri sono stati dipinti per contenere un senso di vuoto. Senza l'apporto di contenuti creativi potremmo persino giungere a gesti distruttivi verso noi stessi e verso gli altri....."

giovedì 22 gennaio 2009

Studi di Leonardo, De Divina Proportione...

FORME COMBACIANTI

All'ospedale con la nonna Angiola...

Oggi, ho trascorso la mattinata al Policlinico Gemelli. Ho accompagnato mia nonna, per una serie di accertamenti oculistici. Nonna Angiola: classe 1915, toscana, estrazione contadina, animo regale e, soprattutto, la persona che mi ha allevato, da quando sono nata intendo: mia nonna è mia madre.

E' impressionante vedere la gente che transita in questi grandi ospedali. Siamo passate davanti alla Medicina Nucleare: ci saranno state cento persone, minimo, in attesa...quasi tutti giovani...Dio Santo!

All'accettazione oculistica, l'infermiera ha mandato un anatema al medico curante di mia nonna perché invece di fare un'unica prescrizione ne aveva fatte quattro. Poveraccio...

Comunque, come al solito, mia nonna ed io abbiamo impiegato il nostro tempo d'interminabile attesa in modo proficuo. Un po' parlando, un po' ridendo, un po' osservando...e, ad un certo punto, lei mi ha detto: "Marina, guarda la gente che passa. Guarda i loro corpi, i loro movimenti...il corpo umano è un vero miracolo, è un mistero...". Così mi sono ricordardata del mio post di ieri, De Divina Proportione, con l'immagine dell'Uomo Vitruviano ed il mio scritto, e mi sono molto rallegrata, perché la frase della nonna mi è parsa un'annuncio, una conferma ai miei pensieri. Conferma giuntami da una piccola grande donna di novantre anni che, avendo vissuto la sua infanzia e la sua adolescenza sù per i monti che guardano la Val Tiberina, non ha potuto studiare: neve alta d'Inverno, povertà ma abbondanza di cibo, le donne che non dovevano studiare...ma l'Angiolina ha una luce che le brilla dentro. Ci sono persone che vivono la priopria esistenza terrena con gioia, semplicità e, soprattutto, in armonia con la natura. Esse brillano di luce propria. Ed è proprio quest'atteggiamento d'apertura nei confronti della vita tutta, permette loro di entrare spontaneamente in contatto con quel mondo d’idee universali al quale possono attingere anche coloro che, pur non essendo in possesso di una buona istruzione, con le loro attività quotidiane, svolte con dedizione ed accoglimento, si avvicinano a Dio e alla sua sapienza. A conferma di quanto dico, mia nonna ha concluso così: "... La vita è meravigliosa ed io voglio vivere, soprattutto, perché posso essere ancora d'aiuto agli altri...forse, non più fisicamente, perché gli anni si fanno sentire, ma posso ancora aiutare economicamente, nel mio piccolo."
L'ho già detto, la nonna ha una luce dentro...ed, infatti, dottori ed infermieri erano entusiasti di occuparsi di lei e, alla fine, le hanno chiesto in coro quale fosse il suo segreto...e Voi l'avete capito qual'è il suo segreto? Dov'è contenuto il suo segreto ed il segreto dell'uomo?

mercoledì 21 gennaio 2009

Esperienze fuori della realta ordinaria...o forse no ma nessuno può dirlo con certezza...

Oggi, in banca, ho conosciuto, assolutamente per caso, Paola.
Paola è una donna particolare, sorridente, esuberante e molto piacevole. CHE BELLO! Siamo andate al bar insieme e ci siamo sedute al tavolino. Si parlava della lunaticità femminile, fatto normalissimo e, così, Le ho scritto, firmato e datato, su un foglietto, alcune righe tratte dal mio “La penisola incantata” che parlano, appunto, delle donne e di come la loro natura ed il loro equilibrio siano legati all’immagine di Iside, Dea Madre:

“…noi donne siamo tutte un po’ streghe. Soggette ai cicli lunari, mettiamo la pentola sul fuoco. Prepariamo decotti ed infusi. Filiamo e sfiliamo il nostro tempo e, tramando il nostro ordito, aspettiamo, sogniamo, desideriamo, immaginiamo…”

Poi, abbiamo parlato, di numeri, di sogni notturni e di stati di dormiveglia, di visioni diurne, di malocchio e di maledizioni, di prodigi, di morti, di coincidenze, d’incontri e fatti particolarissimi e di paure…
Paola si definisce una strega buona…ma non una fata, ha tenuto a precisare e non so il perché. Poi, mi ha raccontato di una sua esperienza terribile, che mi ha autorizzato a scrivere su questo blog:

“Anni fa, ho avuto un bruttissimo incidente: ad un incrocio una macchina mi ha preso in pieno. Ricordo di avere visto due fari accecanti che mi piombavano addosso e poi: il buio assoluto. Sì, il buio assoluto. Io c’ero, ero presente, ma in modo aereo: volavo nel buio più buio del buio, ascendendo. Volteggiavo vorticosamente e sentivo di allontanarmi dalla mia realtà. Allora, tentavo di trovare un appiglio ma tutto quel che restava fra le mie mani era sabbia, che scivolava via, come fa dentro la clessidra, ed ogni volta che cercavo di aggrapparmi afferravo ancora sabbia e finivo ancora per restare a mani vuote. Non sentivo nulla, nessun peso, nessun dolore…poi, cominciai a sentire delle voci che mi chiamavano e così presi a scendere, a scendere, piano: e mi risvegliai, in ambulanza, piena di dolori atroci. Credo che il mio fosse uno stato di premorte, perché l’esperienza che ho avuto non è stata di vedere o intravedere una luce, bensì, un grande disorientamento: mi trovavo nel nulla più assoluto, in una sorta di pauroso e nero limbo… Tutto qui.”

