domenica 27 febbraio 2011

Sei Richiamo...

  
Sei richiamo. 
Immagine che da luoghi notturni m'insegue
    alla luce del giorno;
sogno che rispecchia il mio sogno:
forma dei miei desideri.
(27 febbraio 2011)

mercoledì 23 febbraio 2011

E' proprio necessario che, in ogni modo, comunque, sia raggiunta la verità. (Filebo)


Orsù mio caro dà, retta a me e all'iscrizione di Delfi: "Conosci te stesso." 
(Platone, Alcibiade Maggiore, 124 A e B)

martedì 22 febbraio 2011

Impossibilità di razionalizzare l'irrazionale...che è autonomo.



...lo sforzo di razionalizzazione l'irrazionale sembrerebbe fallire, quindi. Non sarebbe possibile esorcizzare l'irrazionalità che gli uomini credono di avvertire nell'inconscio e tale tentativo porterebbe talvolta alla follia: l'illusione di dominare l'inconscio ricorrendo al razionalismo filosofico. Nietzsche fu accolto nei Tipi Psicologici di Jung del 1921 come l'emblema vivente di un dissidio inconciliabile tra inconscio e coscienza.

lunedì 21 febbraio 2011

L'archetipo del Vecchio Saggio. (C. G. Jung)

Nietzsche, il distruttore delle Tavole della Legge [...] Dio era sì morto per lui, ma il demone della saggezza divenne, per così dire, il suo "doppio" incarnato. Dice infatti Nietzsche:


...ecco che l'Uno divenne Due -
- E Zarathustra mi passò vicino...


Zarathustra è per Nietzsche più che una figura poetica: è un'involontaria confessione. Anche Nietzsche si era perduto nelle tenebre di una vita che si era allontanata da Dio e dal cristianesimo, perciò gli si avvicinò il rivelatore, colui che illumina, fonte parlante della sua anima. Di là proviene il linguaggio ieratico di Zarathustra, corrisponde allo stile di quell'archetipo. Nel farne l'esperienza l'uomo moderno fa l'esperienza del primigenio modo di pensare come un'attività autonoma di cui egli è l'oggetto. Ermete Trismegisto o il Thoth della letteratura ermetica Orfeo, il Poimandres e il pastore di Erma (pastore di uomini) a quest'ultimo apparentato sono altre  formulazioni della stessa esperienza. Se il nome "Lucifero" non fosse già compromesso, ben si adatterebbe a questo archetipo che mi sono perciò limitato a indicare come "l'archetipo del Vecchio Saggio", o del "Significato". Come tutti gli archetipi anche questo ha un significato positivo e uno negativo...

(Carl Gustav Jung, Gli archetipi dell'inconscio, Bollati Boringheri)




sabato 19 febbraio 2011

Cio' che e' in basso e' come cio' che e' in alto, e cio' che e' in alto e' come cio' che e' in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una (di una cosa sola). (Tabula Smeragdina, Ermete Trismegisto)


Quando si è fatto tutto ciò che si poteva fare, non rimane altro che quello che si potrebbe ancora fare se si sapesse. Ma quanto sa di sé stesso l'uomo? A quel che ci dice l'esperienza ben poco. Perciò, rimane ancora molto spazio per l'inconscio. La preghiera, come si sa, richiede una disposizione molto simile, e ha quindi anche efficacia simile. La necessaria, indispensabile reazione dell'inconscio collettivo si esprime in rappresentazioni di forma archetipica L'incontro con sé stessi significa innanzi tutto l'incontro con la propria Ombra. L'Ombra è in verità come una gola montana, una porta angusta la cui stretta non è risparmiata a chiunque scenda alla profonda sorgente. Ma dobbiamo imparare a conoscere noi stessi per sapere chi siamo, poiché inaspettatamente al di là della porta si apre una vastità senza confine piena di inaudita indeterminatezza, priva in apparenza di interno e di esterno, di alto e di basso, di qua e di là, di mio e di tuo, di buono e cattivo. E' il mondo dell'acqua dove è sospesa ogni vita, dove comincia il regno del "simpatico", l'anima di tutto ciò che è vivo, dove io sono inseparabilmente questo e quello, dove io esperimento l'altro in me steso e l'altro esperimenta me come un io. L'inconscio collettivo non è affatto un sistema personale incapsulato, è obiettività ampia come il mondo, aperta al mondo. Io vi sono l'oggetto di tutti i soggetti, nel più pieno rovesciamento della mia coscienza abituale, dove io sono sempre soggetto che "ha" oggetti; là mi trovo talmente collegato con il mondo intero che dimentico (anche troppo facilmente) chi io sia in realtà. "Perduto in sé stesso" è un'espressione efficace per descrivere questo stato. Ma se una coscienza potesse vedere questo "sé stesso" vedrebbe il mondo intero, o un mondo. Ecco perché dobbiamo sapere "chi" siamo. Infatti, basta che l'incontro ci sfiori per divenire inconsci di noi stessi.
(C. G. Jung, Gli Archetipi dell'Inconscio, Bollati Boringheri) 



Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potresti mai trovare i confini dell’anima: così profondo è il suo lógos. (Eraclito)

giovedì 17 febbraio 2011

La cultura è memoria che comincia con la nostalgia dell'invisibile... e può curare "l'incurabile" in noi...


La cultura è memoria che comincia con la nostalgia dell'invisibile. [...] La sillaba chiave della cultura è il prefisso "ri". Ripetizione, ritorno. La civiltà guarda avanti, si espande, conquista, integra. La civiltà è un primato storico, la cultura è un'impresa mitica. [...] la cura delle nostre afflizioni (in particolare quelle incurabili, il cronicismo) può essere l'incamminarsi verso un approfondimento culturale, piuttosto che un comportamento forzato di sottomissione civilizzatrice.

Francesco Donfrancesco, Nello Specchio di Psiche - Moretti e Vitali


domenica 13 febbraio 2011


Ma la gente che cerca nella vita?


venerdì 11 febbraio 2011

Invocazione ad Iside di un uomo perseguitato dalla grande sventura. APULEIO, L'Asino d'oro, XI


O regina del cielo,
o sia pure tu l'alma Cerere,
antichissima madre delle messi,
che per la gioia della figlia ritrovata
all'uomo offristi un cibo più dolce 
che non quello ferino delle ghiande,
e fai più bella con la tua promessa la terra di Eleusi; 
o anche la celeste Venere 
che all'inizio del mondo desti la vita ad Amore
e accoppiasti sessi diversi 
propagando la specie umana con una discendenza ininterrotta,
onorata ora in Pafo, circondata dal mare;
o sorella di Febo, 
che alleviando con dolci rimedi i dolori del parto
hai dato vita a tante generazioni e ora
sei venerata nei santuari di Efeso; 
o che tu sia Proserpina, 
la dea che atterrisce con i suoi ululati notturni, 
che nel tuo triplice aspetto
plachi le inquiete ombre dei morti e 
chiudi le porte dell'oltretomba e 
vaghi per i boschi sacri, con riti diversi,
tu che con virginea luce illumini tutte le città,
che nutri con i tuoi umidi raggi le sementi feconde,
e nei tuoi giri solitari spandi il tuo incerto chiarore,
sotto qualsiasi nome, con qualsiasi rito,
sotto qualsiasi aspetto sia lecito invocarti,
soccorrimi in queste mie terribili sventure,
sostienimi nella mia sorte infelice,
concedimi un po' di pace,  
una tregua dopo tanti terribili eventi,
che cessino gli affanni, che cessino i pericoli.
Liberami [...], rendimi agli occhi dei miei cari,
fammi tornare "quello che ero".
E se poi qualche divinità che ho offesa 
mi perseguita con crudeltà così accanita
 mi sia almeno concesso di morire
se non mi è lecito vivere.

giovedì 10 febbraio 2011

"Possessione erotica"....

