mercoledì 27 maggio 2015

Ineluttabilità della nostra grande solitudine - Rilke


E se torniamo a parlare della solitudine, si chiarisce sempre più che è cosa che non sia dato scegliere o lasciare. Ci si può ingannare su questo e fare come se non fosse così. E' tutto. Ma quanto meglio è comprendere che noi lo siamo, soli, e anzi muovere di lì. E allora accadrà che saremo presi dalle vertigini; che tutti i punti su cui il nostro occhio usava posare, ci vengono tolti, non v'è più nulla di vicino, e ogni cosa lontana è infinitamente lontana. Chi dalla sua stanza, quasi senza preparazione e trapasso, venisse posto sulla cima di una grande montagna, dovrebbe provare un senso simile: una incertezza senza uguali, un abbandono all'ignoto quasi l'annienterebbe. Egli vaneggerebbe di cadere o si crederebbe scagliato nello spazio o schiacciato in mille frantumi; quale enorme menzogna dovrebbe inventare il suo cervello per recuperare e chiarire lo stato dei suoi sensi. Così si mutano per colui che diviene solitario tutte le distanze, tutte le misure; di queste mutazioni molte sorgono all'improvviso e, come in quell'uomo sulla cima della montagna, nascono allora straordinarie immaginazioni e strani sensi, che sembrano crescere sopra ogni misura sopportabile.

Rainer Maria Rilke, LETTERE A UN GIOVANE POETA

giovedì 21 maggio 2015

Vaso Ermetico: la mia luce e la mia forza posso vederle solo attraverso il mio buio e la mia debolezza.


Il "vaso ermetico", il contenitore più adatto per l'emersione della propria personalità autentica, si conosce soltanto nella relazione. [...] sosteniamo che è possibile visualizzare e toccare con mano la propria soggettività, il proprio essere, quelli che siamo, soltanto se accettiamo la dimensione del sentimento. L'indegnità, i propri aspetti perversi, la possibilità di comportarsi nel modo peggiore possibile emergono soltanto nell'unione con un altro. Non dobbiamo fidarci delle persone "corrette", che siano tali solo perché e finché non si avventurano su questo terreno. E' molto facile essere fedeli alla verità, capaci di non volere il male dell'altro ed essere generosi, quando si è fuori dalla relazione: la verità è che la propria indegnità di uomini, il proprio lato oscuro, emerge solo in questa situazione. Dicendo "emerge" intendo sottolineare che a nessuno di noi è concessa la possibilità di sottrarsi a questo tipo di test che è strutturale al rapporto. Ciò fa emergere i nostri lati peggiori che è necessario conoscere e attraversare per poterci entrare in contatto. 
Jung afferma, nei suoi lavori sul transfert, che nel rapporto analitico emergono gli aspetti più alti e più bassi dell'umana spiritualità. Nella simbologia alchimista che Jung utilizza per la sua tesi, il basso e l'alto sono la stessa cosa. In questo tipo di rapporto dove emerge la nostra malvagità e sperimentiamo fino a che punto possiamo essere violenti, scopriamo anche quale può essere la nostra forza, la nostra luce, perché se siamo capaci di fare una cosa siamo anche capaci di fare il suo opposto. La mia luce e la mia forza posso vederle soltanto attraverso il mio buio. 

ALDO CAROTENUTO

giovedì 14 maggio 2015

La mancanza, l'assenza, sono il fondamento stesso del desiderio. Nostalgia.

 

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
   mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
  quando si dorme si perdono le mani e i piedi
e io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno
non dico che fosse fame o sete o desiderio
    del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
   non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
   era in me e fuori di me
durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
   e del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia.

Hikmet

Adulterio


L'ostacolo [...] e la creazione dell'ostacolo da parte della passione dei due eroi [...] è soltanto un pretesto necessario al procedere della passione, o non è invece legato alla passione in modo più profondo? Non è, per chi scruta il mito in tutta la sua profondità, l'oggetto stesso della passione? [...] e tuttavia la passione d'amore costituisce, di fatto, un'infelicità. La società in cui viviamo, e i cui costumi non sono in fondo mutati, sotto questo rapporto, da secoli, porta l'amore-passione, nove volte su dieci, a rivestire le forme dell'adulterio [...] Affermare che l'amore-passione significhi di fatto l'adulterio è insistere sulla realtà che il nostro culto dell'amore maschera e trasfigura al tempo stesso; è mettere in luce ciò che questo culto dissimula, respinge e rifiuta di nominare, per concederci un ardente abbandono a ciò che rivendicare non osavamo. [...] Per chi giudicasse dalle nostre letterature, l'adulterio apparirebbe come una delle occupazioni più rimarchevoli alle quali si dedicano gli occidentali: non ci si metterebbe molto a stendere la lista dei romanzi che non vi facciano neppure un'allusione [...] senza l'adulterio che ne sarebbe di tutte le nostre letterature? 

De Rougemont

martedì 12 maggio 2015

La grande contraddizione dell'innamoramento


La dimensione amorosa prende forma e legittimazione a misura della nostra capacità di accettarne l'irrimediabile, ineliminabile ambivalenza, la contraddizione strutturale che fa dire a un poeta come Hikmet:

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate.
Sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi negli occhi
tu, alta e vittoriosa.
Sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso 
in cui ti afferro.

(Aldo Carotenuto, Eros e Pathos margini dell'amore e della sofferenza)

lunedì 11 maggio 2015

Nozione d'amore da appunti del viaggio all'inverso


Salone del Libro di Torino dove, nello stand della Casa Editrice Albatros, è esposto anche il mio libro


L'amore ci rende consapevoli della nostra grande solitudine

Gustave Doré, Paolo e Francesca

Se si era soli nella dimensione amorosa, si è ancora più soli ora che il sentimento è andato perduto e intorno non ci sono che macerie e silenzio, dentro di noi un dolore che non pensavo di essere capaci di sopportare. [...] La perdita e l'abbandono ci confinano nella solitudine. Non facciamo mai un'esperienza così tragica come quando siamo lasciati dalla persona che abbiamo amato, perché non c'è nessuna possibilità esterna, ma io direi neanche interna, che ci offra una mano. L'unica opportunità che viene data in quel momento è quella della elaborazione del proprio isolamento. 
(Aldo Carotenuto, Eros e Pathos margini dell'amore e della sofferenza, 2014 pag. 96, 97)

Da quando ti ho persa, sono ossessionato dal silenzio,
i suoni le loro piccole ali agitano
un attimo, poi all'onda s'abbandonano
della stanchezza, che dondola senza rumore.

Sia che per strada la gente
passeggi con monotono brusio
o sospiri il teatro e sospiri
con un profondo respiro roco,

o agiti il vento un groviglio di luce
sul fiume nero, profondo,
o gli ultimi echi della notte
facciano rabbrividire l'aurora,

io avverto il silenzio che aspetta
di poter bere tutto ancora
nella sua estrema totalità svuotando
il rumore degli uomini.
(D.H, LAWRENCE, 1928, p. 221)