GRAZIE PAOLA.

Il mistero del nostro corpo..."De Divina Proportione"...

Tratto da "La penisola incantata".
"A quell’irrazionale e misconosciuto procedere, la mente era spesso d’intralcio. Sentivo di avere un progetto di vita, per il quale, chissà, ero stata pensata esattamente così com’ero, anche con quel mio caratteraccio fumantino. Di quel progetto avevo sentore che fosse autonomamente al corrente persino il mio corpo, munito com’era dei suoi fluidi e della sua chimica: un corpo dotato di una memoria e di una ricettività che gli consentono di riconoscere i segnali lanciati dall’Universo ed equipaggiato d’una speciale bussola per non smarrire il cammino. Vivevo così nella presunzione, o nell’umiltà, di far parte di Qualcosa di Superiore..."

martedì 20 gennaio 2009

Dello studio, del sapere...ma, soprattutto, della mia ignoranza e del fatto che, alla fine, non si riveli per me come il peggiore dei mali...

Senti, senti, che razza di teste circolano...tanto che credo di avere avuto a che fare con qualcuno che ne sa una più del diavolo...seguirlo nella sua visione d'insieme, quasi chiaroveggente, dell'Odissea Umana, come lui ha definito la storia dell'umanità, è stato difficile...ed anche un po' mortificante. Vi faccio dono di uno stralcio di questa conversazione, anzi di questo viaggio virtuale nella cultura, da leggere tutta d'un fiato:

"Lo studio è un'edificazione dello spirito, che spinge a voler sapere tutto dell'Odissea umana. Chiunque voglia farsi una cultura legga gli autori canonici. Alcuni autori sono interessanti ed acuti ma altri vanno presi a calci: tali letture inquinano............ Ad esempio, vuoi imparare la storia di Roma? Leggi "Storia di Roma" di Theodor Mommsen. Ogni giorno, arriva uno che vuole dire la sua ma la storia va scritta nel suo insieme... Giustappunto, la storia di Roma è necessariamente, sovranamente, sovrastata ed intrisa dal Diritto Civile e Penale Romano, quindi, ogni passo ed ogni evento è determinato da esso. Per farti capire: alla caduta dell'Impero Romano, il Senato sopravvisse. All'inizio della Repubblica, erano i Generali i grandi dell'Impero, coloro che facevano la storia di Roma. Ad esempio, Marcello, a Siracusa, si è riempito di opere d'arte: era una colonia romana della Magna Grecia dove si parlava l'antico laconico...lo accolsero perché erano pieni di peste...erano i tempi della virtus, quando i generali tornavano a Roma ed andavano al Campidoglio a piedi e non sul cocchio... Se guardi la Storia nel suo insieme la vedi come da un satellite......... Ma la gente non legge, i libri vanno consultati, devono essere degli stracci, dei cenci lisi, non possono essere ridotti ad oggetti da collezione immacolati, riposti in asettici scaffali affiancati da ninnoli e ninnoletti raccolti su bancarelle di rigattieri improvvisati...ecco, su quel genere di bancarelle, a volte, in effetti, si trovano testi incredibili, ovviamente, per chi abbia occhi per vederli......... Oggi si parla con francesimi, con termini inglesizzati, addirittura con slang stranieri che non hanno alcun significato per noi, mentre la lingua italiana è la più eccelsa, ancor più del latino perché ne ha preso il meglio. Sebbene, anche nell'antica Roma ci fossero degli esterofili, sai? Persino tra gli Imperatori. Prendi Domiziano, quello del vecchio Stadio di Domiziano, il figlio di Vespasiano, quello dei pisciatoi... Lo stadio sorgeva dove adesso c'è piazza Navona...la regione IX, quella intorno al Pantheon, dove pare che abitassero solo auriga che, come Shumacher, guadagnavano milioni di Sesterzi e, se non si ritiravano, vivevano poco...l'entrata principale si trovava dove ora c'è la statua di Pasquino, le gradinate dove sta ora l'attuale Senato, l'obelisco al centro della Spina...l'obelisco che sta al centro della "Fontana dei Quattro Fiumi", sai quella del Bernini che stava in competizione col Borromini, ce l'hanno rimesso i papi a Piazza Navona. Lo hanno recuperato al vecchio Circo di Massenzio, poco distante dalla tomba di Cecilia Metella, al di là del Pomerio, dove seppellivano i morti. Massenzio, sai quello che aveva combattuto per Costantino...ebbene, il monolito stava buttato là, un superstite, scampato ai vari scempi cristiani e saccheggi barbari: stava nascosto fra le erbacce e le rovine, insomma, non se n'erano accorti che l'obelisco stava riverso a terra...e meno male. In origine pare che stesse al Tempio di Iside al Campo Marzio, sai dove facevano le Equirrie?: Le corse dei cavalli selvaggi in onore di Marte, nel mese di Marzo." AIUTO! QUALCUNO MI RIPORTI AL VENTUNESIMO SECOLO! HO PAURA CHE QUESTO SI RIVELI A UN VIAGGIO SENZA FINE! ANZI UNA PERIEGESI INFINITA! "Comunque, torniamo a Domiziano. Era un vanitoso, agli antipodi di gente come Augusto, il successore di Giulio Cesare. Ottaviano Augusto, un uomo austero, quello che aveva sposato quella iena della moglie del generale Agrippa: Livia, che poi, ad uno ad uno, gli ha fatto ammazzare tutti i figli, al marito, ad Augusto insomma, per fare di Tiberio, suo figlio, un Imperatore. Ma a Roma funzionava così. Roma era un vero covo di vipere, non come i Castra, dove vedevi la vera grandezza di Roma e dove vigeva il Ius Militare. Nei Castra tutti erano soggetti alla disciplina e rispettavano le regole perché ne andava della sicurezza di tutti. D'altro canto, Livia non ebbe scelta se non avesse tramato il suo ordito, lo avrebbe fatto qualcun'altro al suo posto e, allora, sarebbero stati i suoi figli a morire...e, poi, anche se Tiberio era uno stronzo, è stato un Imperatore che ha fatto del bene a Roma. A proposito, tu ceh hai passato parte della tua vita a Terracina, pensa, Livia era originaria di quelle zone, di Fondi. Infatti, Tiberio aveva una casa a Sperlonga ed anche una grotta sul mare, piena di statue inquietanti, raffiguranti personaggi della mitologia greca. Mi fai perdere il filo... INCREDIBILE! Eravamo rimasti al fatto che Domiziano s'era fatto costruire uno stadio, uno stadio che portasse il suo nome, come Caligola, che aveva avuto il suo Circo privato, fuori dal Pomerio, stava dove oggi sorge il Vaticano, infatti, sotto la Basilica è pieno di tombe romane... LIBERATEMI DA QUESTO UOMO PESTILENZIALE! ...e del Circo, che poi divenne di Nerone, se ne conserva il perenne ricordo grazie al suo obelisco, realizzato in egitto da scalpellini romani, che ora sta proprio nel centro di Piazza San Pietro...Comunque, Domiziano ci faceva i suoi Agoni Capitolini nel suo Stadio. Hai capito? Intendo dire che invece di chiamarli Ludi Capitolini, Domiziano usa un esterofilismo, un grecismo, è un po' come se oggi il Presidente della Repubblica per invitarti a colazione ti dicesse: "Ci vediamo per un breakfast, domani."...come fanno gli italiani oggi, insomma..."

