martedì 30 giugno 2009

Perché siamo qui ... Necessità ... La nostra eredità e la dimenticanza ... solo il daimon sà ...

PIETA', William Blake
Finché la cultura non riconoscerà che crescere è discendere, tutti i suoi membri si troveranno ad annaspare alla cieca per dare un senso a tutti gli obnubilamenti e alle disperazioni di cui l'anima ha bisogno per penetrare nello spessore della vita.
Le immagini organiche della crescita si rifanno al simbolo preferito della vita umana, l'albero, ma io voglio capovolgere quell'albero. Il mio modello di crescita ha le radici nel cielo e immagina una graduale discesa verso le cose umane. Tale è l'albero della qabbalah della tradizione mistica ebraica ed anche cristiana.
Lo Zohar, il testo canonico della letteratura qabbalistica, dice chiaramente che la discesa è dura; l'anima è restia a discendere e a contaminarsi con il mondo.
"Al tempo in cui il Santo, sia benedetto il suo nome, era in procinto di creare il mondo, decise di foggiare tutte le anime da assegnare, a tempo debito, ai figli degli uomini, e ciascuna anima era formata secondo i contorni esatti del corpo che era destinata ad abitare ... Ecco, ora va', scendi nel tale luogo, entra nel tale corpo.
Ma il più delle volte l'anima obiettava: - Signore del mondo, a me piace restare qui in questo regno, e non ho alcun desiderio di andarmene in un altro, dove sarò schiava e verrò contaminata.
Al che il Santo, sia benedetto il suo nome, rispondeva: - Il tuo destino è, ed è sempre stato fin dal giorno in cui tu fosti formata, quello di andare in quel mondo.
Allora l'anima, vedendo che non poteva disubbidire, suo malgrado scendeva in questo mondo.
... L'immergersi dell'individuo nel mondo testimonia la discesa dello spirito. La virtù consisterebbe nel rivolgersi verso il basso, come nell'umiltà, nella carità, nell'insegnare, nel non essere superbi.
L'albero della qabbalah riprende due dei più durevoli miti della creazione della civiltà occidentale, quello biblico e quello platonico.
Dice la Bibbia che Dio impiegò sette giorni a creare tutto l'universo. Il primo giorno, come sappiamo, Dio affronta le grandi astrazioni e le operazioni più elevate, come separare la luce dalle tenebre, la prima modalità di orientamento. L'opera prosegue giù giù fino al quinto e al sesto giorno; soltanto allora si arriva alla molteplicità degli animali e infine all'uomo. La creazione procede all'ingiù, dal trascendente al brulicante qui nell'immanenza.
Il racconto platonico della discesa è il mito di Er, che riassumo qui dall'ultimo libro de La Repubblica.
Le anime, che provengono da vite precedenti e soggiornano in una sorta di aldilà, hanno ciascuna un destino da compiere, una parte assegnata (moira), che corrisponde in un certo senso al carattere di quell'anima.
"Quando tutte le anime si erano scelte la vita, secondo che era loro toccato, si presentavano a Lachesi. A ciascuna ella dava come compagno il genio (daimon) che quella si era assunto, perché le facesse da guardiano durante la vita e adempisse al destino da lei scelto. E il daimon guidava l'anima anzitutto da Cloto: sotto la sua mano e al volgere del suo fuso, il destino prescelto è ratificato. Dopo il contatto con Cloto, il daimon conduceva l'anima alla filatura di Atropo per rendere irreversibile la trama del suo destino. Di lì, senza voltarsi, l'anima passava ai piedi del trono di Necessità."
... L'anima percepirà intuitivamente, tutto in una volta, un'immagine che abbraccia l'insieme di una vita (Kleroi, mito delle immagini). E sceglierà l'immagine che l'attrae: - Ecco quella che voglio, che è la ma giusta eredità. - La mia anima sceglie l'immagine che io vivo.
... Dunque, quella che ricevo è l'immagine che è la mia eredità, la porzione assegnatemi nell'ordine del mondo, il mio posto sulla terra, condensata in un modello che è stato scelto dalla mia anima, perchè nelle equazioni del mito il tempo non entra (Il mito, scrive il filosofo latino Sallustio, - non è mai accaduto, ma è per sempre -).
Sicché l'anima possiede un'immagine del proprio destino, che il tempo può rendere manifesta soltanto come futuro. Che futuro sia dunque un altro nome per indicare il destino, e le nostre preoccupazioni circa il futuro fantasie del destino?
Prima di fare il loro ingresso nella vita umana però le anime attraversano la pianura del fiume Lete (oblio, dimenticanza), sicché al loro arrivo sulla terra tutto ciò che è accaduto - la scelte delle vite e la discesa dal grembo di Necessità - viene cancellato. E' in questa condizione di tabula rasa che noi veniamo al mondo. Abbiamo dimenticato tutta la storia, anche se rimane con noi il modello ineludibile e necessario del nostro destino e anche se il nostro compagno, il daimon, ricorda.
Plotino, il più grande dei filosofi del neoplatonismo, così sisntetizza il mito platonico: - Il fatto di venire al mondo, di entrare in questo corpo particolare, di nascere da questi genitori e nel tal luogo, e in generale ciò che chiamiamo le condizioni esteriori della nostra vita ... tutti gli eventi formano una unità e sono per così dire intessuti insieme. - Ciascuna anima è guidata da un daimon a quel particolare corpo e luogo, a quei dati genitori e condizioni di vita, per la forza di Necessità; ma noi non abbiamo il minimo sentore di tutto questo, perché il suo ricordo è stato cancellato nella pianura dell'oblio.
Secondo un'altra leggenda ebraica, la prova che abbiamo dimenticato la scelta prenatale dell'anima la portiamo impressa sul nostro labbro superiore: il piccolo incavo sotto il naso è il piccolo indice che l'angelo ci ha premuto sulle labbra per sigillarle, tutto ciò che resta a rammentarci il pregresso sodalizio dell'anima con il daimon; ed è per questo che quando inseguiamo un'intuizione o un pensiero che sfugge, ci portiamo automaticamente il dito a quella significativa scannellatura.
(Tratto da IL CODICE DELL'ANIMA, James Hillman)

