mercoledì 11 aprile 2012

Cecità. Elémire Zolla


Il povero di Salmi, cioè colui "che non ha chi lo difenda", ha dalla sua soltanto la ragione illuminata dall'intelletto. La ragione abbandonata a sé stessa, viceversa, mera tecnica qual'è, sta sempre al servizio dei potenti e del loro concetto di utilità sociale, così come la psiche è da loro fatalmente affascinata; soltanto qualcosa che non sia nella contingenza, cioè nel gioco della forza, può prendere le parti di chi è socialmente inutile, colpito da sventura, del lebbroso, del morto. Di Dio nel Salmo CXIII (Volg. CXII) è detto de stencore erigens pauperem, il povero è la sua maschera. Ma una cecità quasi invincibile toglie alla vista il povero, la cui scoperta è terribilmente ardua; ogni generazione ha il suo che essa rilutta a vedere e la presente vuole ignorare la povertà di chi non può godere dell'intelletto e viene anchilosato dalla perversa passione di ridurre la vita ai suoi tre elementi elementari (corpo, ragione, anima o psiche).
Il rifiuto dell'intelletto è dunque sentimentalmente scellerato, oltre che razionalmente incongruo. [...] Chi ricusi l'intelletto si contraddice poiché comunque ne dipende, dal momento che esiste e afferma qualcosa.
(Elémire Zolla, LE POTENZE DELL'ANIMA)

2 commenti:

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