...e così via, a Bisanzio, nel Sacro Romano Impero, nel Medioevo, a spasso nel Rinascimento, fino alla storia dei nostri giorni...naturalmente, eravamo partiti dal VERBO: "Sia fatta luce" e senza mancar di far cenno al Big Bang...poi, passando dall'Australopithecus, eravamo giunti ai Fenici, a Babilonia, quindi, al magnifico Serapeo di Alessandria d'Egitto e, con un salto temporale in avanti, alla sua distruzione, all'incirca nel 392 d.C.: distruzione da lui definita come una delle vere immanità compiute dall'ignoranza dell'uomo...
Io, da parte mia, ero distrutta, dalla mia grassa ignoranza, e lui se ne accorse, così, per confortarmi mi disse:
"Non preoccuparti, sei una donna molto profonda...e, poi, la cultura mal si sposa con la letteratura, ricordalo." FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA! "L'appesantisce, insomma." ED IO AGGIUNGO: UN ROMANZO DEVE AVERE LE ALI. ...e giù con la povera Emily Bromte, ragazza del South England, morta tisica; donna in un mondo di club per soli uomini che senza una cultura profonda scrisse "Cime tempestose", a suo dire ed anche a sentire Virginia Woolf, il romanzo dell'Ottocento inglese:
"...checché ne dicano gli inglesi, che sono il popolo più maschilista del globo, "Wuthering Heights" è bellissimo: parole di fuoco dall'inizio alla fine...ma gli inglesi nooo...e pur di non ammettere che una donna, senza un'adeguata istruzione per maschi, abbia potuto scrivere un romanzo capace di penetrare la bigotta Inghileterra E SFERZARLA IN LUNGO E IN LARGO, AGGIUNGO IO ...beh, pensa che hanno riconosciuto questo merito a Thackeray e al suo "La fiera delle vanità". E' uno scrittore inglese, sì, ma nato e vissuto nelle colonie per gran parte della sua vita..." AIUTO! QUALCUNO MI DIFENDA DA QUESTO UOMO SPAVENTOSO E SPAVENTEVOLE!