sabato 27 giugno 2009

...Voluttà di profumi...

La Ninfa dei fiori Cloride, moglie di Zefiro, per i Romani Flora,
William-Adolphe Bouguereau - 1875
Amata mia,

di fiori vestita,

sussurro di petalo,

volutta’ di profumi,

Ninfa di ricordi naufraghi

di chissa’ quale Se’.

Battello per rive sinuose,

elisir di anime sciolte:

salute a te!



(Gabriele)

giovedì 25 giugno 2009

...quando hai imparato a volare, non puoi più stare sempre con i piedi per terra...

Cari amici,
come sapete, questo blog io l'ho dedicato alle mie riflessioni quotidiane, riflessioni che amo condividere con gli altri al fine di arricchirmi attraverso le obiezioni, conferme e opinioni altrui; e le mie riflessioni non sono sempre così leggere, anzi.
Personalmente, non amo parlare di fatti intimi, per dirla esplicitamente non mi piace parlare della sessualità: non che per me la sessualità sia un tabù, però, non amo parlarne, tutto qui. Tuttavia, oggi sento di condividere il mio pensiero del giorno, ancora una volta, ed il pensiero di oggi è questo: Possiamo vivere una vita intera senza avere la fortuna di sapere che un conto è fare sesso ed altra cosa è fare l'amore... Ecco, diciamo pure che fare sesso (bene) è come fare una bella corsa in un parco: una prestazione che scarica e ci fa sentire meglio. Eviterò l'ovvietà del mio pensiero sul fare sesso male. Fare l'amore, invece, è volare nel blu dipinto di blu... è planare piano, dolcemente, usando a volte le correnti ascensionali, perché bisogna fare piano, piano... E quando si è provato a volare, non si può più stare sempre con i piedi per terra. Ma questa è una di quelle cose che possono essere capite solo da chi ha "volato"... e per volare bisogna superare la paura dell'altitudine e del vuoto... ci vuole fiducia in sé stessi per fare un salto nel buio...

Dedicato a tutti voi. Soprattutto alle donne, essendo queste coloro che soffrono di più le frustazioni della sfera sessuale...
Marina.

martedì 23 giugno 2009

Cercasi Voluptas disperatamente...


