giovedì 5 febbraio 2009

Tempo di essere madri e di emanare il nostro essere amore...


Stamattina, la mia amica Valeria mi ha inviato questa poesia. L'ha trovata poggiata su un banco di una chiesa romana in zona Gianicolo... Mettiamoci in ascolto di questa anima che ha saputo scrivere queste parole. Parole che, spingendosi oltre ogni possibile sforzo di sensibilità, travalicano il limite dell'amore umano, sconfinando nel dono dell'Amore Infinito:



Mamma ascoltami
Il mio silenzio ti sta parlando da tanto, tanto, tanto tempo.
Tu non lo senti ma io ti sto gridando il mio dolore, nessuno mi sente.
Fermati un momento, chiudi gli occhi, prendi le mie mani,

tutto il mio essere ti parlerà.
Mamma, ricordi, ho provato a parlarti con la mia voce da bambina,

ho provato a toccarti con una carezza, ho provato a guardarti negli occhi,
ho provato, ho provato, ho provato, ho provato…
Ho sentito la tua gioia quando sono riuscita a pronunciare parole

per te così preziose, ma per me, mamma, erano tanta sofferenza,
erano uno sforzo immenso, insopportabile.
Mamma io non sento il mio corpo.
Sono un’anima senza peso, per sentirlo devo farmi male, tanto male.
Ricordi quando con la mano mi ferivo la bocca,

colpendomi ripetutamente, sempre più forte;
quando battevo la testa sul muro e tu accorrevi quasi gridando

e mi stringevi con tutta la tua forza a te
per fermarmi e piangevi disperata dicendomi
“No,no!Perchè?Fermati!
Mamma io volevo solo farti contenta,

volevo solo fare ciò che tu desideravi tanto (sentire,toccare,parlare).
Io ti ho sentito, e ti sento, quando parli con me,

sento quando racconti i tuoi sogni più belli, nei quali
mi vedi come una persona “normale”,
quando mi vedi muovermi, parlare con le mie sorelle.
Mamma non posso!
Ho dovuto rinunciare al tuo sogno. Io vivo in un mondo diverso.
Vivo in un mondo dove non ho peso,come una farfalla nel vento,

non ho spazio né tempo.
E’ l’anima che sente, parla, si muove, non vedi?

Ma c’è qui davanti a te vera, concreta.
Avvicinati a lei e ascoltala.
Mamma non ho sogni né speranze come le tue,

vivo in una prigione che è la mia libertà in essa mi perdo e mi libero,
leggera e penso che tu non puoi sentire.
In un mondo di rumori, ansia, movimento, non so stare.
Mamma il tuo odore è buono lo riconosco leggero,

non mi fa male
Mamma il tuo rumore lo cerco.
Sento il tuo sguardo su di me e,

quando mi perdo e volo leggera, ti porto com me
in uno spazio e in un tempo che non c’è.


Voglio ringraziare Valeria ma, soprattutto, la persona che ha scritto questa poesia e la persona che l'ha lasciata in chiesa, per emanare Amore.

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