A proposito...disgraziatamente, indossavo una collana di Ambra e questo ci fece, improvvisamente, piombare nel Terziario, in un profumatissimo bosco di conifere del Nord Europa, in mezzo a ronzanti, fastidiosissimi, stranissimi, differenti insetti, molti dei quali finivano mortalmente imprigionati in enormi gocce di resina... i meravigliosi cristalli d'ambra e fossili che ora stavano appesi al mio collo.

lunedì 19 gennaio 2009

Strada di campagna in Provenza, Vincent Van Gogh

"Cosa sono io per te?"
"Tu vuoi sapere cosa sei per me...ma io non so spiegartelo a parole."
"Prova."
"Proverò ad esprimere l'inesprimibile. Ti dirò cosa ho provato un giorno: Guardavo il mutevole cielo di Provenza. Il forte Maestrale spazzava via velocemente le ultime nuvole che, oramai, erano solo altissimi, sottilissimi veli bianchi. L'azzurro era magnifico, io ero commossa ed in quell'azzurro senza fine io ho visto te ed ho intravisto l'Infinito..."

Luce...Luce....

"Giudizio Universale", Michelangelo Buonarroti. Cappella Sistina, Citta' del Vaticano.

Splendore Eterno (Isaia 60, 19-20)

Non avrai più il sole come luce del giorno,
e il fulgore della luna non ti rischiarerà più;
ma il Signore sarà per te una luce eterna
e il tuo Dio sarà il tuo splendore.
Il tuo sole non tramonterà più
e la luna non si ritirerà più,
ma il Signore sarà per te una luce eterna
e i giorni del tuo lutto saranno compiuti.


Salmi 45,2-3-4-5

Modula il mio cuore un piacevole motivo,
al re declamo il mio poema.
Stilo d’abile scriba sia la mia lingua.
Il più bello sei tu fra i figli dell’uomo,
sparsa è la grazia sulle tue labbra.
Per questo Dio t’ha benedetto in eterno.
Cingi ai fianchi la tua spada, o eroe;
rivestiti di maestà e di decoro
e avanza con successo.

domenica 18 gennaio 2009

Della sapienza...

"Natura morta con bibbia", 1885, Vincent Van Gogh, Amsterdam.

Qohèlet 1,17
Ma dopo essermi dato alla ricerca della sapienza e della scienza, della follia e della stoltezza sono arrivato alla conclusione che anche questa è un'occupazione assurda, perché
dove c'è molta sapienza c'è molta tristezza,
se si aumenta la scienza, si aumenta il dolore.

Qohèlet 2,13-14
Mi resi conto che la sapienza è superiore alla stoltezza quanto la luce alle tenebre:
il sapiente ha gli occhi in testa
e lo stolto cammina nelle tenebre.
Ma subito notai che la stessa sorte tocca ad entrambi.

venerdì 16 gennaio 2009

La ricerca, a volte, sconfina nella preghiera...



Cari visitatori,
ci sono momenti in cui io sento il bisogno di pregare. A volte, lo faccio recitando una semplice preghiera, la ripeto almeno tre volte, concentrandomi sul suo significato. A volte, invece, mi concentro su una sola parola significativa (tipo: luce, cuore, grazie, lode, benedizione, amore, vita, pace, forza, aiuto...) e la ripeto, come un mantra, fino a saturarmene...
Oggi, più di una volta, mi è apparsa casualmente la parola LUCE (su un libro, su una scritta, su un cartellone pubblicitario, in televisione...) e, poi, anche la parola CUORE.



LUCE, LUCE, LUCE, LUCE, LUCE, LUCE, LUCE, LUCE, LUCE, LUCE, LUCE, LUCE.....
SCENDA NEL MIO CUORE LA VERA LUCE, SCENDA NEL MIO CUORE LA VERA LUCE.....

Ci sono momenti in cui sento il bisogno impellente di fermarmi e di nutrire umilmente il mio spirito, rivolgendomi all'Infinito.

giovedì 15 gennaio 2009

A proposito del mondo, della sopravvivenza e di quale sia la vera forza alla quale dovrebbe aspirare l'essere umano nel corso della sua vita terrena..



"ALLEGORIA della VIRTU'", 1531, CORREGGIO. Museo del Louvre, Parigi




A proposito del mondo e delle sue brutture e di quanto sia difficile, per chi abbia un briciolo di sensibilità ed umanità, sopravvivere al genere umano...anni addietro, leggendo Il Ritratto di Dorian Gray, mi colpì il disincanto assoluto di Oscar Wilde nell’affermare che:
“Nella realtà di ogni giorno i malvagi non vengono puniti, né i buoni ricompensati: il successo premia i forti, il fallimento schiaccia i deboli. Niente altro.”
Ma come? Il meraviglioso romanzo di Dickens, Oliver Twist, mi aveva dato una speranza nella provvidenza...:
"Le circostanze in cui venne al mondo l'eroe di questo romanzo, dimostrano ancora una volta quanto sia materna, soccorrevole e pietosa la provvidenza, nei confronti dei miseri e dei diseredati."
...e, ora, questo Wilde, scrittore ribelle, cinico e maledetto, me la toglieva inderogabilmente?