Che bella Venere e quanto io vorrei esser come Lei... Invece, alla mia veneranda età, sono una donna di una timidezza impressionante. Non avrei mai creduto d'essere diventata un'imbranata del genere. Mi sembro una ragazzina disarmata e mi sento molto frustrata...da me stessa. Si accettano consigli volti a disinibire la mia persona!

mercoledì 17 giugno 2009

INVITO

Vieni,
Entra,
Solo pochi gradini
E poi vedrai, finalmente capirai.
Ti prego, lasciati guidare
Da quella stessa inquietudine
Che la notte ti fa girare e rigirare
Nel tuo letto spinoso;
Da quell'urgenza indicibile
Che ti coglie all'improvviso
Come una fitta di dolore lacerante,
Come un senso di mancanza che ti soffoca dentro.

Vieni,
Entra,
Il cancello è socchiuso,
Varca la soglia
Per guardare al di là, al di quà.
Ti prego, Lasciati andare
A quel senso di sapere ciò che non sai di sapere,
E non temere di disperderti,
Non aver paura di scoprire,
Non credere di non potere riconoscere
Quel che non può cadere nell'oblio.

Vieni da me,
Entra nel giardino,
Dove l'erba è stata cosparsa di petali di rose,
Per te, per me;
Dove i raggi del sole sono filtrati dalle fronde degli alberi,
Solo per noi,
Dove la luna e le stelle diradano la tenebra.
Io sono già qui...
Solo per te...
Consumata da un incontrollabile desiderio.

(Marina 17 giugno 2009)

domenica 14 giugno 2009

Arcobaleno e Coda Pavonis: RI-NASCITA.

Giunone e Argo, Rubens, 1611
Personaggi: Giunone, Argo, Iris, divinità femminile, putti, pavoni
La coda del pavone, come ci informa Jung, è un’immagine alchemica della primavera, l’arrivo di una nuova vita, RI-NASCITA. Questa coda pavonis compare dopo il lavoro della notte oscura della nigredo e insieme all’ARCOBALENO.

venerdì 12 giugno 2009

ENTRARE...come? Non si può spiegare, ognuno deve lasciarsi andare come è più consono a sé stesso...

William Blake( Dante e Virgilio entrano nella selva)
Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura
Chè la diritta via era smarrita.
Ah quanto a dir qual'era, è cosa dura
Esta selva selvaggia e aspra e forte
Che nel pensier rinnova la paura!
Tant'è amara che poco è più morte:
Ma per trattar del ben ch'io vi trovai,
Dirò dell'altre cose ch'io v'ho scorte.
Io non so ben ridir com'io v'entrai,
Tant'era pieno di sonno a quel punto
Che la verace via abbandonai....
(Inferno Canto, I)


ENTRARE, ADDENTRARSI, PENETRARE, FARE UNO SFORZO D'IMMAGINAZIONE.

mercoledì 10 giugno 2009

La Lealtà di Anima...

William Blake, The ancient of the days.
Non abbiamo bisogno della lealtà degli uomini per perseguire il nostro destino.
Non dire: - Tutti mi hanno tradito. - Perché se anche a questo mondo tutti t'avessero voltato le spalle, inclusi tua madre e tuo padre, avresti sempre la tua Anima con te. Su di lei puoi contare: la sua lealtà non conosce confini... è lei che può indicarti il cammino, affinché non sia proprio tu a tradire te stesso.

martedì 9 giugno 2009

Iridiscenza...Arcobaleno...Aura...Chiarastella.

"Dio dovrebbe essere iridescente, come l'arcobaleno nella tempesta. L'uomo crea un dio a propria immagine, e gli dèi invecchiano insieme agli uomini che li hanno fatti. Ma le tempeste fluttuano nel cielo, e la sostanza di dio fluttua alta e tempestosa sopra le nostre teste. Gli dèi muovono insieme agli uomini che li hanno concepiti. Ma la sostanza di dio ruggisce in eterno, come il mare, con un suono troppo vasto per essere udito." (D.H. Lawrence)

IERI "QUALCUNO" MI AVEVA SCRITTO RIGUARDO AL MIO POST http://lapenisolaincantata.blogspot.com/2009/06/eta-dellorosecolo-aureo.html:

L'oro è anche aurum, l'aurum, laura, aura; è tutto come un cerchio. Da qui l'allorum, l'alloro. Forse si sta compiendo un'aurea interno a te.Più probabile che tu ti stia accorgendo di averla.