Velasquez, Venere allo Specchio
" [...] La donna, finché l'amore era sul nascere e quindi poco esigente, seppe resistere ai suoi deboli stimoli e soffocare facilmente in silenzio la tenue passione; ma quando il crudele iddio cominciò a divamparle in cuore e a diffondere come una smania nelle sue intime fibre, ella cedette e, fingendo un mortale languore nascose la ferita dell'animo dando ad intendere d'esser malata.
Tutti sanno che il deperimento del volto è comune agli ammalati come agli innamorati: viso pallido, occhi languidi, gambe fiacche, sonni inquieti, respiro sempre più affannoso via via che cresce la pena.
A vederla pareva che in lei si agitasse soltanto un attacco di febbre e, invece, piangeva anche [...] Com'è facile capire, anche senza essere un medico, cosa vuol dire quando uno brucia e non ha febbre, solo se si ha un po' di esperienza nelle cose d'amore [...]"
(Apuleio, L'asino d'Oro, libro X)

martedì 8 febbraio 2011

Farsi incontro...

Presto, svegliati, alzati... 
rimetti il vestito smeraldo imperlato di rugiada 
e, come la regina del tuo sogno, 
sia aura che adorna il tuo capo la luce di Luna.
Poi, la maschera di cristallo dai riflessi dell'oro
 indossa sul tuo volto luminoso, e 
  sandali di nuvola sollevino i tuoi passi.
       Danza, danza... fluttua. 
Fatti incontro.
Il vento non intrichi i tuoi lunghi capelli d'argento...
un umido refolo, intriso di rosa, asperga la tua persona.
   Farsi incontro.
Ecco, la nuova vita viene a te, divina, 
nelle sembianze dell'amato.
         Egli è il re del tuo sogno, sposo per la sua sposa,
e tu la sua regina.


(8/2/2011)


sabato 5 febbraio 2011

Dal caos alla stella...



Io vi dico: bisogna avere in sé ancora il caos, per partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora il caos dentro di voi. (F. Nietzsche)


venerdì 4 febbraio 2011

Scritti di un giovane uomo border-line... n° 1

Questo è il primo di una serie di scritti di un giovane uomo che nelle prossime settimane pubblicherò qui sul mio blog. 
Ho scelto di non fare il suo nome, anche perché non lo conosco. 
Sono stati degli amici a darmi i suoi appunti, affinché li leggessi e decidessi se trascriverli sul mio blog personale. Ho deciso di farlo, senza alcun titolo, unicamente per l'interesse, anzi per la passione che nutro nei confronti della natura e della coscienza umana... in tutte le sue forme e  manifestazioni. 
Niente punteggiatura. Né lettere maiuscole. Solo pensieri e parole in un continuum di immagini interiori, e di impressioni che derivano dalla babele di simboli del mondo esterno.


...il velo di tessuto...ma ogni donna è lontana dall'altra...

ho visto Crhistall mi è apparsa all'improvviso con un velo di tessuto e con un sorriso che si confondeva con i fiocchi di neve mi ha rivelato un segreto sussurrandomi i suoi occhi smeraldo immenso si illuminano riflettendo con verdeggiante e io con il mio corpo [sdomis] ferito svanisce e il mio pensiero invitante diventa realtà e la mia immagine diventa graziosa per lei che fioriva più bella come una mimosa insieme parliamo uno splendore ma per lei non è [era] onore come il profumo della pasta sfoglia si cambiavano stagioni e le scintille altrui appaiono in una cornice osservando nel chiaro un samaritano dove un artigiano si dilegua  in un tramonto vano e le sue cose genuine rinfrescano il suo stato d'animo con una botte di vino [al tracolo] e Crhistall in un giorno primaverile giocava con i suoi capelli di sole mostrandoli circondati da una infinità superflua osservando il paesaggio la quiete si confondeva con il suo pensiero ricordarsi quel berretto paglietta che gli donò suo padre nel primo sacramento ma ogni donna è lontana dall'altra e Crhistall si trovava restaurata dai giacimenti

Picasso, Due donne

mercoledì 2 febbraio 2011

...e noi siamo sole ombre... con quale inconcepibile distanza il tempo ci matura gli anni.

Maggie Taylor


OMBRE

Anche il vento tace

quando fluttuano
viluppi millenari
e nella bianca nebbia
di questi cieli
non ali immense
ma frontiere
tra braccia rosse
che tingono tramonti
frusciano parole

Con quale inconcepibile

distanza
il tempo ci matura gli anni


(Maria Allo)