Passò un po' di tempo. Tempo di studio, di riflessione, di pause, di evasioni nella fantasia, di magica immaginazione, d'intuizioni improvvise, di nuove spirazioni e di estenuante lavoro da scriba. Quindi, un giorno, mentre ero in attesa di risposte che mettevano a dura prova la mia capacità negativa*, fui contattata, niente meno, da Nietzsche, il quale, mi chiarì le idee al riguardo: avevo fra le mani il suo Così parlò ZARATHUSTRA, aprii una pagina a caso. Fu così che ebbi la tanta attesa risposta alle mie intuizioni. Perché, ricordate? Non possediamo alcuna verità se questa non è in qualche modo condivisibile. Lessi, con gioia e stupore, qualcosa che confermava e tramutava in parole, pesanti come macigni, la mia personale idea sul vero significato dell’esser forti:
“E da nessuno voglio la bellezza come da te proprio, da te che sei forte: la tua bontà sia la tua ultima sopraffazione di stesso./Io ti attribuisco la capacità di ogni male: perciò voglio da te il bene./In verità, ho riso spesso dei deboli che si credono buoni perché hanno gli artigli spuntati!/Tu devi procurarti la virtù della colonna: essa diventa sempre più bella e delicata, ma dentro più dura e sorreggente quanto più sale…/Allora l’anima tua rabbrividirà di divini desideri; e ci sarà adorazione anche nella tua vanità!/E’ questo infatti il segreto dell’anima: solo quando l’eroe l’ha lasciata le si avvicina, in sogno: il super eroe.”
...la tua bontà sia l'ultima sopraffazione di te stesso...devi procurarti la virtù della colonna: essa diventa sempre più bella e delicata, ma dentro più dura e sorreggente quanto più sale.......
...e poiché chi pone domande è in cerca di risposte, anche quando, come nel mio caso, l'interlocutore è l'Infinito che si manifesta sotto forma d'Ispirazione, una Rara Avis*, qualche giorno fa, mi ha insegnato che bellezza e bene sono inseparabili, tanto che in greco esiste un'unica parola che definisce questo binomio: Kalagatos.
Insomma, alla fine ho avuto la mia verità condivisa:
La vera forza consiste nel perseguire, con volontà inflessibile, una via del bene e chiunque persegua veramente il bene riflette, inevitabilmente, una bellezza interiore visibile esteriormente in tutta la sua elevatezza, delicatezza e solidità.

Esprimo un profondo senso di gratitudine alla Coscienza Cosmica, nella quale credo: penso che ad essa siano connesse ed attingano tutte le anime, incarnate e non incarnate. Anime che, in questo mio caso, hanno voluto rispondermi generosamente, condividendo una mia riflessione lanciata all'Infinito, sui concetti di forza e virtù e sulle loro implicazioni in relazione al collettivo. Riflessione che, evidentemente, ci accomuna...fuori dal tempo e dallo spazio.
*Capacità negativa:

*Rara avis:
"La superstizione porta sfortuna."
Raymond Smullyan, 5000 B.C.

mercoledì 14 gennaio 2009

La VIRTUS...

Tratto da "L'Impero dei Draghi" di Massimo Valerio Manfredi.

"La virtus è una convinzione, un'immagine di te stesso in cui ti abitui a credere ciecamente, fin da bambino. L'apprendi da tuo padre che a sua volta l'ha imparata dal suo. Chi la possiede sa che nessun ostacolo è insuperabile, nessuna prova troppo ardua, nessun sacrificio troppo alto, nemmeno quello della vita. E solo chi possiede la virtus può reggere il peso della disciplina, lo spirito che tiene insieme i nostri soldati, che ne fa un blocco unico, un macigno. E questa disciplina fa sì che la forza di un intero reparto sia presente in ogni singolo uomo, anche quando è solo e accerchiato, anche quando chiunque altro crederebbe all'ineluttabile."

martedì 13 gennaio 2009

Dedalo dell'affettività mancata...


"...Se potiamo una pianta drasticamente, se la sradichiamo da un terreno che sappiamo non essere più adatto ad essa per travasarla in un altro che sia più fertile, se lo facciamo con dovizia ed a tempo debito, sicuramente la pianta ne trarrà beneficio…ma noi esseri umani sigilliamo i nostri legami affettivi nell’anima e se questi vengono recisi di colpo, il bandolo di quel filo misterioso ed invisibile che li teneva uniti va smarrito e con esso anche il contatto con il nostro spirito. Perché noi esseri umani affondiamo le nostre radici là dove riceviamo la linfa dell’amore e se veniamo sradicati di colpo rischiamo di morire, prima all’amore e poi anche a noi stessi. Il conseguente travaso, dunque, non potrà che rimediare al nutrimento del corpo ma, per lungo, lungo tempo, poco potrà fare per la nostra anima, oramai smarrita...nel dedalo dell’affettività mancata. "

Dell'artista...

..."L'artista è un emulo della natura". Così, un poeta, un giorno, mi ha meravigliosamente descritto sé stesso.
Io non posso definirmi Artista e figuriamoci Poeta... ma una cosa posso dirla: da quando ho cominciato a scrivere non ho più potuto fare altro.
L'uomo comune è, di solito, in lotta contro il tempo. Rapportarsi al proprio tempo è uno degli scogli più difficili da superare nel procedere quotidiano...occorre conoscere sé stessi, anche la propria zona d'ombra, le proprie attitudini, i talenti e le virtù, per avere il potere di vivere in pienezza il proprio tempo. Ma, se è vero che il tempo siamo noi, quando scrivo io sono il tempo...in un certo senso, il tempo smette di esercitare la pressione che normalmente avrebbe su di me ed io mi sento libera! Sarà la magia della capacità riflessiva e la leggerezza della fantasia...ma quando scrivo, io dimentico cosa sia la noia e l'inquietudine. Credo che suoni, lettere e parole incombessero su di me come un destino ineluttabile...

lunedì 12 gennaio 2009

Arianna...

