lunedì 31 dicembre 2012

BUON ANNO!

martedì 25 dicembre 2012

Niente paura: la sofferenza è il mezzo per accedere al senso.

Uno dei personaggi del Gioco delle perle di vetro di Hesse che vent'anni prima si era rivolto a un saggio per interrogarlo sul suo destino, domanda infine a questi il motivo per cui non avesse voluto svelargli subito gli eventi della sua vita. Il saggio replica che allora la sua risposta non avrebbe potuto essere capita,  perché solo dopo che un insieme di eventi si fossero verificati la risposta poteva acquistare un senso. Lo stesso vale anche per noi: l'elaborazione della sofferenza psichica è l'unico modo per poter accedere al senso.
ALDO CAROTENUTO

lunedì 24 dicembre 2012

lunedì 17 dicembre 2012

Egoismo ed Ipocrisia

[...] quanto è difficile onorare il presente [...]
[...] Incontriamo il ricco di spirito senza intrattenerci con lui, il dotto, senza imparare da lui, colui che ha viaggiato, senza informarci, l'amorevole, senza ricambiarlo con qualcosa di piacevole.
E purtroppo questo non accade solo con le conoscenze passeggere. Società e famiglie si comportano così con i loro più cari membri, città con i loro concittadini più meritevoli, popoli con i loro principi più insigni, nazioni con i loro uomini migliori.
Ho sentito chiedere perché dei morti si parla bene tanto facilmente e dei viventi sempre con una certa cautela. Venne risposto perché da quelli non abbiamo niente da temere, mentre questi potrebbero ancora in  qualche modo ostacolarci. Tanto contaminata è la premura del ricordo dell'altro; per lo più è solo un gioco egoistico, mentre invece sarebbe una cosa santa e seria mantenere sempre vivi e attivi i rapporti con i sopravvissuti.
GOETHE


venerdì 7 dicembre 2012

Memoria. Il Mito dell'Analisi.


Freud iniziò la sua cura con le parole chiedendo ai suoi pazienti di seguire una sola regola basilare: lasciare che la loro anima parlasse senza inibizioni. Quando essi si abbandonavano il controllo volontario e l'intelligibilità della comprensione, le loro associazioni li conducevano nella memoria. L'analisi inizia con l'esplorazione della memoria e la sua analisi nel discorso.
I ricordi che Freud metteva assieme con la sua cura delle parole sembrarono all'inizio pure e semplici reminiscenze. La memoria appariva semplicemente come un ricettacolo di eventi passati - innanzitutto eventi infantili traumatici - ma a un esame più attento questi eventi si rivelarono non fatti concreti ma fantasie. Nel mondo non erano mai accaduti, tuttavia accadevano nella memoria. La quale, perciò, non poteva essere così semplicemente come sembrava. Non era soltanto il magazzino di ciò che era accaduto. Possedeva anche un aspetto di fantasia che influiva su presente e futuro. A cose che non erano mai esistite ed eventi che non si erano mai verificati la memoria poteva conferire qualità di ricordo, la sensazione che fossero esistiti, accaduti. Era come rievocare un ricordo: queste cose e questi event ci erano familiari. La memoria, quindi, non sentiva affatto la limitazione del tempo e dello spazio; appariva del tutto indipendente da queste categorie del mondo esterno.
La memoria che Freud scoprì somiglia molto alla  memoria di Agostino, anch'essa non ristretta al passato e agli eventi personali. E il metodo con cui Freud scoprì o riscopre la memoria procede in larga misura alla maniera di Platone: inizia dagli eventi concretamente reali e presenti per andare verso ricordi che si estendono molto al di là della vita dell'individuo nel suo aspetto personale. 
( James Hillman -  IL MITO DELL'ANALISI)

lunedì 3 dicembre 2012

MANDALA, Jung.


[...] mandala significa cerchio. Il motivo qui presentato possiede varianti, fondate però tutte quante sulla quadratura del cerchio. Il loro motivo di base è la premonizione di un centro della personalità, di una sorta di punto centrale entro la psiche al quale tutto è collegato, dal quale tutto è ordinato e che è fonte d'energia. L'energia del punto centrale si manifesta in una coazione pressoché irresistibile, in un impulso a divenire ciò che si è; così come ogni organismo è costretto, quali che siano le circostanze, ad assumere le forme caratteristiche della propria natura. Questo centro non è sentito né pensato come Io ma, se così si può dire, come Sé. [...] ... l'impulso più forte e più irresistibile di ogni essere: l'impulso alla autorealizzazione. ... L'impulso e la coazione all'autorealizzazione è una legge di natura e ha quindi una forza invincibile, anche se la sua azione, all'inizio, può sembrare insignificante e improbabile.
 OPERE IX