martedì 28 settembre 2010

"Ma io vi dico di non opporvi al malvagio" (Marco, 5,39)

Esagramma 33
Qui ritirata non è fuga del debole ma il cedere volontario del forte. La forza si esprime nel fatto che quando si cerca di ottenere qualcosa non è a tutti i costi ma si mostra perseveranza solo nelle piccole cose. E' d'importanza essenziale afferrare il momento giusto, ossia, quando la ritirata è nell'ordine delle cose. Col suo carattere pacato ed irragiungibile, come il cielo, il nobile tiene a distanza l'ignobile.
Nei momenti in cui l'elemento oscuro è in ascesa, quello luminoso si ritira per mettersi al riparo, in modo che l'oscuro non possa danneggiarlo. Questa ritirata non è dovuta al libero arbitrio, bensì agli accadimenti naturali. Perciò, in questo caso, ritirarsi temporaneamente nella giusta maniera è il modo giusto di agire ed è indizio di forza, da non confondersi con la fuga che è indizio di debolezza. Quando le condizioni sono tali che le forze nemiche avanzano favorite dal tempo ("Il male è una grande potenza" C. G. Jung) e non è bene invischiarsi in una lotta disperata ("Ma io vi dico di non opporvi al malvagio" Marco 5 39). In questo modo si rende la vita difficile all'avversario dimostrando perseveranza nelle piccole cose. Tuttavia, comprendere le leggi di una ritirata costruttiva non è facile, sebbene il significato profondo racchiuso in un simile tempo sia di grande importanza. Così, infatti, il nobile tiene lontano l'ignobile non irato ma pacato, senza odio: poiché l'odio è una sorta di partecipazione interiore con la quale ci si collega all'oggetto odiato. Mentre il nobile arresta l'avanzata dell'ignobile con il suo riserbo.

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