Fino ad oggi ho parlato di mia figlia Chiara e del suo straordinario, finanche chiaroveggente mondo cognitivo....ma io ho un'altra figlia, si chiama Arianna. Arianna è un dono del Cielo. Una creatura eterea e buona, si direbbe un Angelo del Paradiso. Quando ho visto questa immagine, ho visto il mio Angelo:

La mia amica Anna...

L'Imperatrice, arcano maggiore dei tarocchi, rappresenta astrologicamente la donna della Vergine.
La mia maestra ed amica Anna, nata sotto il segno della Vergine, è una di quelle persone di grande spessore che io chiamo anime antiche.
Anna ha tanti doni speciali ma il più importante e bello fra tutti è la capacità di vedere le persone per quel che sono, ossia, oltre le apparenze.
In questa relazione profonda, in questo senso dell'altro, che in lei sembrano attingere ad una consapevolezza che travalica la sua stessa volontà e l'esperienza empirica, Anna, quasi fosse l'eco di una coscienza cosmica, indica la direzione verso la conoscenza di sé...certo, per chi lo voglia, ovvero, per coloro che trovandosi sul sentiero stabilito siano disposti a deviare verso quello prestabilito, intraprendendo così quello che io chiamo il cammino all'inverso.

domenica 11 gennaio 2009

Hàvàmal o Canzone dell'Eccelso...




L'Yggdrasill nella mitologia celtica è l'albero cosmico.
Le sue radici affondonano nelle profondità più oscure e recondite della terra sino agli inferi.
I suoi rami sostengono i nove mondi, il cielo, l'Universo tutto.
http://http//it.wikipedia.org/wiki/Yggdrasill







Tratto dal capitolo dell'ospite.
Il discorso di Hàrr.

Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Óðinn,
io stesso a me stesso,
su quell'albero
che nessuno sa
dove dalle radici s'innalzi.
138

Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai giù,
presi su le rune,
urlando le presi,
e caddi di là.
139

Nove terribili incantesimi
ricevetti dall'illustre figlio
di Bölþorn, padre di Bestla,
e un sorso ottenni
del prezioso idromele
attinto da Óðrørir.
140

Ecco io presi a fiorire
e diventai saggio,
a crescere e farmi possente.
Parola per me da parola
trassi con la parola,
opera per me da opera
trassi con l'opera.
141



Odino, il Dio sciamano, qui Hàrr o Eccelso o Alto, racconta sé stesso e di come diventerà anche saggio e poeta dopo essere rimasto appeso al frassino Yggdrasill.

sabato 10 gennaio 2009

Della musica...

Euterpe, Musa della musica.

Ascoltando musica, in macchina, tornando a casa, mia figlia Chiara mi ha detto:
  • "Bella la musica...la musica fa bene."
  • "In che senso fa bene, amore?"
  • "Che fa bene alla salute."
  • "Alla salute? Spiegami meglio, cosa intendi esattamente quando dici che fa bene alla salute?"
  • "La musica dà attenzione, mette calma e dà la direzione..."

Come sapete mia figlia è una ragazza autistica. A quanto pare la musica riporta Chiara "sulla terra" ad un livello di attenzione che, evidentemente, lei stessa si rende conto di avere difficoltà a mantenere. L'effetto normalizzante che la musica ha su di lei è di renderla calma e lei lo avverte. Tuttavia, trovo incredibile che Chiara mi abbia detto che la musica le dà la direzione...insomma, è un po' come dire che la musica la rimette in carreggiata o, meglio, che la musica le fa ritrovare quella bussola interna che consente di non smarrire il cammino. Insomma, Chiara pare essere profondamente consapevole di dover perseguire una meta; ho detto profondamente e non razionalmente. A questo proposito, inserisco un brano tratto da La penisola incantata.

"Sentivo di avere un progetto di vita........... Di quel progetto avevo sentore che fosse autonomamente al corrente persino il mio corpo, munito com’era dei suoi fluidi e della sua chimica: un corpo dotato di una memoria e di una ricettività che gli consentono di riconoscere i segnali lanciati dall’Universo ed equipaggiato d’una speciale bussola per non smarrire il cammino................tale idea nasceva soprattutto dalla sensazione che una porzione, non propriamente identificabile del mio essere, fosse consapevolmente protesa verso una meta. E per meta non intendo un destino al quale non si possa sfuggire, bensì uno scopo, un compito da portare possibilmente a termine....."

Chiara, senza che nessuno le abbia insegnato nulla riguardo al destino o a quant'altro, sa di avere una direzione da seguire... Mi viene in mente una frase: "Tutto si sa", contenuta nel meraviglioso romanzo di Gabriel Garçia Marquez "Cent'anni di solitudine".

In cosa credo?