OGGI CHIARASTELLA HA LASCIATO QUESTO COMMENTO:

Il senso della frase è più o meno: ciò che fai ti torna indietro...è una sorta di concetto karmico. Ho pensato di scriverla qui, perché, se ho colto bene, lamenti il fatto che la tua anima ti espone a continue sofferenze...è vero, ma la sua bellezza ha creato un'aura attorno a te che sembra attrarre altre anime della tua stessa sostanza, e quell'aura non svanisce. Quello che voglio dirti è di non "mutilare" la tua essenza/anima, perché proprio essa ti consente di essere e di avere il "bello", anche se le intemperie sembrano minacciarla. Ricorda: esce sempre l'arcobaleno... Un bacio, ChiaraStella.


Personalmente, trovo delle sincronicità sorprendenti fra le mie riflessioni/letture ed i miei studi/scritti ed i vostri pensieri. Tutto ciò mi fa intuire che quando tentiamo di dialogare in modo profondo, con apertura, sinceramente, col cuore insomma, creiamo una sorta di misteriosa interazione di anime, di sinergia. Si ha quasi l'impressione di interloquire ad un "livello altro", il più delle volte, al di fuori del linguaggio comune ed in modo più simbolico e metaforico... Ciò che accade è che spessissimo restiamo stupefatti di esprimere, in qualche modo, gli stessi concetti, certo, ciascuno a suo modo, ed è proprio quest'ultimo aspetto che ci fa sentire uniti agli altri ma che ci rende allo stesso tempo unici ed irripetibili: insieme ci arricchiamo... Se posso aggiungere, questa corrispondenza di "affettuosi sensi" dona "un tocco magico" alle nostre giornate, non sempre eclatanti!
Marina
Ecco, vorrei ringraziare tutti voi ed in particolare le due persone che hanno lasciato questi due commenti pieni di affetto ed incoraggiamento. Saluti.

domenica 7 giugno 2009

LA REGOLA D'ORO...





"Quanto dunque desiderate che gli uomini vi facciano, fatelo anche voi ad essi. Questa è infatti la legge e i profeti." (Vangelo di Matteo 7,12)

sabato 6 giugno 2009

Botticelli, VENERE e MARTE
“Non si ama che ciò in cui si persegue qualcosa di inaccessibile, non
si ama che ciò che non si possiede”.
(MARCEL PROUST)

venerdì 5 giugno 2009

Età dell'Oro...Secolo Aureo...Rinascimento Italiano.

Allegoria dell'Età dell'Oro

Già da un po’ di giorni, mi saltavano agli occhi, continuamente, due nuove parole: AUREO ed ORO. Per spiegarmi meglio attraverso degli esempi: aprivo un libro e trovavo una di queste parole piuttosto che l’altra, così con i cartelloni pubblicitari, appunti volanti, la televisione, frasi, titoli, etichette, targhette, insegne, nomi di strade, etc. Non capivo, però sentivo che erano un'idicazione riferita a qualcosa e, poiché non posseggo una sfera di cristallo, mi sono detta che come al solito avrei capito...
Stamattina, ho aperto un libro che, per i contenuti particolarmente impegnativi, sto leggendo lentamente: "Pianeti Interiori" di Thomas Moore edizioni Moretti e Vitali. Nel leggere il capitolo su GIOVE ad un certo punto c'era scritto:

Ficino chiamava la sua epoca Età dell’ORO : "Perché questo secolo, come AUREO, le dissipline quasi estinte in luce ha ridutte.” Ficino se ne vantava “la Grammatica, la Poesia, la Oratoria, la Pittura, la Scultura, la Architettura, l’antico modo di cantare i versi alla Lira, come già fece Orfeo, e questo si fu in Fiorenza. …….. Primieramente quelle tre gratie che appresso di noi i Poeti come tre fanciulle dipingono, le quali tra loro insieme si abbracciano, sono appresso gli celesti tre pianeti, Mercurio Giovio, ciò è Mercurio che da Giove gratia e benefitio riceve, Febo, e Venere gli quali corrispondenti e propitii tra loro nel celeste aggirare copagni sono, e similmente quei tre nomi delle gratie cioè Verdezza, luce e letizia, attissimamente in quelle medesime stelle si confanno. Queste stelle in tal modo tra le cose celesti disposte più dell’altre a l’human ingegno prestan favore, e per questo non per nome gratie di altri animali ma solamente gratie de gli huomini son domandate. Né sono in verità di Venere, ma di Minerva seguaci…..”

