sabato 11 settembre 2010

La forza che si oppone al destino è in realtà una debolezza. La dedizione e l'accettazione sono in realtà molto più forti. (Kafka)

AMOR FATI
Il destino che si è fatto uomo si chiama carattere. Il destino che accade a un uomo, secondo un'antica concezione ripresa da Machiavelli, è frutto del carattere più le circostanze. Difficile dire dove risieda la libertà, se nel seguire il proprio carattere o nell'offrirsi alla imprevedibile irruzione delle circostanze. "Conoscere il proprio destino o genio è il sommo dei privilegi. L'uomo comune lo scorge soltanto nel momento della morte." (Emille Zolla, Le Potenze dell'Anima). Qui il destino - o genio - coincide con il custode invisibile, daimon, angelo o sposa, che ci guida.

(Marcello Veneziani, AMOR FATI)

14 commenti:

  1. amatissimo volponeeeeeeeeeeee
    è proprio cosi ,il destino non ci fà vedere la realtà,e perciò la verità è ibrida ,sta nel invisibile,e opprime la nostra veduta interiore, speso compiamo gesti che disprezziamo... amori e fati è cosi,quante volte non ci siamo accorti che a finaco avevamo un ottimo specchio interiore e nnon c'è ne siamo accorti. Anzi l'abbiamo tratto pure male ,de riso ecc
    quindi hai sempre ragione
    amatissimo Volponeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
    ,

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  2. Rosario,
    avrò pure ragione...ma sbaglio continuamente. Questo è il bello della vita....

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  3. Ciao Marina
    ... credo che valga la pena opporsi alle circostanze negative ... come occasione di crescita e di cambiamento ... molto dipende da come vediamo le cose ... in questi momenti credo sia molto importante avere un buon dialogo con se stessi per non farsi influenzare dal giudizio altrui

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  4. Paolo,
    Destino non vuol dire essere catturati nel cappio di Necessità (Ananke)... e se il male di vivere venisse dall'ossessione di rifiutare la realtà? E se il bene scaturisse dall'accettazione di una Volontà Superiore come bene assoluto? E se la libertà e la felicità vere consistessero in questo vivere liberamente e al meglio la propria realtà?
    Baci.

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  6. che meraviglia questi dialoghi..cmq sia tutto questo riflettere dettato dall'Animo da l'Intelletto..sento scorrerci la vita.
    Si potrebbe fare un "luogo di ritrovo" per la riabilitazione del "Pensiero"?

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  7. Marina
    certo che il male viene dal rifiuto della realtà...è sbattere la testa contro uno spigolo acuto... ma questo ci risveglia, necessariamente e se non la si accetta ... è pazzia ... oppure semplicemente si torna a sbattere fino a quando non s'impara ...

    Se si accettasse una volontà superiore non vi sarebbe alcuna responsabilità ... la nave affonda per volontà del destino ... non perchè il capitano l'ha portata a sbattere contro un icesberg ...
    se l'uomo rifiutava il limite di poter varcare i mari ... come limite di una volontà superiore ... non ci sarebbero navi efficienti e sistemi di navigazione tali da navigare con la nebbia e mare grosso ... non ci sarebbe progresso ...
    Forse l'uomo non sarà felice ma più consapevole delle forze della natura ... ieri credeva che un fulmine era l'ira di un Dio oggi sa che si tratta di altro ...

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  8. Ma forse ... ti riferisci ad altro ...
    che sicuramente mi sfugge ...in una visuale differente

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  9. Ciao Falco...riuniamoci! Tra anime buone!

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  10. Paolo,
    riguardo all'ordine di Necessità e della Giustizia, ahimè, temo che la parola "iniziativa" possa essere cancellata dal vocabolario...tuttavia, oltre alla Necessità, abbiamo i desideri e l'intelletto e, naturalmente la sensibilità!
    Bacioni.

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  11. “Forse l'uomo non sarà felice ma più consapevole delle forze della natura ... ieri credeva che un fulmine era l'ira di un Dio oggi sa che si tratta di altro”
    Bellissime significative parole del nostro Amato Paolone

    Se per qualche necessità esistenziale acutizzo il mio intelletto, è anche vero che per chi non ne possiede molto, poco o niente, la natura, la divina provvidenza gli da celata maggior istintiva fortuna, che nell’essenza è anch’essa divina celata coscienza.

    "Conoscere il proprio destino o genio è il sommo dei privilegi. L'uomo comune lo scorge soltanto nel momento della morte”

    Carissima Preziosa Marina su queste divine parole, vorrei aggiungere che La morte è la vera porta dimensionale che apre l’essere alla sua vera dimora, risvegliando (il tempo necessario per togliere i gusci di protezione, necessari alla vita biologica, un vero lavaggio in tantissime stanze incontaminate) il non essere, l’essenza/coscienza a quella ’auto consapevolezza dove ogni pellegrino trova risposte e contemplazione del suo passato cammino.

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  12. Ma è anche vero che per quella divina legge dell’amore che non lascia indietro nel sentiero evolutivo. Nessun peccatore sarà mai lasciato solo rilegandolo a quella prigione mentale.. gli da la possibilità di ritornare, a ripetere con più consapevole ma celata visione gli stessi errati passi, guidato da un affine o più evoluta invisibile mano.

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  13. Raf,
    il Fato non lo capisce quasi nessuno.

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  14. “Perché mi traete su e giù,
    o voi non tocchi dalla grazie delle muse,
    la mia opera non è per voi,
    ma è per quelli che m’intendono.
    Un solo uomo per me, vale trentamila,
    mentre la massa, ignorante ed innumerevole
    non fa nemmeno un solo uomo, pertanto,
    abbiate almeno il pudore di tacere,
    ammesso che voi conosciate la bellezza del silenzio”
    (Eraclito di Efeso)

    Preziosa Marina,
    Poggiandomi benevolmente ed amorevolmente sul cuore del tuo sottile prezioso “quasi”, che tanto induce alla speranza; sospeso nella voce del silenzio, per quell’attrativa comune affine voce; sostengo, incito ed affermo che ne basta uno solo che se risvegliato ed illuminato da quella maggiore altura può cambiare e mutare il mondo intero. La storia è piena di questi luminosi nn ordinari cammini, ed oggi anche nel reale immaginario, perché in effetti è come una reazione a catena che s’innesca quando viene risvegliato un solo atomo di cosciente consapevolezza.

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Sii educato,grazie e benvenuto.