Credo nella vita perché è tutto ciò che conosco: percepisco con certezza che in questo preciso momento io sono viva.
Non credo nella morte perché non la conosco, non so cosa sia l'esperienza della morte, in realtà, nessuno lo sa. Quando qualcuno muore una luce si spegne in quel corpo e la mia percezione è che quel corpo non sia più la persona che io conoscevo: non c'è più, tutto qui.

venerdì 9 gennaio 2009

L'Albero della Vita in senso cabalistico...

10 sono le emanazioni del Divino dette Sephirot, "Luce senza limiti". Non sono da considersi come i gradi che possono condurre l'uomo a Dio o viceversa, bensì come forza della parola creatrice: Vangeli, Giovanni :"In principio era il Verbo ed il Verbo era Dio". Dio ha creato il mondo con le parole, Genesi: "Sia fatta luce." Quindi le Sephirot possono essere considerate come i vari nomi di Dio.

Keter : la Corona, la Volontà Prima, Il Divino Nulla
Hokmah : La Saggezza, L'Inizio - Il Punto di Partenza, Il Primo Aspetto discernibile di Dio, Il Principio Maschile di Dio, Il Padre Superiore che feconda la Sephirah successiva.
Binah : L'Intelligenza, Il Principio Femminile di Dio, L'Utero da cui deriva tutto il resto della Vita Divina e Terrena.
Hesed o Gedullah : La Benevolenza, La Clemenza, La Misericordia, L'Amore.
Geburrah o Pahad o Din : Il Potere, Il Terrore, Il Rigore, Il Giudizio.
Tif'eret o Rahamin : La Bellezza, La Compassione, Il Principio Armonizzante.
Nesah : L'Eternità, La Durata, La Vittoria.
Hod : La Gloria, La Maestà, La Reagalità.
Yesod : Il Fondamento, Il Giusto.
Malkut o Shekinah: Il Regno, La Presenza, è l'ultima Sephirah, l'unica ricettiva.

22 sono i sentieri che collegano le Sephirot tra loro, associati alle lettere dell'alfabeto ebraico.

32 le meravigliose vie della sapienza. 10 Sephirot più 22 sentieri.
La gloria di Dio risiede nel nascondere le cose, per questo egli ha creato l'uomo più intelligente delle altre creature, affinchè gli venga concesso di comprendere. L'uomo deve vivere in armonia con la natura per avvicinarsi a Dio.


The Rock...

Where is the wisdom that we have
Lost in knowledge?
Where is the knowledge we have
Lost in information?
Thomas Stearns Eliot
Dov'è la saggezza che abbiamo
Perso in conoscenza?
Dov'è la conoscenza che abbiamo
Perso in informazione?
Eliot, Premio Nobel per la letteratura nel 1948, dice in 4 righe quel che io, forse, riuscirò ad esprimere in 400 pagine...se mai finirò il mio libro...

giovedì 8 gennaio 2009

Incontri fatali...

"La primavera" del Botticelli è forse una festa di nozze?
Filologia incontra Mercurio e la sua vita non sarà mai più la stessa. Il loro è un incontro destinato...un vero e proprio ordito divino che li condurrà alle nozze. Però, perché lei possa ascendere con lui, dovrà abbandonare tutta la sua conoscenza terrena e con essa l'ambizione, implicitamente contenuta nel suo amore per le lettere. Filologia intraprenderà così il viaggio che conduce alla sapienza divina...un cammino faticoso ed assai impervio per un mortale...

Il sogno sconcertante...L'importanza del linguaggio...

Qualche settimana fa ho fatto un sogno sconcertante:

Volevo esprimermi ma non conoscevano più il significato delle parole. Tutte le parole che pronunciavo erano diventate improvvisamente un agglomerato di suoni senza senso. Non conoscevo più il nome delle cose...

Mi svegliai di soprassalto, agitata, persa, sola ed angosciata.

La paura, provata nel vissuto onirico, potrebbe essere legata alla reale impossibilità di esprimere con le sole parole emozioni, bisogni e sentimenti in modo adeguato? La mia forte sensibilità mi porta forse a temere di correre il rischio di regredire alla condizione di essere urlante ed isolato? Un fantasma!
O la vera paura, in quanto scrivana, è quella di divenire una di quelle "persone artistiche" incomprese o, peggio, incapaci di tramutare in parole emozioni e sentimenti?
Oppure, se il terribile sogno non attingesse alla paura ma fosse un messaggio, allora, potrebbe significare che tanto vale non spendersi in parole che per gli altri non hanno nessun significato...
Altrimenti, si potrebbe interpretare a questo modo: pur conoscendo tutte le parole del mondo, a volte, non è possibile trovarne una veramente adeguata a descrivere chi veramente siamo. Ad esempio, Marina è il nome che mi hanno dato. Se vengo chiamata per nome ecco che io mi giro, il mio nome mi identifica ma non è quel che io sono veramente...

mercoledì 7 gennaio 2009

Amore e Psiche e di come il loro incontro, nel mondo reale o in quello dei desideri, cambi il corso della nostra vita...

"Amore e Psiche" di Antonio Canova. Museo del Louvre, Parigi.