Dopo aver letto questo brano mi sono venute le lacrime agli occhi, anche perché pochi minuti prima, mi era capitato tra le mani il libro "Il Potere" di James Hillman e aprendolo ad una pagina a caso, in un rigo a caso, l'occhio mi si era posato sulla parola AUREO!

Comunque, non è finito qui. Dopo sono andata sul Blog del Professor Gabriele La Porta che nel suo post di oggi parlava di Ermetismo, di Marsilio Ficino e delle Tre Grazie...Triade Botticelliana...
http://gabrielelaporta.com/2009/06/05/l%e2%80%99immaginazione-ermetica-vi/, dopo averlo letto, ho pianto di nuovo!
Tutte queste sincronicità/coincidenze mi fanno ben sperare di essere sul giusto cammino.


Buon fine settimana a tutti, con l'augurio a chiunque passi di qua ed abbia letto questo post di vivere la propria Età dell'Oro che di per sé è un concetto mitico che richiama una situazione ricca di ogni bene. Un'Abbondanza che metaforicamente ricorda l'Abbondanza dell'Universo. Oro è anche sinonimo di bene prezioso, di grande valore, stabile e inalterabile.

mercoledì 3 giugno 2009

Ho un problema: sono a repentaglio delle cattive azioni...nonostante TUTTO...

Ho capito di avere un problema da risolvere con me stessa: riguarda la mia eccessiva sensibilità che mi rende fragilissima e a repentaglio del prossimo.
Ho notato che ogni volta che qualcuno mi tradisce, sia nell'ambito delle amicizie che in quello familiare, piuttosto che in quello affettivo e lavorativo, io vado in tilt. Vengo toccata così profondamente dalla slealtà e dalle intenzioni losche, da deprimermi veramente per poi soffrirne terribilmente. Non so reagire e non parlo di difesa al momento, parlo della ricaduta psicologica che episodi del genere hanno su di me. Spesso, impiego giorni, addirittura settimane, per riuscire a liberarmi dell'angustia che mi deriva dalla delusione scottante di vedere che gli altri non sono schietti, non sono onesti, non sono coerenti, che hanno scopi... e che quando non gli interessi più sono pronti a voltarti le spalle e a ferirti sfacciatamente. L'ipocrisia mi ammazza... e non va bene!
Devo ammettere che questo è un mio lato estremamente debole: il mio Tallone d'Achille. Ho deciso quindi di lavorarci sopra, di fare un tentativo di penetrare queste mie fasi depressive post le mie, oramai innumerevoli, illusioni/delusioni, per comprendermi meglio, per capire il perché io continui ancora ad aspettarmi "qualcosa di sincero" dal mio prossimo, nonostante tutto...

martedì 2 giugno 2009

Affettuosità...di Zoè...a me.


Grazie per questo riconoscimento che dai al mio blog.
Zoè, dolcissima e profonda, spero che tutti i tuoi desideri si realizzino, presto.

lunedì 1 giugno 2009

METAMORFOSI

Oggi il post è della nostra amica Mary. Mi ha colpito, in particolar modo, l'immagine che Mary dà dei petali di rosa, simbolo ricorrente in queste mie giornate, e che lei usa come metafora dell'amore divino senza spine, in antitesi a quello umano. Buona lettura.

Metamorfosi

Stasera vorrei incarnarmi in una Musa
per cantare le lodi amorose al dio Apollo.
Volare lassù nel cielo azzurro di Atene,
raggiungere il mio amato,
dio del sole, dio della luce.
Come un’ammaliatrice gli canterò
l’amore divino, l’amore metafisico.

Dal carro solare di Apollo spargerò
petali di rose senza spine
perché l’amore divino non ha spine
come quello umano,
ma si nutre di un nettare che inebria
e assopisce la mente e il cuore.

Voi dei e miti, cantate, cantate intonati
all’amore divino, sublime metamorfosi
e idillio soave che accresce e nutre
ogni lembo di questo mondo
un po’ arcano e un po’ evanescente.

Cantate, cantate ancora,
ma soprattutto amate, amate sempre,
poiché stasera ritornerò di nuovo
nel mio mondo, il mio mondo!

L’amore nel mio mondo ha
poco di sublime e poco di arcano,
nulla di metafisico e divino,
solo e semplicemente amore
e nulla più.

(LTMC)