mercoledì 21 gennaio 2009

Esperienze fuori della realta ordinaria...o forse no ma nessuno può dirlo con certezza...

Oggi, in banca, ho conosciuto, assolutamente per caso, Paola.
Paola è una donna particolare, sorridente, esuberante e molto piacevole. CHE BELLO! Siamo andate al bar insieme e ci siamo sedute al tavolino. Si parlava della lunaticità femminile, fatto normalissimo e, così, Le ho scritto, firmato e datato, su un foglietto, alcune righe tratte dal mio “La penisola incantata” che parlano, appunto, delle donne e di come la loro natura ed il loro equilibrio siano legati all’immagine di Iside, Dea Madre:

“…noi donne siamo tutte un po’ streghe. Soggette ai cicli lunari, mettiamo la pentola sul fuoco. Prepariamo decotti ed infusi. Filiamo e sfiliamo il nostro tempo e, tramando il nostro ordito, aspettiamo, sogniamo, desideriamo, immaginiamo…”

Poi, abbiamo parlato, di numeri, di sogni notturni e di stati di dormiveglia, di visioni diurne, di malocchio e di maledizioni, di prodigi, di morti, di coincidenze, d’incontri e fatti particolarissimi e di paure…
Paola si definisce una strega buona…ma non una fata, ha tenuto a precisare e non so il perché. Poi, mi ha raccontato di una sua esperienza terribile, che mi ha autorizzato a scrivere su questo blog:

“Anni fa, ho avuto un bruttissimo incidente: ad un incrocio una macchina mi ha preso in pieno. Ricordo di avere visto due fari accecanti che mi piombavano addosso e poi: il buio assoluto. Sì, il buio assoluto. Io c’ero, ero presente, ma in modo aereo: volavo nel buio più buio del buio, ascendendo. Volteggiavo vorticosamente e sentivo di allontanarmi dalla mia realtà. Allora, tentavo di trovare un appiglio ma tutto quel che restava fra le mie mani era sabbia, che scivolava via, come fa dentro la clessidra, ed ogni volta che cercavo di aggrapparmi afferravo ancora sabbia e finivo ancora per restare a mani vuote. Non sentivo nulla, nessun peso, nessun dolore…poi, cominciai a sentire delle voci che mi chiamavano e così presi a scendere, a scendere, piano: e mi risvegliai, in ambulanza, piena di dolori atroci. Credo che il mio fosse uno stato di premorte, perché l’esperienza che ho avuto non è stata di vedere o intravedere una luce, bensì, un grande disorientamento: mi trovavo nel nulla più assoluto, in una sorta di pauroso e nero limbo… Tutto qui.”

GRAZIE PAOLA.

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