...Avevo chiesto ai miei geni protettori se sarei riuscita a terminare la stesura del libro entro il segno dell’Acquario.
"Scrivere è tanto faticoso" Dissi loro. Ma eravamo già sotto il segno della Bilancia e l’obiettivo era, veramente, troppo alto. La mia era decisamente una pseudomanda, scrivere è una faccenda seria...e, come prevedibile, non ottenni alcuna risposta.
Così, come farebbe Alice, mi misi a riflettere ma anche a fantasticare e...improvvisamente, mi resi conto che tutto era scaturito dall’irrefrenabile desiderio di conoscere Amore, era stato lui anzi il suo sguardo a farmi deviare dal percorso imposto verso quello destinato...già, perché dopo aver cominciato a scrivere non potei più fare altro: se il tempo siamo noi, quando scrivo io sono il tempo.
Ritornando ad Amore, di quell’uomo affascinante io non conoscevo nulla se non i suoi occhi e nei suoi occhi mi pareva di smarrirmi in un’altra dimensione, nella quale erano custoditi ricordi che non riuscivo a visualizzare ma dei quali potevo percepire, con nostalgia, l’intensità dei sentimenti. Il solo guardarlo mi scuoteva un’emozione che mi smoveva le viscere e saliva, saliva, fino a togliermi il respiro. Fu allora che provai uno struggente senso di mancanza…e compresi che, chiunque fosse, lui mi mancava nell’anima.
Il manoscritto che mi trovavo fra le mani esisteva grazie a lui. Ma chi sono queste persone e cosa hanno di tanto speciale o di magico per tramutare nell’immortale arte, sentimenti ed emozioni altrui altrimenti destinati all’oblio? Eppure, era capitato proprio a me: la passione per un uomo era bastata a spingere la mia Psiche a cercare un incontro con le forze ancestrali contenute nel mio inconscio...mi serviva forza per contrastare la recalcitrante impazienza della mia parte maschile, così buia ed inaffidabile per me, e la trovai attingendo alla calma della mia essenza femminile. Inoltre, l’urgenza diurna di comunicare con lui attraverso gli scritti sconfinava in un’eco profonda d’emozioni ed inquietudine che mi teneva sveglia la notte: i miei opposti tentavano d’incontrarsi su un terreno fertileper accettarsi ed infine fondersi in una relazione d’amore, dentro di me, ancor prima che fuori. Dovevo sanare la mia immagine interiore d’Amore e di Psiche perché loro un giorno potessero incontrarsi fuori, nel mondo, con la speranza d’entrare in una relazione d’amore autentica.
Per farlo in modo credibile immaginai che mi sarei, poi, immersa nelle torbide acque del segno dello Scorpione. Lì il mio conscio si sarebbe tuffato nel mio inconscioSapevo che avrei avuto tanta paura ma la paura andava sconfitta, anche se sarebbe stata proprio la paura a rendermi attenta agli strani rumori della notte. In quel buio avrei avuto baluginii, senza tuttavia avere una vera visione d’insieme. D’altronde ci è dato di sentire (intravedere) e non di vederela nostra essenza è impenetrabile e la chiarezza non appartiene alla condizione umana.
Mi sarei quindi trovata al cospetto del fuoco sacro del Sagittario che col suo dardo infuocato avrebbe gettato luce nelle mie tenebre e purificato quelle fugaci e paurose visioni. Poi, il centauro, divino amico delle muse, le quali sono presenti a tutte le iniziazioni, scagliando la sua freccia avrebbe spinto lontano dal quotidiano i miei pensieri, guidandomi nella mia faticosa impresa.
Arrivata al cospetto del grande saggio, il Capricorno, avrei guardato umilmente alla mia vita nella sua interezza, poi, con distacco e spiritualità avrei certamente compreso che dietro ogni avvenimento c’è un disegno, e questo barlume di saggezza, che aiuta il viandante notturno a non inciampare, mi sarebbe stato lasciato in dotazione, strappandomi definitivamente all’ingannevole buio. Finalmente, il diradarsi della tenebra mi avrebbe affrancato dalla paura e, finalmente, il mio procedere sarebbe stato nel silenzio di una solitudine scelta ed avrei concentrato tutte le mie energie psichiche in vista del mio obiettivo.
Solo sotto il segno dell’Acquario, però, avrei portato a compimento il mio libro. Così l’ambizione provata sotto il segno del Capricorno si sarebbe trasformata nella consapevolezza del mio Sé superiore ed il distacco dall’Io mi avrebbe reso più consapevole rendendo ogni ambizione letteraria futile rispetto al significato dell’opera ed al suo messaggio intrinseco. Il mio libro avrebbe dimostrato al mondo, che con la sua inadeguatezza mi aveva relegato insieme alle mie figlie ad una esistenza marginale, che al di là di ogni solitudine e prigionia imposta, sono i pensieri a renderci liberi e che i desideri e le passioni sono forze interiori della natura, i veri poteri sovrannaturali dei quali dispone l’uomo, capaci di sovvertire, o semplicemente invertire, l’ordine delle cose..."

...Ma, ahimé, temo che il mio libro non sarà pronto per il segno dell'Acquario, così dovrò tuffarmi nelle vasto Oceano Infinito del segno dei Pesci ed ancora una volta la fiammata cocente ed improvvisa dell'Ariete..............