venerdì 26 dicembre 2014

Lettera a un giovane poeta ...

Ci fosse dato di veder più oltre che non giunga il nostro sapere e un poco più in là dei bastioni del nostro presentimento, forse allora sopporteremmo noi le nostre tristezze con maggiore fiducia che le nostre gioie. Che sono esse i momenti, in cui qualcosa di nuovo è entrato in noi, qualcosa di sconosciuto; i nostri sentimenti ammutoliscono in casta timidezza, tutto in noi indietreggia, sorge in noi una calma, e il nuovo, che nessuno conosce, vi sta nel mezzo e tace. Io credo che quasi tutte le nostre tristezze siano momenti di tensione, che noi risentiamo come paralisi, perché non udiamo più vivere i nostri sentimenti sorpresi [...] Perché il momento vuoto in apparenza e fisso, in cui il futuro entra in noi, è tanto più vicino alla vita, di quell'altro sonoro e casuale istante in cui esso, come dal di fuori, ci accade [...] Si sono già dovuti ripensare rovesciando tanti concetti di movimento, s'imparerà anche a poco a poco a riconoscere che quello che noi chiamiamo destino esce dagli uomini, non entra in essi da fuori.

Rilke 1929, 55- 57 

lunedì 8 dicembre 2014

Prima materia - parte prima


Nel libretto della Pietra Filosofale del 1778, un testo di alchimia di autore anonimo che tratta in particolar modo della Prima Materia, si legge "Con riferimento all'opera di Creazione divina e al piano di redenzione insito in essa, Il processo alchemico fu definito Grande Opera. Questa prevedeva che un'enigmatica e caotica materia originaria, Prima Materia, sede di una lotta tra gli opposti non ancora riuniti, fosse gradualmente elevata a uno stato di perfetta armonia, cioè a quello di salvifica Pietra Filosofale o Lapis Philosophorum: Prima componiamo, poi decomponiamo, quindi sciogliamo la materia decomposta, purifichiamo la materia scissa e la fissiamo. In tal modo, dell'uomo e della donna sarà una cosa sola.

Gabriele La Porta, La Magia - Rai Eri Marsilio 

sabato 6 dicembre 2014

L'uomo è misura di tutte le cose

Antigone

L'universo di certezze costruito nell'infanzia è destinato a declinare. 
[...] Rimanere legati a quel mondo di certezze, significherebbe calarsi vivi in una tomba, come Antigone che per troppa fedeltà ai propri cari si lascerà morire. [...] Il divenire è di solito  una voce fioca che chiama, quasi impercettibile, si fa fatica a seguirla, ma ciò che la caratterizza è la costanza.
Fissavo [i miei sogni] 
concentrata sull'abisso
come si guarda giù in una mineira
giù per miglia senza fine,
le mani giù, precipitate come mani
per liberare i sogni dalla loro gabbia.
O appetito! Mio appetito!
(Sexton, 1962, 157)
A sussulti, come uno spettatore del circo sbalzato di colpo dal riparo della tribuna al centro dei trapezi volanti, l'Io scopre - è costretto a scoprire - il paese inesistente, il luogo oscuro dei desideri, di ciò che ancora non è nato, incarnato, ma che richiede una pronta realizzazione [...] da una parte il passato paralizza [...] dall'altra il futuro con le sue possibilità incompiute e le sue potenzialità nascoste. [...] Nella polarità del conflitto e nell'impellenza dell'alternativa si rimane vittime dell'impasse. [...] Non si tratta di scegliere tra due, bensì bisogna trovare il terzo, la terza via che apre al nuovo recidendo i ponti col passato
[...] E' illusione credersi vivi quando si trascorrono ore, giorni, anni a fare un lavoro che non ci motiva e a colmare la propria solitudine con persone che non amiamo.
I momenti in cui siamo più autentici, paradossalmente, sono quelli in cui siamo "folli", disancorati dalla realtà: come quando sogniamo. Allora, ogni cosa assume un significato più vero, quasi viscerale. L'amore,la morte, la bellezza, il dolore non sono solo più soltanto metafore di quella vignetta che è la vita quotidiana, con i suoi inutili affanni e falsi dilemmi, ma i nostri amori, la nostra morte, il nostro dolore ...
La personalità costituisce un tratto,una bellezza interna, una forza che da luce al nostro sguardo, una veridicità che ci rende unici. Ma in questo percorso di auto-conoscenza dobbiamo arrenderci all'idea che l'uomo è misura di tutte le cose, in quanto non esiste comprensione che sia estranea ai nostri limiti umani. Conosco nella misura in cui ho vissuto. La riflessione su se stessi è un compito difficilissimo ....

Aldo Carotenuto, Attraversare la vita

giovedì 4 dicembre 2014

L'Eros e l'oscuro, il perturbante insito in ogni relazione oggettuale.


La riunione di maschile e femminile rappresenta dunque anzitutto un processo intrapscichico di integrazione reciproca di vissuti, modi di comprensione, posizioni esistenziali. Una comunione che quando viene davvero realizzata all'esterno, presuppone sempre un incontro interiore con la propria imago inconscia controsessuale.
Aldo Carotenuto, Attraversare la vita 

mercoledì 3 dicembre 2014

L'Eros e l'ignoto

Bronzino

E capivo l'impossibilità contro la quale urta l'amore. Ci immaginiamo che esso abbia per oggetto un essere che può stare disteso davanti a noi, rinchiuso in un corpo. Ahimè! Il vero oggetto è l'estensione di quell'essere a tutti i punti del tempo e dello spazio che esso ha occupato e occuperà. [...] E noi non li possiamo toccare tutti quei punti. [...] Perdiamo tempo prezioso su una pista assurda, e passiamo accanto al vero senza averne alcun sospetto. 
Proust 1923, 104